Condivisione solidale della Parola di Dio nella Domenica di Pasqua (At 10,34a.37-43; Sal 117/118; Col 3, 1-4 opp. 1Co5, 6b-8; Gv 20, 1-9). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 45
E’ risorto. Il Signore è veramente risorto. Alleluia.
I testi liturgici della messa del giorno di Pasqua mi istruiscono su tre testimoni principali della risurrezione del Signore. Maria di Magdala, la mattina, arriva al sepolcro che trova aperto e senza il corpo del Signore (cfr. Gv 20, 1-2). Lei pensa che il sepolcro fosse stato trafugato (cfr. Gv 20, 2). Pietro che arriva al sepolcro vuoto osserva i segni della sepoltura di Gesù: “i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte” (cfr. Gv 20, 6-7). Giovanni che dopo aver costato anche lui la tomba vuota e gli elementi della sepoltura di Gesù in un preciso ordine, “vide e credette” (Gv 20, 8). Il linguaggio pittoresco, cioè descrittivo, riguardo a questi elementi, – “i teli posati là, e il sudario … non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte“-, mi rivela che non c’è stato un certo stupro ad essi , ma che una persona viva li abbia messi così volontariamente. La tomba non è stata trafugata, il corpo di Gesù non è stato rubato come pensava Maria Maddalena (cfr. Gv 20, 2). Ma Gesù è risorto nella logica del segreto messianico che egli imponeva spesso per non travisare il senso profondo della sua messianità. La sua discreta risurrezione non è una rivincita di fronte ai suoi assassini, ma è la sua vittoria sull’impero del diavolo; è per la salvezza di tutti gli uomini, compresi i suoi crocifissori. Poteva percepire questa risurrezione discreta solo chi vi era preparato nella fede secondo gli insegnamenti del Signore stesso incontrato nell’esperienza profonda della vita come spiega Pietro negli Atti degli Apostoli 10, 39-43. Lì per lì: “Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20, 9).
1) Giovanni 20, 1-9
“Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 20, 1-9
“Egli doveva risuscitare dai morti. La presentazione della risurrezione secondo il quarto Vangelo è evocata in un’inquadratura che sembra alludere alla celebrazione eucaristica della primitiva comunità presso la tomba del Signore che si svolgeva appunto ‘il primo giorno della settimana‘ (v.1) ed era una celebrazione della presenza pasquale del Cristo nella Chiesa. Nella narrazione non è descritta la risurrezione, un evento che supera la pura sperimentalità umana e storica, ma la testimonianza dell’irruzione del Cristo risorto nella vita della Chiesa (Pietro e ‘il discepolo che Gesù amava‘) che ‘vede e crede ‘(cfr. v. 89). Pietra rotolata, sepolcro vuoto, bende abbandonate, sudario , sono ‘segni ‘ per chi è disponibile alla fede: bisogna saperli ‘vedere’ con un’intuizione profonda, preambolo del ‘credere ‘ successivo. il ‘discepolo che Gesù amava ‘ diventa il credente-tipo che sa ormai ‘comprendere la Scrittura ‘ (cfr. v. 9), vedere cioè lo scopo e l’unità dell’intero piano salvifico di Dio”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 504).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Papa Leone XIV
“La creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova! Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!” (Leone XIV, Omelia, Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026).
2° Papa Leone XIV
“Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita. Ma anche fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge” (Leone XIV, Omelia, Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026).
3° Papa Leone XIV
“Fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno. Ce lo dice il Vangelo oggi proclamato, che colloca l’evento della risurrezione in modo preciso: «Il primo giorno della settimana» (Gv 20,1). Il giorno della risurrezione di Cristo ci rimanda così alla creazione, a quel primo giorno in cui Dio creò il mondo, e ci annuncia, nello stesso tempo, che una vita nuova, più forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanità”(Leone XIV, Omelia, Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026).
4° Papa Leone XIV
“La Pasqua è la nuova creazione operata dal Signore Risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita”(Leone XIV, Omelia, Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026).
5° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“La Chiesa celebra la resurrezione del Signore non in maniera esuberante e trionfante ma in maniera discreta come Lui discretamente si è introdotto nella vita dei suoi che dovevano sperimentare la sua Resurrezione. Anche il canto gregoriano di questo giorno è calmo e sereno. La Chiesa rispetta la volontà dello Sposo: la sua resurrezione avvenne in maniera discreta e invisibile agli uomini. La Chiesa condivide la gioia con Lui intimamente. (…).Gesù ci dice “Io sono risorto”. Aveva detto ai suoi “Io ho il potere di donare la vita e riprenderla di nuovo” (www.giuseppemani.it).
6° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“Certamente la morte di Gesù aveva separato la sua anima dal corpo, come avviene con la morte ma, come dice San Gregorio di Nissa “La sua natura divina li ha uniti di nuovo”. La sua morte sulla Croce ha liberato l’umanità dal peccato e la sua Resurrezione ha aperto ad ogni uomo che lo confessa nella fede, l’accesso alla vita nuova e alla comunione perfetta con Dio. Il Signore è compagno meraviglioso di ogni uomo in ogni istante “Io sono risuscitato e ormai sono sempre con te”. Possiamo passare tutta la nostra vita in comunione con Lui. Viviamo con il Signore, è nostro compagno quotidiano” (www.giuseppemani.it).
7° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
C’è un masso tra noi e il Cristo. Quello del giorno della Resurrezione lo conosciamo: la pietra che fungeva da porta per la tomba di Gesù era di dimensioni enormi, difficili da spostare. Non a caso Marco ci parla dei discepoli che si chiedevano su chi mai la potesse far rotolare per aprire il sepolcro. Per Matteo c’è un terremoto e un angelo che provvede a rimuovere l’ostacolo. E per noi? Sembra che una pietra enorme resti li: non abbiamo forza personale, né aiuto di altri, né eventi straordinari che ci aprano il sepolcro. Si perché la domenica di Pasqua non è una festa sdolcinata e romanticizzata (come molto del Natale) da darci l’illusione di aver celebrato qualcosa di “religioso”. No questa festa non ammette aree ambigue, “terre di mezzo”, non tollera il non decidersi e il restare nel limbo. Questa festa inizia con il rotolare il masso per scoprire cosa il Risorto vuol dirmi e dove vuole inviarmi (www.cercasiunfine.it).
8° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
Quindi la pietra del sepolcro va rotolata e, prima di essa, tutte le altre che sono sulla strada. Ha scritto Tonino Bello: «Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E’ la festa del terremoto. La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro. Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione del peccato…” (…). “Siamo tombe alienate – continua Tonino Bello. Ognuno con il suo sigillo di morte. Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo» (www.cercasiunfine.it).
4) Il Signore è veramente risorto. Con il Battesimo anch’io sono morto e risorto in Cristo, e da allora vivo da risorto, come tutti i battezzati. Il consiglio che ci dà San Paolo è ben chiaro: “se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2). E ancora: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. (…). Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità” (1 Co 5, 7-8). Alleluia!
Sac. Faustin. Mundendi
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