Condivisione solidale della Parola di Dio in Coena Domini – A – (Es 12, 1-8.11-14; Sal 115/116;1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 43

Con il Giovedì Santo, entro nella spiritualità profonda del Triduo Pasquale. La Notte del Giovedì Santo segna la Fonte vitale del mio nutrimento spirituale speciale in quanto cristiano ed in quanto ministro ordinario dell’Eucaristia. Non cesserò mai di meditare su questi doni unici: l’Eucaristia ed il Sacerdozio ministeriale. Precedentemente meditavo e scrivevo:

“L’istituzione dell’Eucaristia e l’istituzione dell’Ordine Sacerdotale mi vengono trasmesse e ricordate da San Paolo nella 1 Cor 11, 23-25: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me” (cfr. v. 24); “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete,in memoria di me” (cfr. v.25). Queste istituzioni non sono un ricordo statico, ma sono vita cristiana fondata nel memoriale dinamico del Sacrificio del Signore che redime l’Umanità. San Paolo spiega: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (cfr. v. 26). Contemplo queste due istituzioni, strettamente legate, ogni volta che recito il quinto dei misteri luminosi del Santo Rosario secondo quanto indica San Giovanni Paolo nella ” Lettera apostolica Rosarium Virginis“, del 16 ottobre 2002, n. 21: “ Mistero di luce è, infine, l’istituzione dell’Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l’umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio“. Naturalmente è sottointesa anche l’istituzione dell’Ordine sacerdotale, perché praticamente non c’è l’una senza l’altra”(Faustin K. Mundendi, Sintesi per il mio vivere cristiano, N. 12: www.parrocchietta.it)

1) Giovanni 13,1-15

“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» “.

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 13, 1-15

Li amò sino alla fine. Giovanni apre la descrizione dell’ultima sera della vita terrena del Cristo con il gesto della lavanda dei piedi ai discepoli, un gesto di grande donazione e umiltà. Non per nulla Giovanni introduce questo gesto e tutti i capitoli che seguono con quella celebre frase ‘Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fio alla fine ‘. Il racconto comprende anche un dialogo tra Pietro e Gesù che sposta l’accento sulla purificazione della coscienza, evocata appunto dall’acqua lustrale. Ma nel finale riappare il tema dell’amore e della donazione nell’appello che Gesù rivolge ai discepoli perché ‘si lavino i piedi gli uni gli altri ‘sul suo esempio. Qualcuno ha intravisto in questo atto un simbolismo eucaristico, quello che il Cristo fa nella donazione di sé sotto il segno del pane e del vino. Giovanni, infatti, non narra l’istituzione dell’eucaristia, sostituendovi questo episodio emblematico”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 432).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° Benedetto XVI

” Gesù depone le vesti della sua gloria, si cinge col “panno” dell’umanità e si fa schiavo. Lava i piedi sporchi dei discepoli e li rende così capaci di accedere al convito divino al quale Egli li invita. Al posto delle purificazioni cultuali ed esterne, che purificano l’uomo ritualmente, lasciandolo tuttavia così com’è, subentra il bagno nuovo: Egli ci rende puri mediante la sua parola e il suo amore, mediante il dono di se stesso. “Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato”, dirà ai discepoli nel discorso sulla vite (Gv 15, 3). Sempre di nuovo ci lava con la sua parola. Sì, se accogliamo le parole di Gesù in atteggiamento di meditazione, di preghiera e di fede, esse sviluppano in noi la loro forza purificatrice” (B. XVI – Santa Messa nella Cena del Signore, 20 marzo 2008).

2° Benedetto XVI

“Giorno dopo giorno siamo come ricoperti di sporcizia multiforme, di parole vuote, di pregiudizi, di sapienza ridotta ed alterata; una molteplice semifalsità o falsità aperta s’infiltra continuamente nel nostro intimo. Tutto ciò offusca e contamina la nostra anima, ci minaccia con l’incapacità per la verità e per il bene. Se accogliamo le parole di Gesù col cuore attento, esse si rivelano veri lavaggi, purificazioni dell’anima, dell’uomo interiore.(…). La lavanda che Gesù dona ai suoi discepoli è anzitutto semplicemente azione sua – il dono della purezza, della “capacità per Dio” offerto a loro. Ma il dono diventa poi un modello, il compito di fare la stessa cosa gli uni per gli altri” (B. XVI – Santa Messa nella Cena del Signore, 20 marzo 2008).

  S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“È la celebrazione della nuova ed eterna Alleanza. Saliamo al cenacolo come Mosè salì sul Sinai, convocato da Dio. Dio ci attende per dirci che il Suo amore per noi ci lega come i tralci alla vite. Fa scorrere la sua vita dentro di noi: il Suo Spirito. Ci dono la sua legge non dieci, ma una sola: “Amare Lui”Ci insegna lo stile con cui vivere tra di noi: lavarci i piedi. Servizio. Ci garantisce la Sua preghiera e la certezza di ottenere tutto quello che chiederemo a suo nome” (www.giuseppemani.it).

4) Il giovedì Santo non è un giovedì qualsiasi naturalmente. Mi posso ripetere: ” Il Giovedì Santo interpella la mia vita sacerdotale chiamata alla santità, non come un “fare” ma come un “essere“. Mi santifico santificando nel ministero della Chiesa per il popolo di Dio. Ecco perché chiedo preghiera per la mia santità in quanto ministro della Chiesa e in quanto uomo cristiano” (Faustin K. M., Sintesi per il mio vivere cristiano, N. 12: www.parocchietta.it).

Ringrazio profondamente il Signore col Salmo 115: “Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”; “A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo”.

Sac. Faustin K. Mundendi