Condivisione solidale della Parola di Dio sulle Beatitudini (Mt 5, 1-12). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 65

Leggendo questo brano del vangelo di Matteo, la mia attenzione è andata direttamente sullo “spirito” in minuscolo. Ho capito che per essere beato il Signore non mi chiede di essere a digiuno dello “Spirito Santo” ma di sgonfiarmi dagli effetti dello spirito del mio “ego” , tali la superbia e le sue implicazioni nocive al mio benestare con Dio, con la Chiesa e con gli altri. Una riflessione sapiente del Papa Benedetto XVI m’immerge nella sana comprensione dei termini di queste beatitudini nella versione di Matteo: pianto (Mt 5, 4), mitezza (Mt 5,5), giustizia (Mt 5, 6.10), misericordia (Mt 5,7), purezza di cuore (Mt 5, 8), persecuzione a causa del Vangelo (Mt 5,11-12). La riflessione del Papa è eloquentemente istruttiva e spiritualmente molto nutriente.

1) Matteo 5, 1-12

 “In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi»”.

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 6, 51-58

 “Beati i poveri in spirito. Il Vangelo di Matteo, (), ci prospetta Gesù che è insieme il Messia d’Israele e il Maestro della sua Chiesa. La pagina delle beatitudini rivela tutta sublimità del vangelo, perché ne esprime tutta la diversità dalla logica naturale. “I poveri ” sono la categoria fondamentale in cui si ritrovano tutte le altre situazioni: il senso di riconoscersi indigenti di fronte a Dio, il che è poi l’unica condizione della grazia divina, analogamente a ciò che è la fede per san Paolo”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p.1126).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° Benedetto XVI

“(…), il Vangelo presenta il primo grande discorso che il Signore rivolge alla gente, sulle dolci colline intorno al Lago di Galilea. «Vedendo le folle – scrive san Matteo –, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro» (Mt 5,1-2). Gesù, nuovo Mosè, «prende posto sulla “cattedra” della montagna» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, p. 88) e proclama «beati» i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati (cfr Mt 5,3-10). Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla. Perciò, «il Discorso della montagna è diretto a tutto il mondo, nel presente e nel futuro … e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù, nel camminare con Lui» (Gesù di Nazaret, p. 92)” (B. XVI , Angelus, 30 gennaio 2011).

2° Benedetto XVI

“ Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. «Le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli» (ibid., p. 97). Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza. Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco, in Filocalia, vol. 3, Torino 1985, p. 79)” 

3° Benedetto XVI

“ Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive san Paolo – «quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono» (1 Cor 1,27-28). Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano. Sant’Agostino ci ricorda che «non giova soffrire questi mali, ma sopportarli per il nome di Gesù, non solo con animo sereno, ma anche con gioia» (De sermone Domini in monte, I, 5,13: CCL 35, 13)” (B.  XVI,  Angelus, 30 gennaio 2011).

4° Scuola apostolica


“Dalle beatitudini emerge come Dio prediliga i poveri e gli umili, i poveri in spirito. Non possiamo dimenticare come il popolo di Dio autentico sia un resto formato da chi è giusto, fedele, mite, non autosufficiente ma cosciente della sua dipendenza da Dio. Siamo chiamati ad entrare nello spirito delle beatitudini. Entrare nello spirito delle beatitudini significa entrare nello sguardo di Gesù, di Dio, sulla realtà umana e scoprire che anche situazioni di afflizione o persecuzioni in Cristo possono essere vissute come beatitudine. Beatitudine di chi sa di avere qualcosa in comune con Gesù, beato per eccellenza perché Lui mite, misericordioso, povero in spirito. La beatitudine offerta è la gioia intima della comunione con il Signore sperimentata in situazioni concrete e quotidiane. È la gioia del servo che si trova nella stessa situazione del Signore. È la gioia di chi partecipa al sentire e al volere di Gesù!” ( https://scuolaapostolica.com/).

