Condivisione solidale della Parola di Dio nella Passione del Signore del Venerdì Santo ( Is 52, 13-53, 12; Sal 30/31; Gv 18, 1-19,42). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 44

Nel cuore del Triduo Pasquale c’è il Venerdì Santo, Giorno della Passione e della Morte del Signore. Ribadisco il contenuto di una mia meditazione precedente aiutandomi a pregare ancora meglio. Riflettevo, infatti, su questo Giorno particolarmente Santo:

” (…) ciò che il Gesù, anticipando la Pasqua, ha celebrato con i suoi apostoli nel Cenacolo, con l’Ultima Cena istituendo l’Eucaristia e il Sacerdozio ministeriale, chiedendo ai suoi apostoli di fare questo, in seguito “in memoria” di lui, cioè il Memoriale della sua Pasqua. Ciò che Gesù ha anticipato nella celebrazione della Pasqua il Giovedì Santo, lo celebra ora nel suo Corpo il Venerdì Santo con la sofferenza , il doloro, la morte e la sepoltura. Gesù lo vive concretamente nella consegna volontaria della sua vita e del suo sangue. Il Sommo Sacerdote della Nuova ed Eterna Alleanza offre se stesso come Agnello innocente sacrificato o immolato per liberare l’Umanità in preda al giogo del peccato mortale! E’ questo il primo elemento del Memoriale della Pasqua del Signore che celebro in ogni Santa Messa, nell’Eucaristia. Il secondo elemento è quello che celebrerò nella Veglia Pasquale: La Risurrezione dalla morte. (…)  il legno della Croce al quale fu appeso il Cristo Salvatore del Mondo non è, di sicuro, il legno della vergogna e di un fallito! E’ un fallimento apparente! Ma è realmente il legno della forza di Dio che sconfigge definitivamente Satana e la sua arma di morte. Il Cristo appeso a questo legno è il nuovo serpente di bronzo innalzato sull’asta del Calvario per “attirare tutti a sé” e per riconoscere l’ “Io sono”. E’ il legno della vita piena e della Salvezza di tutta l’Umanità credente” (Faustin K. Mundendi, Sintesi per il mio vivere cristiano, n. 13: www.parrocchietta.it/blog…).

1) Giovanni 18, 1-19,42 (lettura a parte)

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 18, 1-19, 42

Passione del Signore.  Lo stupendo affresco della passione e morte del Cristo secondo Giovanni, pur ricalcando la tradizione precedente testimoniata dagli agli altri evangelisti, ha delle aree nuove, caratteristiche del quarto Vangelo. Pensiamo al dialogo tra Gesù e Pilato sulla ‘verità’, alla presentazione ironica eppure inconsapevolmente profonda di Gesù nella sua umanità con il famoso detto di Pilato: “Ecce homo“; pensiamo alla solennità del Cristo che a Pilato ricorda di essere solo uno strumento del misterioso piano salvifico di Dio (‘Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto‘). Ma soprattutto pensiamo all’episodio della tunica non strappata, simbolo forse dell’unità della Chiesa , alla scena della madre e del discepolo ai piedi della croce con tutti i suoi significati ecclesiali, al costato trafitto del Cristo da cui escono sangue e acqua, segni dell’eucaristia e del battesimo, secondo la tradizione cristiana. Un’intensa sequenza di eventi che agli occhi di Giovanni si trasfigurano passando dall’orizzonte storico a quello trascendente e salvifico”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 443).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° San Giovanni  Crisostomo, Vescovo

“E i simboli del Battesimo e dell’Eucaristia sono usciti dal costato . Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva. Per questo Mosè, parlando del primo uomo, usa l’espressione : ‘ossa delle mie ossa, carne della mia carne ‘ (Gn 2, 23), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l’acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l’acqua durante il sonno della sua morte. Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato”( S. Giovanni Crisostomo, vescovo, Catech. 3, 13-19; SC 50, 174-177: “La forza del sangue di Cristo”)

1° Benedetto XVI

“Ecco il venerdì santo del XX secolo: il volto dell’uomo è schernito, coperto di spunti, percosso dall’uomo stesso. Dalle camere a gas di Aushwitz, dai villaggi distrutti e dai bambini vittime di oppressione in Vietnam, dai quartieri di miseria dell’India, dell’Africa, dell’America latina, dai campi di concentramento del mondo comunista (…): da tutte le parti guarda a noi il ‘capo insanguinato e ferito, gonfio di dolore e di sprezzo ‘, con un realismo che rifugge da ogni trasfigurazione estetica. Se vogliamo inscrivere il venerdì santo del XX secolo nel venerdì santo di Gesù, dobbiamo trasferire il grido di miseria del secolo nell’invocazione d’aiuto rivolta al Padre, trasformato cioè in preghiera a Dio pur sempre vicino” (Joseph Ratzinger – B. XVI,  365 giorni con il Papa: collaboratori della verità, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2006,  pp. 159-160.

2° Benedetto XVI

“E qui, seguendo la linea dei pensieri, verrebbe subito da domandarsi: Si può pregare con cuore sincero fino a che non si è fatto nulla per cancellare il sangue degli oppressi e asciugare le loro lacrime? (…). Si può in genere pregare soltanto con le labbra o è sempre necessario per questo tutto il cuore, e l’impegno dell’intera persona? Comprendere nuovamente, dal profondo di noi stessi, tutto ciò è l’esigenza fondamentale e decisiva che il venerdì santo, anno per anno, ci rivolge” (Joseph Ratzinger – B. XVI,  365 giorni con il Papa: collaboratori della verità, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2006,  pp. 159-160.

3° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani.

“Facciamo la Via Crucis e saliamo il Calvario. Contempliamo il Crocifisso.  È la vera e più autentica rivelazione di Dio: L’ Amore. Lasciamoci evangelizzare da Lui ascoltando le sue ultime Parole: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”; “Donna ecco tuo Figlio. Figlio ecco tua Madre”; “Oggi sarai con me in Paradiso”; “Dio mio, perché mi hai abbandonato”; “Ho sete”; “Tutto è compiuto”;“Padre nelle tue mani affido il mio spirito” (www.giuseppemani.it).

4° S.E. Arc. Mons. Giuseppe Mani.

Sabato Santo (…). È il giorno del grande silenzio. Sulla terra c’è solo la fede di Maria. Gesù è sceso agli inferì ad annunciare la sua Resurrezione dicendo loro “Il Signore sia con voi”. E loro rispondono “E con il tuo Spirito” (www.giuseppemani.it).

4) Io cristiano: “Sono frutto di questo dono della vita e dell’amore libero e gratuito di Dio nel Cristo appeso al legno della Croce. Sono un peccatore perdonato, cioè un peccatore acquisito profondamente alla Misericordia, alla Tenerezza, alla Giustizia , alla Gratuità, alla Grazia, alla  Bontà di Dio. Sono  nutrito quotidianamente da ciò che esce dal costato squarciato del Signore appeso al legno della croce e morto: il Sangue e l’Acqua (cfr. Gv 18, 34) che ne escono sono i Sacramenti che nutrono la mia vita cristiana” (Faustin K. Mundendi, Sintesi per il mio vivere cristiano, n. 13: www.parrocchietta.it/blog…).

In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò  deluso; difendimi par la tua giustizia. Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele” (Sal 30/31, 3.6).

Sac. Faustin K. Mundendi