Condivisione solidale della Parola di Dio nella VI Domenica di Pasqua (At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 54
La lettura molto attenta del brano del vangelo di Giovanni (14, 15-21) m’immerge nell’istruzione del Signore sull’intensità e l’intimità della comunione che c’è tra il Figlio e il Padre (cfr. Gv 14, 20), ovvero la comunione profonda che viene estesa al credente (cfr. Gv 14,16-17): colui che crede al Figlio e a Colui che l’ha mandato nel mondo per poter salvarlo mediante la Redenzione. Per permanere in questa comunione, Gesù-Cristo promette il Paràclito che il Padre invierà nel suo nome (cfr. Gv 14, 16): è lo Spirito Santo in me che garantisce che l’Amore di Dio è in me , e di conseguenza, che Dio è presente in me (cfr. Gv 14, 17). Ciò che il Signore mi chiede è di vivere pienamente quest’Amore, osservando i suoi comandamenti (cfr. Gv 14, 15.21). Ecco l’aspetto pratico della mia adesione a Colui che mi ama gratuitamente. Con questo non mi sento “orfano“(cfr. Gv 14, 18).
1) Giovanni 14,15-21
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»”.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 14, 15-21
“Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito. E’ la prima delle cinque promesse dello Spirito Santo presenti nel Vangelo di Giovanni. Lo Spirito è chiamato con il termine greco Paràclito, desunto dall’ambito forense. Giovanni vede in parallelo la vicenda di Gesù e quella della Chiesa come un grande dibattito processuale. Esso ha come esito sul piano superficiale degli eventi la sconfitta di entrambi davanti al mondo peccatore. Ma sul piano soprannaturale la morte in croce di Cristo e della Chiesa è la radice del loro trionfo sul male e della salvezza che essi daranno all’umanità. In questo tormentato processo la Chiesa non è sola, ha accanto a sé un avvocato difensore (Paràclito), lo Spirito che lancerà la sua accusa contro il mondo e che sarà il Consolatore della comunità, dandole la stessa forza di Dio”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 636).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° San Cirillo di Alessandria
” Chi ha il pegno dello Spirito e possiede la speranza della risurrezione, tiene come già presente ciò che aspetta e quindi può dire con ragione di non conoscere alcuno secondo la carne, di sentirsi, cioè, fin d’ora partecipe della condizione del Cristo glorioso. Ciò vale per tutti noi che siamo spirituali ed estranei alla corruzione della carne. Infatti, brillando a noi l’Unigenito, siamo trasformati nel Verbo stesso che tutto vivifica. Quando regnava il peccato eravamo tutti vincolati dalle catene della morte. Ora che è subentrata al peccato la giustizia di Cristo, ci siamo liberati dall’antico stato di decadenza” (San Cirillo di Alessandria, vescovo, «Commento sulla seconda lettera ai Corinzi» – Cap. 5, 5 – 6; PG 74, 942-943)
2° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani “Se mi amate …. io pregherò il Padre… che vi darà un altro Difensore…. Che rimanga con voi per sempre”. Queste parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima cena, suonano come un Gong, come una sentenza lapidaria che viene a far rivivere in noi la Grazia Pasquale. La prima certezza per la Chiesa è che Gesù non ci abbandona, ma ci rassicura della sua continua preghiera. San Paolo ricorda che Lui “Vive sempre dinanzi al Padre ad intercedere per noi”. Siamo al coperto. L’amore del Figlio ha sempre una risposta positiva. “Chi mi ama” è assicurato della sua presenza “faremo dimora presso di lui”. Come il Figlio alza la sua tenda e viene ad abitare tra di noi, il Padre, il Figlio e il Paraclito alzano la loro tenda nel cuore di coloro che amano il Figlio. Ovviamente gli apostoli non capirono in quel momento dell’intimità del Risorto in mezzo a loro, ma solo dopo la venuta dello Spirito. La chiesa ci fa ascoltare questa Parola dopo la Pasqua, perché possiamo comprenderla alla luce pasquale” (www. giuseppemani.it).
3° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani“È una promessa inaudita. Alla luce della rivelazione il nuovo è incommensurabile. Dopo l’intimità persa da Adamo col suo Creatore, l’uomo resta distante da Dio al punto da non poter pronunciare il Suo Nome, di non poter vedere il suo Volto senza morire. Ma il Figlio si avvicina all’umanità, il Verbo si fa carne e mette la sua dimora tra gli uomini. Nel momento di salire al Getzemani fa queste promesse: “Se qualcuno mi ama… Pregherò il Padre che vi invia un altro difensore… Mio Padre lo amerà e faremo dimora presso di lui”. Si realizza questa promessa del Figlio con l’invio dello Spirito Santo per la Pentecoste, ospite dolce che dimora presso Dio e nel cuore dei credenti: “Noi faremo dimora presso di lui”. È lo Spirito stesso difensore del Figlio e dei suoi discepoli che viene nel cuore dei credenti a testimoniare che. Gesù Cristo è il Signore. È l’unico Spirito che ci introduce nella conoscenza del Figlio e che ci incorpora nel Corpo di Cristo. Dio che viene ad abitare nel credente e incorpora l’uomo facendolo diventare Membro di Cristo” (www.giuseppemani.it).
4° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi “Essere cristiani è una questione d’Amore. “Se mi amate – dice Gesù -. osserverete i miei comandamenti“. Purtroppo noi spesso ci siamo ridotti ad una religione di osservanza di leggi e di regole, facendo risultare il tutto pesante e noioso. Invece, prima di tutto, c’è un legame d’Amore.Grazie allo Spirito che ci è stato dato, noi già ora partecipiamo a questa pienezza di Vita, anche se non riusciamo a sperimentarla completamente”(S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere, 26, VI Domenica di Pasqua – A – 10 maggio 2026).
5° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio“Si usa ricordare, nella formazione cristiana, che l’amore che Gesù ha per noi (e ci chiede) è un frutto della sua resurrezione. A prima vista può sembrare una di quelle belle frasi, dette magari in un’omelia, che lì per li attraggono, ma che poi lasciano abbastanza indifferenti. Che significa che il Risorto ci aiuta ad amare Lui e gli altri?Il nostro modo di amare è legato spesso a un carico di esperienze, grande quanto la nostra vita e, di fatto, ricca di alti e bassi, gioie e dolori, vittorie e sconfitte. A parte i momenti di innamoramento iniziale o di rara e pura estasi, spesso amare è una fatica; una rude fatica, direbbe Raissa Maritain. Per non parlare dell’aspetto morale che spesso ci tormenta: sensi di colpa, scrupoli, frustrazioni. Amiamo si, ma poco e male.(…)” (www.cercasiunfine.it).
6° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio“Gesù conosce la nostra incapacità, molto bene. Sa che qualsiasi lontananza da Lui ci rende orfani. Più avanti sarà ancora più chiaro:“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16,12). Essere orfani o essere incapaci di portare il peso indica una situazione di debolezza e di dipendenza. Costante debolezza e forte dipendenza.(…). Gesù ci dona un Paràclito, che vuol dire “uno che viene in aiuto, un assistente, un difensore”. E se Gesù lo fa con noi, facciamo anche noi con gli altri: diventare loro “paracliti”. Non dimentichiamo che una cultura individualista e razzista cresce sempre più a attorno a noi. Spesso ne siamo irretiti, nel cuore e nella mente, anche in maniera inconscia. Gesù è Paràclito per noi e noi lo dobbiamo essere per gli altri”(www.cercasiunfine.it).
Non sono orfano, sono avvolto nell’Amore del Signore, rassicurato dal Paràclito promesso da Gesù e che è effettivamente presente e che mi dà Vita. Sperimento ogni giorno che amare Dio e il prossimo è Vivere autenticamente. Posso dirlo serenamente: “Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia” (Sal 65/66,20). Signore, “a te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome” (Sal 65/66, 4).
Sac. Faustin K. Mundendi
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