5° Scuola apostolica

“ Ma come è la beatitudine dei misericordiosi? È la beatitudine di coloro che credono nell’umanità e nella dignità dell’uomo sempre anche quando noi la smarriamo. È importante anche cogliere come la misericordia creda ostinatamente l’umanità del colpevole e la voglia restaurare col perdono! La misericordia è l’amore incondizionato. Un amore che ama ciò che non è amabile o che si è reso spregevole. È allo stesso tempo memoria e pratica umana anche nei confronti di chi l’ha offuscata. La misericordia crede la dignità umana anche del criminale, del pedofilo, del reietto, dell’uomo ridotto a niente, dell’uomo difforme rispetto alla normale forma umana: è il senza dignità per eccellenza ad essere chiamato alla dignità. Credo sia bello e importante tenere presente come la misericordia rispetti l’uomo nella sua nullità, nella sua miseria estrema, certamente quando non è utile o interessante per le condizioni di dipendenza o deprivazione che lo affliggono. La misericordia rifiuta di ridurre l’uomo alle colpe, pur mostruose, di cui può essersi macchiato. Non crede all’uomo che vale perché fa e realizza, ma semplicemente perché è! E continua a confessare, la misericordia, l’umanità di colui che ha perso ragione e memoria, parola e volontà” (https://scuolaapostolica.com/).

6° Scuola apostolica


“Siamo richiamati anche alla beatitudine dei miti. La mitezza è l’arte di addomesticare la propria forza, dimostrando di essere più forti della propria forza. Strumento della mitezza è la parola e suo metodo è il dialogo. Se Gesù è mitezza fatta persona, Lui che è mite e umile di cuore, lo è in quanto parola fatta carne, parola interposta fra sé e gli umani per invitarli alla relazione, a entrare in dialogo con Lui e fra di noi. Carattere proprio del dialogo è la mitezza. Il dialogo non è orgoglioso, non è pungente, non è offensivo: è pacifico e evita i modi violenti, è paziente e generoso. La mitezza diventa luogo che custodisce la parola come luogo di comunicazione e di relazione preservandola dal rischio di diventare arma. Così la beatitudine dei miti diviene anche giudizio nei confronti di chi non pratica la mitezza e di chi fa della parola uno strumento per sopraffare, per zittire, per imporre, per mistificare, per abusare, per illudere, per ingannare, per adulare” (https://scuolaapostolica.com/).

7° Scuola apostolica


“Possiamo cogliere come le beatitudini siano un risvolto ai poveri della terra che cerchino il Signore. Credo sia un dato di fatto che il Signore lascerà comunque una parte di popolo “umile e povero”. Su uno sfondo di umiltà, di povertà e di fiducia nel Signore, di un futuro di salvezza di un popolo oppresso, possiamo ascoltare le Beatitudini. Possiamo cogliere come Dio crei una sorta di mondo alla rovescia, nel quale non sono i potenti, i ricchi, i nobili a dominare ma ad essere oppressivi e violenti: certamente non vitali. Il Signore sceglie ciò che per i criteri di questo mondo non vale nulla – vediamo la negatività dei potenti di ogni tipo- “per ridurre al nulla le cose che sono”. Per mostrare cioè come Dio sia in grado di creare il bene laddove non sembrerebbe possibile, operando persone che per i nostri criteri non sono credibili” (https://scuolaapostolica.com/).

8° Scuola apostolica


“Le Beatitudini altro non sono che la descrizione di come il mondo sia contrario. Gesù offre ai discepoli una dichiarazione di beatitudine che è felicità. Tale promessa è corredata ogni volta da una promessa rivolta a tutti coloro che accolgono i valori del Regno. Le Beatitudini sono completamento della Legge senza essere di per sé leggi. Per questo per entrare nel Regno occorre essere poveri in spirito, miti, misericordiosi, puri di cuore. “Questa diventa da Dio ricompensa nel mondo a venire. Le Beatitudini non sono tanto le condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo. Sono già esse un annunzio di salvezza, sono già l’anticipo del Regno Dio su questa terra. Là dove c’è spirito di povertà, dove c’è mitezza, dove ci sono dolore e afflizione, dove ci sono fame e sete di giustizia, dove ci sono persecuzioni a causa del vangelo, là dove ci sono misericordia e azione di pace, purezza di coscienza: là è già presente il germe del Regno, mondo nuovo e diverso. Vivere le Beatitudini è già entrare in una dimensione di gioia che si collega con la salvezza. Gesù di fatto descrive la situazione che vivono i discepoli e a cui siamo chiamati anche noi. Le Beatitudini sono promesse nelle quali risplende la nuova immagine del mondo e dell’uomo dove Gesù inaugura il rovesciamento dei valori!” (https://scuolaapostolica.com/).

