Omelia – Domenica della Divina Misericordia
Fratelli e sorelle,
oggi celebriamo la Domenica della Divina Misericordia, ma tutto parte da un evento fondamentale: la Risurrezione. Senza la Risurrezione, non ci sarebbe misericordia, non ci sarebbe speranza, non ci sarebbe vita nuova.
È il primo giorno dopo il sabato, il giorno in cui tutto ricomincia. Non è un dettaglio: è l’inizio di una nuova creazione. Come all’alba del mondo Dio disse “sia la luce”, così ora, nel Risorto, nasce una luce che nessuna tenebra può spegnere.
E proprio in questo primo giorno della settimana, i discepoli sono riuniti. Hanno paura, è vero, ma sono insieme. Questo è già un segno di Chiesa nascente.
Gesù entra e dice: “Pace a voi.”
La Risurrezione porta pace, non vendetta. Porta misericordia, non giudizio.
Ma c’è di più. Questo giorno, il giorno del Risorto, è anche il giorno che diventerà il giorno dei cristiani: la domenica. Il giorno in cui la comunità si raduna per vivere ciò che abbiamo ascoltato nella prima lettura degli Atti degli Apostoli:
l’insegnamento degli apostoli
la comunione fraterna
lo spezzare il pane
le preghiere
Questi sono i pilastri della vita cristiana, ieri come oggi.
L’insegnamento: abbiamo bisogno di ascoltare la Parola, di lasciarci formare, di non vivere una fede “fai da te”.
La comunione: non si crede da soli. La fede vive nelle relazioni, nel sostegno reciproco.
Lo spezzare il pane: è l’Eucaristia, cuore pulsante della domenica, dove incontriamo davvero il Risorto.
La preghiera: è il respiro dell’anima, ciò che ci tiene uniti a Dio.
E tutto questo ha una radice ancora più profonda: il Battesimo.
Fratelli, noi siamo figli della Risurrezione perché siamo stati immersi, nel Battesimo, nella morte e nella vita di Cristo. Non è solo un rito del passato: è una realtà viva.
Nel Battesimo:
siamo passati dalla morte alla vita
siamo diventati nuove creature
siamo entrati nella misericordia di Dio
Ogni domenica è come un “ritorno” al nostro Battesimo. È il giorno in cui ricordiamo chi siamo: persone salvate, amate, perdonate.
E poi torniamo al Vangelo.
Tommaso arriva otto giorni dopo, cioè ancora nel ritmo della domenica. Anche lui è chiamato a fare esperienza del Risorto dentro la comunità.
Gesù non lo esclude, ma lo raggiunge. E qui vediamo ancora una volta la misericordia: Dio non si stanca di venirci incontro, anche quando siamo in ritardo, anche quando dubitiamo.
E davanti al Risorto, Tommaso fa il suo cammino:
“Mio Signore e mio Dio!”
Fratelli e sorelle,
oggi tutto si tiene:
la Risurrezione, fonte della nostra speranza
il primo giorno dopo il sabato, tempo nuovo di Dio
il Battesimo, porta della vita nuova
l’insegnamento e la comunione, che ci formano come Chiesa
lo spezzare il pane, dove incontriamo il Risorto
la misericordia, che guarisce le nostre ferite
Allora chiediamoci:
Viviamo davvero la domenica come incontro con il Risorto?
Ci nutriamo della Parola e dell’Eucaristia?
Ci sentiamo parte viva di una comunità?
Ricordiamo la grazia del nostro Battesimo?
Non dimentichiamolo: la misericordia non è solo da ricevere, ma da vivere.
Usciamo da questa celebrazione come discepoli del Risorto, portando nel mondo ciò che abbiamo ricevuto: pace, perdono, speranza.
E, come Tommaso, anche noi oggi rinnoviamo la nostra fede:
“Mio Signore e mio Dio.”


Meditazione – Domenica della Divina Misericordia
“Il primo giorno dopo il sabato” (Gv 20,1.19).
Tutto comincia da qui. Non è solo una indicazione temporale: è un annuncio. È il giorno nuovo, il giorno della Risurrezione, il giorno in cui Dio ricrea il mondo.
Come scrive Sant’Agostino:
“La risurrezione del Signore è la nostra speranza.”
La misericordia nasce proprio da questa speranza: Cristo è vivo. Le ferite non sono scomparse, ma sono trasfigurate.
“Pace a voi” (Gv 20,19).
Queste sono le prime parole del Risorto. Non un rimprovero, non una richiesta, ma un dono.
I discepoli sono chiusi per paura, eppure Gesù entra.
Come osserva Papa Francesco:
“Dio non si stanca mai di perdonare; siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.”
La misericordia è questo: Dio che entra nelle nostre porte chiuse senza forzarle, ma aprendole dall’interno con il suo amore.
“Mostrò loro le mani e il fianco” (Gv 20,20).
Le ferite restano. Non vengono cancellate. Diventano memoria viva dell’amore.
San Tommaso d’Aquino scrive:
“Le ferite di Cristo sono segni della sua carità.”
Anche le nostre ferite, illuminate dalla Risurrezione, possono diventare luogo di incontro con Dio.
“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21).
La misericordia ricevuta diventa missione.
Non è qualcosa da custodire gelosamente, ma da condividere.
E qui risuonano le parole degli Atti degli Apostoli:
“Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42).
Questa è la Chiesa che nasce dalla Pasqua:
una comunità che ascolta (l’insegnamento)
che vive insieme (la comunione)
che celebra (lo spezzare il pane)
che prega (le preghiere)
E tutto questo accade proprio nel giorno del Risorto, la domenica.
“Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22).
Qui si rivela il legame profondo con il Battesimo.
Nel Battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito, siamo stati immersi nella morte e nella Risurrezione di Cristo.
Come dice San Paolo:
“Se uno è in Cristo, è una creatura nuova” (2Cor 5,17).
La misericordia non è solo perdono dei peccati: è nuova creazione.
E poi c’è Tommaso.
“Se non vedo… non credo” (Gv 20,25).
È la voce di ogni uomo che cerca, che dubita, che fatica.
Eppure, otto giorni dopo — ancora domenica — Gesù torna. Torna per lui.
Come scrive San Gregorio Magno:
“Il dubbio di Tommaso giovò più alla nostra fede che la fede degli altri discepoli.”
Perché Dio non ha paura delle nostre domande. Le attraversa.
E Tommaso arriva al cuore:
“Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28).
Fratelli e sorelle,
questa domenica ci riporta all’essenziale:
alla Risurrezione, che apre un tempo nuovo
al Battesimo, che ci rende creature nuove
alla comunità, che vive dell’insegnamento e della comunione
allo spezzare il pane, dove il Risorto si fa presente
alla misericordia, che guarisce e invia
Come dice Santa Faustina Kowalska:
“L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà con fiducia alla misericordia divina.”
Allora, in questo primo giorno, giorno senza tramonto, lasciamoci incontrare dal Risorto.
Portiamogli le nostre paure, le nostre ferite, i nostri dubbi.
E impariamo anche noi a vivere di misericordia.
Fino a poter dire, con verità e fiducia:
“Mio Signore e mio Dio.”