Condivisione solidale della Parola di Dio nella Solennità del Corpus Domini (Dt 8, 2-3.14-16; Sal 147; 1 Cor 10, 16-17; Gv 6, 51-58). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 64

La manna nel deserto fu un pane disceso dal cielo a sostegno del popolo d’Israele durante l’Esodo verso la Terra Promessa. La moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabga fu fatta con la benedizione dal cielo a sostegno del popolo stanco e affamato. Nei due casi il pane prezioso non dava la Vita Eterna. Ma fu una prefigurazione del Vero Pane disceso dal Cielo, quello della Vita Eterna. Gesù all’Ultima Cena anticipa nell’istituzione dell’Eucaristia, la Conclusione dell’Alleanza Eterna tra Dio e il Popolo, non più con il Sangue degli animali ma con il Suo preziosissimo Sangue, Sangue dell’Agnello Immolato: Dono di Se, per amore, per offrire la misericordia e il perdono di Dio. E’ il Sangue versato per la riconciliazione tra Dio e me peccatore. Nell’Eucaristia, Gesù opera il miracolo dei miracoli per rendere la presenza di Dio sempre accessibile a me. Nell’Eucaristia  Gesù è realmente, veramente  ed interamente presente. La sua presenza è reale, non è una finzione, non è una rappresentazione. Gesù si fa Cibo per me, con il suo Corpo e il suo Sangue. Alla Comunione eucaristica, Egli entra in me e abita in me.

1) Giovanni 6, 51-58

“In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» ” .

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 6, 51-58

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Secondo gli esegeti abbiamo in questi versetti del celebro discorso sul pane di vita, tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, un frammento d’omelia eucaristica della Chiesa delle origini. Essa accoglie e proclama con gioia nella liturgia il dono della ‘vita eterna’, cioè della vita divina, offerto al credente che ‘mangi il corpo e il sangue ’ del Cristo sotto i segni del pane e del vino. Questa esperienza di comunione totale con Dio è ribadita da quella che gli studiosi considerano ‘la formula della consacrazione ’ in uso  nelle Chiese giovannee e che è conservata nel versetto 51 con il suo sfondo originale aramaico (’carne ’ invece di ‘ corpo ’ che è espressione più greca). Riascoltiamola nella sua semplicità e nella sua ricchezza: ‘ Il pane che io do è la mia carne per la vita del mondo ’ ” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 1852).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° San Tommaso d’Aquino

 “ Nessun sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti. Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia è il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini (Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa).

2° Papa Leone XIV

“(…), se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglia, speranza per i più fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati. Non è casuale che qui in Spagna, la Chiesa abbia unito per anni la solennità del Corpus Domini con la Giornata della Carità. Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo” (Papa Leone, Santa Messa a Madrid, 7 giugno 2026).

S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani

 “Giunti a conclusione della celebrazione della storia della Salvezza iniziata col Natale del Signore e conclusasi con la discesa dello Spirito Santo, ragione di tutto, la chiesa ci introduce nel “Santo dei Santi” nel tabernacolo dove è realizzato in un unico atto quanto abbiamo celebrato nell’anno: il mistero della passione, della morte, della Resurrezione del Signore e della sua gloriosa Ascensione, come proclamiamo nell’Eucarestia. Con la festa dell’Eucarestia entriamo nel tabernacolo di cui Gesù ha spalancato le porte, “il velo del tempio si spezzò” alla Sua morte, e siamo invitati a sederci alla sua mensa. La disponibilità del Signore è totale, ma il nostro timore rimane tanto da dire come Pietro: “Allontanati da me che sono un peccatore”. La chiesa non fa mistero della sua indegnità e ripete: “Adoro, adoro, adoro” ed esclama: “Mistero della fede!”. È talmente grande la gioia di possedere l’Eucarestia che oggi la chiesa esce per le strade con le processioni per dire che “Dio è con noi”. “Loda Sion il Salvatore, lodalo con inni e cantici!” (www.giuseppemani.it) .

4° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi

“Gesù ha voluto quel segno , insieme al vino della festa, ben sapendo che non sarebbe stato da tutti capito e accolto. Prova ne è la festa della Prima Comunione, che coinvolge nella gioia e nell’emozione migliaia di persone… eppure alla fine sono in pochi a rimanere all’Essenziale. Come purificando patena e calice, cerco di far attenzione affinché non si perda alcun frammento , oggi vorrei, in tutti i frammenti di vita della gente, (…), che non si perda nessuno, perché possiamo insieme tornare all’Essenziale, a Cristo dato per noi, al Tutto nel frammento” (S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere,27, SS. Corpo e Sangue di Cristo -A, 7 giugno 2026).

Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”, dice Gesù. Ci sono molti modi per mangiare del Cristo. L’Eucaristia è, e resta, culmine e fonte (Vaticano II) del nutrirci di Lui. La domanda allora è: l’Eucaristia ci nutre? E cosa nutre? Il mio cuore? La mia intelligenza? Le mie emozioni? A queste domande esistono solo e solamente risposte personali. Tuttavia credo che queste risposte non le troveremo mai se non facciamo attenzione a individuare i nostri bisogni, a saperne disegnare la mappa, nel cuore come nella mente, nella nostra carne come nella nostra storia. Capiamo cosa sia la dieta per il nostro fisico. Ma conosciamo una dieta per l’interiorità? Conosciamo la fame di Cristo? E quelli alimenti spirituali andrebbero eliminati per sentire la fame di Cristo? In termini evangelici: quanto pane mangiamo e poi moriamo? Quale pane ci da la vita eterna?(www.cercasiunfine.it).

6° Cappucine 33

Vivere in Cristo significa nutrirsi del pane della Parola di Dio.

Lo Spirito Santo in noi rafforza la nostra scelta e la gioia di avere Gesù Cristo come «Signore» della nostra vita (cfr. 1 Cor 12,3b). Ci aiuta a scoprire la nostra identità fondamentale di figli amati di Dio Padre (cfr. Gal 4,4 e Rom 8,15). Grazie alla presenza e alla potenza dello Spirito Santo in noi, siamo motivati a voler amare e far amare il nostro Signore Gesù Cristo, scoprendo e assaporando l’immensa ricchezza della Parola di Dio per la nostra vita. Comprendiamo veramente che «l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3b). «Vita eterna» significa imparare a discernere la volontà di Dio Padre per la nostra vita quotidiana, mangiando i frutti dell’«albero della vita», che sono i precetti e i comandamenti contenuti nelle Sacre Scritture e tutti gli insegnamenti lasciati da Gesù, attestati nei quattro Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento” (https://www.cappuccine33.it/solennita-del-santissimo-corpo-e-sangue-di-cristo-anno-a-3/).

7° Cappucine 33

Vivere in Cristo significa rispettare la sua presenza viva e reale nei più poveri.

La comunione eucaristica non si completa con la processione e l’adorazione del Santissimo Sacramento. Il giusto rispetto per la presenza reale di Gesù nel pane consacrato, portato in processione in questo solenne giorno del Corpus Domini, corrisponda al rispetto che nutriamo per la presenza reale di Gesù negli affamati, negli assetati, nei nudi, negli stranieri, nei migranti, nei malati, nei prigionieri, in tutti i poveri di questo mondo. Alla fine della nostra vita, avremo la certezza della «risurrezione nell’ultimo giorno» e della nostra comunione con tutti i santi, se avremo veramente compiuto opere di misericordia e di carità, riconoscendo Gesù nei più poveri e sofferenti” (https://www.cappuccine33.it/solennita-del-santissimo-corpo-e-sangue-di-cristo-anno-a-3/).

8° Regina Pacis Vergata

«Chi mangia questo pane vivrà in eterno». L’Eucaristia apre il nostro sguardo oltre i confini della vita presente. Viviamo in un mondo che teme la morte e spesso cerca di dimenticarla. Cristo, invece, la attraversa e la vince. Ogni volta che partecipiamo all’altare riceviamo un anticipo dell’eternità. Dentro il pane consacrato c’è già la vita del Risorto. Per questo Gesù può promettere: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno».Quando ci accostiamo alla Comunione, forse vediamo solo un frammento di pane. Ma la fede vede molto di più: vede il Signore glorioso, il Crocifisso risorto, Colui che ha vinto il peccato e la morte. Vede il cielo che si apre sulla terra” (https://www.reginapacistorvergata.it/solennita-santissimo-corpo-e-sangue-di-cristo-anno-a/).

