Omelia
Fratelli e sorelle,
ci sono parole di Gesù che sembrano fatte apposta per certi momenti della vita.
Quelle di oggi sono tra queste:
“Non vi lascerò orfani.”
Ecco: il cristianesimo comincia qui.
Non da una regola.
Non da un esame di catechismo.
Ma da una promessa: non siete soli.
Perché diciamolo: la sensazione di essere soli la conosciamo tutti.
Anche in mezzo alla gente.
Anche con il telefono pieno di notifiche.
Anche con mille gruppi WhatsApp che fanno “din-din” ogni trenta secondi… ma quando hai davvero bisogno, improvvisamente tutti diventano teologi del silenzio contemplativo.
Gesù conosce questa paura.
Per questo dice: vi darò un altro Paràclito.
Una parola difficile che significa: avvocato, consolatore, difensore, uno che ti sta accanto.
In pratica, Gesù dice: “Quando penserai di non farcela, lo Spirito Santo sarà lì.”
Il problema è che noi immaginiamo lo Spirito Santo come qualcosa di strano.
Una specie di energia religiosa nebulosa.
Oppure una colomba che compare solo nei quadri e sparisce subito dopo.
Invece lo Spirito Santo è molto concreto.
È quella forza che ti fa rialzare quando eri pronto a chiuderti.
È quella pace che arriva nel mezzo di una confusione assurda.
È quella parola buona che ti viene proprio quando potevi vendicarti.
È quel coraggio tranquillo che non fa rumore ma cambia tutto.
Negli Atti degli Apostoli succede una cosa bellissima: gli apostoli impongono le mani e la gente riceve lo Spirito Santo.
Non ricevono superpoteri.
Non iniziano a levitare.
Non diventano perfetti all’istante — purtroppo, perché avrebbe semplificato parecchio anche le nostre parrocchie.
Ricevono invece una vita nuova.
La capacità di amare in modo diverso.
E san Pietro oggi aggiunge una frase straordinaria: “Siate pronti a dare ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto.”
Che tradotto significa:
non si evangelizza a martellate.
A volte noi cristiani pensiamo che testimoniare la fede significhi vincere discussioni.
Gesù invece ci chiede di vincere i cuori.
E sapete una cosa?
Oggi il mondo non ha fame di cristiani perfetti.
Ha fame di cristiani veri.
Persone che magari sbagliano, cadono, si stancano…
ma che continuano ad amare.
Che non restituiscono cattiveria per cattiveria.
Che non vivono sempre arrabbiati.
Che custodiscono una speranza.
Perché uno dei grandi rischi del nostro tempo è diventare cinici.
Difendersi da tutto.
Dire: “Ormai il mondo è così.” “Non cambia niente.” “Pensiamo a noi stessi.”
E invece lo Spirito Santo continua a fare una cosa ostinata:
apre finestre dove noi metteremmo muri.
Il Vangelo di oggi allora ci fa una domanda semplice: Che tipo di presenza siamo per gli altri?
Quando qualcuno ci incontra: trova giudizio…
o trova un po’ di respiro?
Perché il primo modo di annunciare Cristo non è parlare di Lui.
È lasciare che, attraverso di noi, qualcuno si senta meno solo.
E allora chiediamo oggi il dono dello Spirito Santo.
Non per diventare straordinari.
Ma profondamente umani.
Capaci di amare bene.
Capaci di sperare ancora.
Capaci di portare pace in un mondo che urla.
E magari, ogni tanto, anche capaci di spegnere il telefono…
così possiamo accorgerci che Dio continua a parlarci.
Meditazione
lo Spirito Santo non è un’idea religiosa, né un’emozione passeggera.
È Dio che entra nella vita dell’uomo e la rende nuova.
Quando lo Spirito arriva, niente rimane semplicemente “com’era prima”.
Non perché cancelli la nostra fragilità, ma perché la attraversa di vita.
Lo Spirito Santo ci fa creature nuove.
Gli Atti degli Apostoli raccontano un gesto semplice: gli apostoli impongono le mani e i credenti ricevono lo Spirito Santo.
Un gesto umano, quasi povero.
Eppure lì accade qualcosa di immenso: Dio si comunica.
Perché lo Spirito è dono.
E ogni dono di Dio non è mai possesso, ma benedizione.
Non chiude, apre.
Non separa, unisce.
Non crea élite spirituali, ma comunione.