9° Scuola apostolica


“Le beatitudini sono come si posa la luce del sole. Senza il presente della realtà, senza la carenza delle cose che rende poveri, senza i contrasti dei miti veramente miti, senza la sofferenza che rende i sofferenti veramente sofferenti, senza le ingiustizie che rendono i giusti veramente affamati e assetati di giustizia, il Vangelo delle beatitudini non ha senso. Gesù salì sul monte: questo indica che le beatitudini scattano quando l’uomo che osserva la realtà si mette in cammino e suda per salire verso l’alto, portando dentro di sé la realtà, non negandola, la porta in alto con sé. Senza questa tensione la povertà rimane semplicemente penuria, la sofferenza solo dolore, l’ingiustizia soltanto sconfitta, la guerra solo violenza”(https://scuolaapostolica.com/).

4° Scuola apostolica


“E si mette a sedere: è realtà cruda che rimane ancora fuori dalla beatitudine, se solo sforzo dell’uomo forte. Può manifestarsi come eroismo, ma non è beata! È campo dissodato e arato, concimato con cura e sudore, ma perché il frumento scoppi c’è bisogno di lasciare e lasciarsi bagnare dalla pioggia. In questa realtà bisogna imparare a sedere e basta con calma riposando corpo e mente. Sedersi significa mettersi in profonda comunicazione con la fonte della realtà. Sedere fino a che due opposti si comunichino dentro di sé e si manifestino come uno: la sofferenza e la gioia, la negatività e la positività, il peccato e la grazia. Mettersi a sedere è non cedere alla tentazione di vedere la folla mettendosi sul monte e mettendosi subito a parlare, senza avere prima taciuto ed essere visitati nel silenzio. Sediamo davanti al Signore fino a lasciare che il suo atteggiamento diventi il nostro. Così possiamo imparare a proclamare davanti al mondo gli uomini otto volte beati” (https://scuolaapostolica.com/).

11° Scuola apostolica


“I miei problemi il Signore non me li risolve, li devo risolvere io; però mi dà il senso, l’orientamento. Dà senso al mio tormento, alle mie lacrime, al mio pianto, ma anche alla mia gioia, al mio andare avanti, al mio dare aiuto. Dà senso (don Tonino Bello). Le Beatitudini non sono solo un annuncio, ma sono la vita stessa di Gesù: in Lui vediamo compiersi ciò che nelle Beatitudini è proclamato, fino alla croce, dove ogni beatitudine trova la sua perfezione; e fino alla resurrezione, dove abbiamo la conferma che questo modo di vivere è il modo veramente umano di vivere, di cui il Padre si compiace”(https://scuolaapostolica.com/).

4) Capire il senso delle beatitudini mi fa comprendere la centralità del Discorso sulla montagna come Magna Carta della morale o della vita cristiana nella Chiesa e nel Mondo con lo scopo di giungere alla ricompensa eterna (cfr. Mt 5, 12), la mia Salvezza nel Regno dei cieli  (cfr. Mt 5, 3). Perciò l’unico Modello da imitare e seguire è il Cristo stesso il vero Servo sofferente per l’amore degli uomini peccatori da salvare, Lui il vero mite, giusto, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace, perseguitato per la giustizia e la verità della Buona Novella. Così col salmo 33/34, 2-3 posso dire pregando: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino“.

Sac. Faustin K. Mundendi.