9° Regina Pacis Vergata

“Tuttavia, il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia ci chiede di riconoscere il Corpo di Cristo presente nei fratelli. Non possiamo ricevere il Pane della comunione e poi vivere nell’indifferenza, nella divisione, nel rancore. Sant’Agostino ricordava ai fedeli: “Ricevete ciò che siete e diventate ciò che ricevete”. Se riceviamo il Corpo di Cristo, siamo chiamati a diventare corpo donato, vita spezzata per amore, presenza di misericordia nel mondo. L’Eucaristia ci insegna la forma autentica dell’esistenza cristiana: spezzarsi per gli altri. Come il pane viene spezzato per nutrire, così il discepolo è chiamato a consumare la propria vita nell’amore. Una madre che si sacrifica per i figli, un padre che porta il peso della famiglia, una persona che perdona, chi serve un malato, chi consola un afflitto: tutti costoro vivono la logica eucaristica di Gesù. Oggi adoriamo il Corpo e il Sangue del Signore. Ma adorare significa anche lasciarsi trasformare. Non basta contemplare l’ostia consacrata; occorre permettere a Cristo di cambiare il nostro cuore (https://www.reginapacistorvergata.it/solennita-santissimo-corpo-e-sangue-di-cristo-anno-a/)

10° Santi e Beati

“Con questa festa onoriamo e adoriamo il “Corpo del Signore”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”.  L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”. La festa del Corpus Domini, essendo una delle più popolari della cristianità, viene festeggiata con imponenti processioni. A Roma, la processione è presieduta dallo stesso Papa. L’uso della processione nella festa del Corpus Domini è stata introdotta da Giovanni XXII, nel 1316 (https://www.santiebeati.it/dettaglio/90912)

11° Santi e Beati

Storia (Corpus Domini)

L’origine storica della festa del Corpus Domini risale al 1247, in Belgio, per contrastare le conseguenze della tesi di vescovo Berengario di Tours, che, nel 1047, aveva affermato essere la presenza di Cristo nell’Eucaristia solo simbolica e non reale. La questione, però, rivela un diverso modo di considerare l’Eucaristia. Difatti, prima del XI secolo, l’attenzione era rivolta non tanto sul fatto dell’Eucaristia in sé stessa, quanto di essere offerta per nutrire e santificare l’uomo. Si riconosceva il fine dell’Eucaristia, ossia la presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo, solo indirettamente attraverso gli effetti santificanti nell’uomo che si comunicava. A partire dal XI secolo, invece, l’attenzione si concentra principalmente sul realismo eucaristico, per cui la presenza reale di Cristo diviene il fine principale.
A questa diversa visione di considerare l’Eucaristia, si accompagnò anche una diversa manifestazione della devozione, imperniata direttamente sull’Ostia, per adorarla. Spesso, questo modo devozionale ha portato anche a delle esagerazioni: i fedeli, a volte, andavano da una chiesa all’altra per contemplare l’Ostia, e il sacerdote doveva tenerla in ostensione più del solito, per favorire la devozione; e la stessa contemplazione sostituì, a dirittura, la stessa Comunione eucaristica, tanto da indurre la Chiesa a porre l’obbligo al fedele a ricevere l’Eucaristia almeno una volta all’anno. Precetto valido ancora oggi (Codice di Diritto Canonico, can. 920). Urgeva, quindi, una presa di posizione ufficiale dell’autorità della Chiesa.  
Due le occasioni che favorirono l’intervento del Papa. Una, di carattere teologico, venne dalla tesi di Berengario, che, negando la possibilità di separare gli accidenti visibili dalla sostanza, senza negare la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, rifiutava la tesi della conversione di sostanza del pane e del vino nel corpo e sangue del Cristo. Dopo varie condanne contro Berengario (concilio di Parigi 1051, di Tours 1055, di Roma 1059, Poitiers 1075, di Saint Maixeut 1076 e nuovamente a Roma nel 1078), dove, in un concilio convocato in Laterano (1079) dall’amico Ildebrando, diventato nel frattempo Papa Gregorio VII, Berengario firmò un atto di fede, in cui ritrattava completamente le sue concezioni e affermava di credere alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Verità definita, poi, nel 1215, dal concilio Laterano IV, come dogma di fede.
”L’altra occasione, di carattere devozionale, è dovuta alle visioni di suora benedettina Giuliana di Cornillon (1191-1258), che, tra gli anni 1207-1227, raccontò di avere visto una luna splendente, simbolo della Chiesa, turbata da una macchia opaca. Il segno venne interpretato, dagli esperti dell’epoca, come una richiesta di istituzione di una festa liturgica in onore dell’Eucaristia. E, il vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte, nel 1246 istituì la festa del Corpus Domini nella sua diocesi; il suo esempio fu imitato da altri vescovi nelle rispettive diocesi.
A questo movimento devozionale, è da aggiungere anche il miracolo di Bolsena nel 1263. Urbano IV, che si trovava a Orvieto, mandò sul luogo il Vescovo di Orvieto, Giacomo, per verificare il fatto. Questi, in compagnia dei teologi Tommaso d’Aquino e di Bonaventura da Bagnoregio, oltre a constatare il miracolo, portò le stesse reliquie al Papa, che le espose in cattedrale alla venerazione del popolo di Orvieto. E così, Urbano IV, l’11 agosto 1264, estese la festa del Corpus Domini alla Chiesa universale con la bolla Transiturus de hoc mundo: (“Quando stava per passare da questo mondo”), in cui dava anche la motivazione: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose, infatti, di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava, infatti, per ascendere al cielo disse: ‘Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo’ (Mt 28, 20)” (https://www.santiebeati.it/dettaglio/90912).