Per questo il salmo canta: “Acclamate Dio, voi tutti della terra.”
Lo Spirito apre alla lode universale.
Dove c’è lo Spirito, nasce una preghiera che allarga il cuore.
Non più “il mio Dio contro il tuo”, ma un unico Padre che raccoglie popoli, lingue, storie diverse.
La vera preghiera non ci rende più rigidi; ci rende più umani.
Chi vive nello Spirito smette lentamente di vivere al centro del mondo.
Comincia invece a gioire del bene, ovunque fiorisca.
E poi san Pietro ci consegna una parola decisiva: “Siate pronti a dare ragione della speranza che è in voi.”
La testimonianza cristiana non nasce dallo sforzo di apparire perfetti.
Nasce dalla potenza creativa dello Spirito.
Lo Spirito rende creativi nell’amore.
Fa trovare parole nuove quando sembrava rimasto solo silenzio.
Apre strade dove vedevamo muri.
Inventa riconciliazioni impensabili.
Trasforma perfino le ferite in luoghi di luce.
I santi non sono stati copie ben riuscite.
Sono stati uomini e donne attraversati dallo Spirito, e per questo irripetibili.
Infine Gesù promette: “Non vi lascerò orfani.”
Ecco il cuore del Vangelo.
Lo Spirito Santo è presenza viva e vivificante.
Non un ricordo di Gesù.
Non una nostalgia religiosa.
Ma una presenza che continua a respirare dentro la Chiesa e dentro ogni uomo che si apre a Dio.
Lo Spirito ci ricorda che Cristo è vivo: nelle lacrime asciugate, nel pane condiviso, nel perdono dato, nella pace che torna dopo tanta notte.
Ed è bello pensare che Dio non si impone mai con rumore.
Lo Spirito spesso arriva così: come un vento leggero, come una forza mite, come una luce che non acceca ma orienta.
Noi invece vorremmo segni clamorosi.
Dio preferisce trasformare lentamente il cuore.
Per questo oggi possiamo chiedere una grazia semplice: non quella di fare cose straordinarie, ma di lasciarci abitare dallo Spirito.
Perché dove c’è lo Spirito, la vita rifiorisce, la speranza ricomincia, e persino ciò che sembrava finito può tornare a vivere.
Poesia
Non lasciarmi solo, Signore,
quando la sera pesa
e il cuore diventa una stanza chiusa.
Mandami quel vento leggero
che non sfonda le porte,
ma apre finestre.
Il tuo Spirito
non viene con il rumore del mondo:
viene come respiro,
come fuoco custodito sotto la cenere,
come acqua nascosta nella terra arida.
Fa nuove le creature.
Non perfette — nuove.
Capaci ancora di stupirsi,
di ricominciare,
di benedire la vita
perfino dopo il dolore.
Scende sulle mani povere degli uomini,
attraversa parole fragili,
eppure accende speranza.
Così la Chiesa continua a vivere:
non per forza,
ma per dono.
E allora ogni lingua diventa canto,
ogni popolo possibilità di fraternità,
ogni preghiera una porta aperta sul cielo.
Spirito Santo,
creatività di Dio,
insegnaci strade nuove per amare.
Quando mettiamo muri,
donaci finestre.
Quando induriamo il volto,
donaci lacrime vere.
Quando tutto sembra spento,
custodisci una scintilla.
Tu sei il coraggio mite dei santi,
la pazienza delle madri,
la pace cercata di notte,
la parola buona trattenuta sulle labbra
prima che diventi ferita.
Tu sei il Dio vicino,
mai invadente,
mai assente.
Abita le nostre case stanche,
i tavoli silenziosi,
le paure nascoste dietro i sorrisi.
E rendici uomini e donne
capaci di questo miracolo semplice:
far sentire qualcuno
meno solo sulla terra.
Perché dove Tu passi,
la vita rifiorisce.
E anche il cuore più ferito
ricomincia piano
a cantare.
Preghiera
Spirito Santo,
vento di Dio e respiro della vita,
rendi nuovo il nostro cuore.
Fa’ di noi creature di pace,
capaci di testimoniare con dolcezza,
di unire nella preghiera,
di portare speranza dove c’è solitudine.
Resta accanto a noi,
presenza viva e silenziosa,
perché nelle fatiche della vita
non smettiamo mai di amare e di benedire.
Amen.
Don John Betancur
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