Condivisione solidale della Parola di Dio sull’obolo della vedova povera (Marco 12, 38-44). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. 63

Dio non guarda alle apparenze ma al cuore e alle intenzioni che motivano le azioni. Così Gesù nota la nobiltà del gesto della vedova povera che getta due monetine che fanno un soldo nel tesoro del tempio di fronte alle ostentazioni dei ricchi che vi gettavano parte del loro superfluo (cfr. Mc 12, 41-44). La nobiltà sta nel fatto che per la vedova, quelle monetine erano tutto il suo avere per vivere (cfr. Mc 12, 44) che lei offriva al Signore. E’ un segno del suo abbandono totale nelle mani del suo Signore Provvidente.

Marco 12:38-44

“38 Nel suo insegnamento egli diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, i saluti nelle piazze, 39 i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; 40 che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggiore condanna».

L’offerta della vedova
41 E Gesù, sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. 42 Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli, che fanno un quarto di soldo. 43 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Marco 12, 38-44

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Il vangelo oppone l’ostentazione di chi privilegia la propria falsa virtù, all’umile comportamento della vedova indigente. L’obolo del povero di fronte al Signore vale più di ogni cosa, poiché egli guarda allo spirito che anima il gesto prima che al contenuto” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 1112).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° Benedetto XVI

Gesù () si dimostra affezionato al Tempio come casa di preghiera, ma proprio per questo lo vuole purificare da usanze improprie, anzi, vuole rivelarne il significato più profondo, legato al compimento del suo stesso Mistero, il Mistero della Sua morte e risurrezione, nella quale Egli stesso diventa il nuovo e definitivo Tempio, il luogo dove si incontrano Dio e l’uomo, il Creatore e la Sua creatura. L’episodio dell’obolo della vedova si inscrive in tale contesto e ci conduce, attraverso lo sguardo stesso di Gesù, a fissare l’attenzione su un particolare fuggevole ma decisivo: il gesto di una vedova, molto povera, che getta nel tesoro del Tempio due monetine. Anche a noi, come quel giorno ai discepoli, Gesù dice: Fate attenzione! Guardate bene che cosa fa quella vedova, perché il suo atto contiene un grande insegnamento; esso, infatti, esprime la caratteristica fondamentale di coloro che sono le “pietre vive” di questo nuovo Tempio, cioè il dono completo di sé al Signore e al prossimo; la vedova del Vangelo, come anche quella dell’Antico Testamento, dà tutto, dà se stessa, e si mette nelle mani di Dio, per gli altri. È questo il significato perenne dell’offerta della vedova povera, che Gesù esalta perché ha dato più dei ricchi, i quali offrono parte del loro superfluo, mentre lei ha dato tutto ciò che aveva per vivere (cfr Mc 12,44), e così ha dato se stessa” (B. XVI, Santa messa a Brescia, 8 novembre 2009).

2° Carmelitani

“(…) in questo brano, Gesù si mostra particolarmente severo e critico verso gli atteggiamenti e le scelte degli scribi, piegati alle logiche del mondo e del potere, incapaci di riconoscere e affidarsi ad un Dio d’amore ed alla sua economia del dono e della comunione. La descrizione della condotta degli scribi è impietosa: vesti e saluti, primi seggi nelle sinagoghe e nei pranzi, fino al dominio sulle persone e – peggio – sui più deboli (“Divorano le case delle vedove”): una vita teatrale sotto i riflettori della pubblicità. L’opposto del Dio di Gesù e del suo abbassamento fino all’obbedienza della Croce. Farsi grandi appartiene all’idolatria. Il Padre di Gesù si comunica nella piccolezza e la sua potenza è quella dell’amore, mostrata con il doppio comandamento (www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=44259).

3° Carmelitani

“(…) l’incontro con la vedova povera, una figura che raccoglie tutti gli incontri di Gesù in questo capitolo e li unisce in un’unica grande luce. Lei stessa diventa una stupenda immagine della Chiesa Sposa che tutta si dona a Cristo Sposo. Tanta gente ricca lancia manciate di monete nel tesoro del Tempio. Eppure è questa vedova, secondo il calcolo di Gesù, a donare più di tutti gli altri perché non attinge al sovrappiù, ma alla miseria del “tutto quanto aveva per vivere”, che sta per “tutta la sua vita”. È questo il frutto che Dio aspetta dalla sua vigna, che è la Chiesa. Che sentimenti avere, anche in questi tempi, per essa? (www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=44259).

4° Monastero di Bose

“Gli scribi sono persone con una funzione religiosa importante: a loro sono riservati i primi posti nei ricevimenti e nelle riunioni liturgiche ed essi amano farsi riverire e omaggiare, esibiscono i loro paramenti e ostentano la loro preghiera. Qual è lo sguardo degli scribi? In realtà sono coloro che amano farsi vedere: essi cercano e vedono solo lo sguardo degli altri su di loro e volendo essere visti e ammirati diventano ciechi su di sé. La loro funzione diviene la loro finzione: il loro posto di autorità e responsabilità religiosa diviene funzionale alla loro finzione e la loro finzione nutre, sostiene e perpetua il loro posto di autorità che è posto di visibilità. E così la loro menzogna li rende divisi tra ciò che sono in verità e che, menzogna dopo menzogna, ormai faticheranno sempre più a incontrare e a riconoscere, e la loro immagine, la maschera esibita e offerta. Solo una parola forte, penetrante, incisiva, che fa male, può – forse – scuotere chi è avvezzo alla menzogna. Oppure un no anche silenzioso, ma determinato, risoluto, incrollabile. Perché la menzogna, che affascina per il potere di cui gratifica il menzognero – il potere di ricreare la realtà, il potere di dare una certa immagine di se stessi, il potere di dominare gli altri e di usarli – arriva in realtà a schiavizzare il menzognero cosicché per sopravvivere il menzognero deve obbedire e andare fino in fondo al proprio mentire. Fino a non saper più distinguere tra vero e falso, tra illusione e realtà, fra verità e menzogna. Ecco dunque che una parola forte e cruda può – forse – incrinare l’armatura della parola e della postura menzognera divenuta prigione del menzognero. Certo, simili parole scandalizzano ma, in realtà, è l’amore da cui nascono che provoca scandalo. Amore che anche di fronte alla menzogna e alla doppiezza non si arrende e grida. Molto più facile l’indifferenza bonaria che non scomoda, senza conflitti e senza parole critiche” (https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14781-il-cuore-dietro-al-gesto).