12° Santi e Beati

Significato teologico
Il valore teologico della festa del Corpus Domini, in onore dell’Eucaristia, può considerarsi sia come sintesi dell’intero anno liturgico che come mistero di tutta la storia della salvezza, “le cui origini sono dall’antichità” (Mi 5,1) e la sua realtà perdura fino “alla fine del mondo” (Mt 28, 20), perché Cristo è “l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine” (Ap 22, 13).

Eucaristia come Sacramento

L’Eucaristia, fondamentalmente, è il dono di Cristo agli uomini per salire a Dio con Lui. L’Eucaristia è “sacramento” in modo del tutto speciale, perché è sacramento da sempre, cioè dal quando avviene la transustanziazione, come a dire che sacrificio e sacramento, pur distinguendosi nel termine e nel significato, sono ed esprimono la medesima realtà, il Cristo integrale. Per questa sua singolarità, bisogna prima precisare la causalità dei sacramenti e poi analizzare l’Eucaristia sotto tre diversi aspetti principali: culmine e vertice dell’economia sacramentaria, nutrimento perfetto dell’anima, e fonte e cuore d’ogni culto nella Chiesa” (https://www.santiebeati.it/dettaglio/90912)

13° Santi e Beati

L’Eucaristia e la Chiesa
Il rapporto tra Eucaristia e Chiesa è molto stretto e intenso. E questo specialmente in ordine al sacramento dell’Ordine che produce l’Eucaristia, e l’Eucarestia a sua volta realizza e alimenta la Chiesa, intesa principalmente come Corpo Mistico di Cristo. Scopo preminente del Corpo Mistico di Cristo è l’unità più profonda di tutto il genere umano nella carità più perfetta e nella consumazione dell’unità.
Per quanto riguarda la struttura sacramentaria della Chiesa, fondata dallo stesso Cristo per stimolare e sviluppare la crescita spirituale della stessa realtà ecclesiale del Corpo Mistico, un posto privilegiato occupa certamente il “sacerdozio”. Onde la grande cura con cui bisogna trattare l’ordine sacerdotale, che attraverso il suo ministero unisce i fedeli allo stesso capo, che è Cristo. La dignità e la grandezza del sacerdote proviene direttamente dalla sua relazione con l’Eucaristia, nella cui offerta egli agisce sempre in nome di tutta la Chiesa. Per questo si può chiamare coi nomi più belli e di grande spessore teologico: “mediatore tra Dio e la Chiesa”, “ambasciatore della sposa allo sposo”, “vicario di Cristo” (https://www.santiebeati.it/dettaglio/90912).

4) Gesù, Figlio di Dio, è il Pane Vivo disceso dal Cielo per la  Vita del mondo. E’ vero cibo per me  che Lo mangio come Parola e come Carne e Sangue nell’Eucaristia che celebro tutti i giorni come il memoriale della Pasqua. Gesù l’ha istituita nell’Ultima Cena, il Giovedì Santo e l’ha vissuta sul Calvario il Venerdì Santo e con la Risurrezione, la Domenica di Pasqua. La Sequenza della Solennità è molto eloquente. Dice: “Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi ”.

Sac. Faustin K. Mundendi