5° Monastero di Bose

“Ma lo sguardo di Gesù sa anche vedere come la vedova getta le sue monete nel tesoro e diviene parola che convoca solennemente i discepoli perché si mettano in ascolto e in contemplazione del magistero di quella donna. Tutto è sotto il segno dello sguardo di Gesù: “Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte” (Mc 12,41). Sguardo che introduce la scena dominata da polarità: il gruppo maschile e la donna, i molti e la donna sola, i ricchi e la povera, gli oppressori e la donna oppressa, quella che fa parte dello strato più basso della società e quelli che hanno onorabilità, reputazione, importanza, e possono nutrire le ambizioni di essere sempre al primo posto, in vista, nei primi posti, davanti agli altri. Primi posti, primi seggi: quella parola “primi” è la stessa che Gesù ha ribaltato con l’adagio che “i primi saranno ultimi” (cf. Mc 10,31). Inoltre se gli scribi amano farsi vedere mentre compiono azioni religiose e cultuali, Gesù guarda come la folla getta le monete nel tesoro e così, Gesù vede il dono della donna che rifugge ogni ostentazione (https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14781-il-cuore-dietro-al-gesto).

6° Monastero di Bose

“Gesù vede l’invisibile, vede cosa c’è dietro all’atto di donare una cifra irrisoria, infima. Dono che può rappresentare agli occhi di qualcuno il punto più basso cui giunge l’abuso nell’ambito dello spirituale: condurre una persona a interiorizzare e a far proprio il comportamento che l’abusatore vuole da lei. Quella è la perfetta riuscita dell’abuso. Il dono della donna, il suo obolo, può essere giudicato inutile, ingiusto, perfino stolto (cosa aggiunge ai destinatari delle offerte una somma di denaro così insignificante? Mentre per lei è tutto ciò che possiede), eppure Gesù fa di quel gesto un atto magisteriale e il vangelo ci mette ancora oggi alla scuola di questa povera donna e del suo gesto. Questa donna diventa l’icona dell’autentico donatore, il simbolo della gratuità e della follia dell’amore. Un altro sguardo gettato sul dono della donna potrebbe rilevare la sua assurdità: si potrebbe dire che la donna, nella sua semplicità, è prigioniera di un sistema che la spinge a dare il poco che ha per vivere, all’istituzione di cui sono complici gli scribi che divorano le case delle vedove. Del resto, con le sue parole scorrette e scomode, Gesù aveva già qualificato il tempio come “spelonca di ladri” (Mc 11,17)” (https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14781-il-cuore-dietro-al-gesto)

7° Monastero di Bose

“Ma appunto, lo sguardo di Gesù vede il cuore, la qualità del cuore della donna. E Gesù discerne un cuore che ama in modo totale il Signore. Gesù coglie ciò che è essenziale e dà senso al vivere: l’amore. L’amore che può condurre alla follia, a bruciarsi, a farsi dono, a spendere la vita senza gratificazioni. Questa donna, dice Gesù “ha gettato tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12,44). Nessuno è così povero da non aver nulla da dare ad altri. Questa donna diviene così, di fatto, profezia del gesto di donazione di Gesù stesso, il gesto del dono della vita che illumina definitivamente tutta un’esistenza spesa nell’amore. Questa vedova dona a partire dalla sua mancanza, (…), de penuria sua (Mc 12,44). È a partire dalla sua indigenza e dal suo non-avere che lei dona. Lei dona il niente che ha. Amare è far dono all’altro della propria povertà. Al tempo stesso, quel dono di niente, che parte dal niente, è dono di tutto, perché è dono di sé. Del resto, la dimensione simbolica del dono ci dice che, quale che sia il dono che si fa, l’intenzione è di donare se stessi e creare, attraverso il dono, un incontro e una relazione. Se la comunità è l’insieme di coloro che sono uniti dal munus, cioè dal dono che si fa, dono che è anche compito e dovere, allora la maniera in cui si edifica la comunione della comunità è la condivisione delle povertà di ciascuno” (https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14781-il-cuore-dietro-al-gesto).

4) La fede vera è una forza che può muovere tutto motivando l’incalcolabilità fiduciosa di determinati gesti come quello discreto della vedova povera notato dalla sensibilità e l’intelligenza divina di Gesù, che diventa punto d’insegnamento di qualità per tutti i suoi discepoli (cfr. Mc 12, 43).  Mi lascio istruire da quel nobile gesto della vedova povera e dall’insegnamento cristico che ne segue. Posso dire col Salmo 70/71, 37: “Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie”.

Sac. Faustin K. Mundendi