Condivisione solidale della Parola di Dio nella I Domenica di AVVENTO – A (Is 2, 1-5; Sal 121/122; Rm 13, 11-14a; Mt 24, 37-44). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 1
Oggi comincio solennemente l’Avvento del Signore e l’Anno Liturgico A.
1) L’AVVENTO – Adventus (latino) – Parousia (greco) – è il tempo di preparazione alla venuta di un gran Sovrano che, per me cristiano, non è un sovrano mondano, ma è il Signore, Figlio di Dio, il Redentore, il Liberatore, il Salvatore…
L’AVVENTO CRISTIANO è il tempo di preparazione alla realtà delle due venute di Cristo: quella della Fine dei Tempi alla Parousia e quella già avvenuta nella Storia del Mondo e viene commemorata con la celebrazione della Solennità del Santo Natale.
Per la realtà di questa doppia venuta del Signore, i verbi che spronano il mio essere nell’attesa sono: “vegliare” e “vigilare“: essere attento e vigilante.
Si tratta di “vegliare” (cfr. Mt 24, 42) nel cuore e di “vigilare” sul cuore per combattere i fattori della stanchezza e del disimpegno del mio agire nella FEDE, la SPERANZA e la CARITÀ.
Riguardo alle due venute, questa domenica e la domenica prossima, sono le domeniche che mi preparano alla Venuta di Cristo alla fine dei Tempi.
2) Il testimone che mi guida in queste domeniche è ISAIA, profeta della speranza nei tempi duri d’Israele per motivi della sua deportazione in Babilonia.
La terza e la quarta domeniche mi prepareranno specificatamente alla Festa del Natale, Centro della commemorazione della Prima Venuta del Cristo, Figlio di Dio nella Storia!
I testimoni principali che mi guideranno nell’attesa nelle ultime domeniche di Avvento saranno : GIAMBATTISTA e la MADONNA, MARIA, Madre del Signore, con GIUSEPPE, suo sposo.
3) Mi dispongo a camminare in quest’attesa con il giusto atteggiamento che dice “no” ad ogni forma di apatia, d’indifferenza, d’inerzia…: il no alle “opere delle tenebre” (cfr. Rm 13, 12): “Orge e ubriachezze”, “ lussurie e impurità”, “litigi e gelosie” (cfr. Rm 13, 13).
Devo vivere con l’attenzione vigile del cuore e con fiducia nella Presenza Salvatrice di Dio nella Storia: rivestirmi del Signore Gesù Cristo (cfr. Rm 13, 14).
Sono invitato ad essere “pronto”(cfr. Mt 24, 44) camminando nella “luce del Signore” (cfr. Is 1, 5) ad incontrarLo.
E’ Lui la Mèta della mia esistenza per la Festa integrale sul Monte Sion nella Gerusalemme Celeste dove c’è la Pace per “tutte le nazioni”, “tutti i popoli” (cfr. Is 1, 4).
4) Brevi pensieri che mi aiutano in questa meditazione
1° San Giovanni Paolo II
“Avvento significa la venuta del Redentore; Figlio dell’uomo, nato nella notte di Betlemme. Egli da quel momento si inscrive nell’intera storia dell’uomo, dall’inizio alla fine. La storia dell’uomo sulla terra non è solo il trapasso verso la morte. È una maturazione. Avvento quindi significa un’altra venuta del Figlio dell’uomo, come giudice alla fine del mondo. È venuto per fecondare con la sua incarnazione la terra dell’umanità. Verrà per giudicare: per stabilire quale frutto avrà dato questa terra. Verrà per illuminare, alla fine, l’intimo delle coscienze e dei cuori. In questo modo la storia dell’uomo sulla terra non è solo un passaggio verso la morte. È soprattutto una maturazione verso la verità del Giudizio. È una maturazione per la vita in Dio (San GP II, Omelia, 1.XII.1985, n. 4).
2° San Giovanni Paolo II
“Tutte le creature “proclamano la gloria di Dio” e in questo modo rendono testimonianza alla sua presenza. E dunque anche alla sua “Venuta”. L’Avvento di Dio è profondamente inscritto nell’esistenza stessa del mondo, nella sua permanenza e nel suo divenire. Sempre viviamo in attesa “di ciò che dovrà accadere sulla terra”, come dice Cristo nel Vangelo… (cf. Lc 21, 25-28. 34-36)” (San GP II, Omelia, 1.XII.1985, n. 2).
3° Benedetto XVI
“(Nella) Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento. Riflettiamo brevemente sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi”(B.XVI, Omelia, 28.XI.2009)
4° Benedetto XVI
“Altro elemento fondamentale dell’Avvento è l’attesa, attesa che è nello stesso tempo speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, come occasione favorevole per la nostra salvezza” (…). Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso” (B. XVI, Omelia, 28.XI.2009).
5° Benedetto XVI
“Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso. Cari amici, l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa. Amen!” (B. XVI, Omelia, 28.XI.2009).
6° Francesco, Papa
“L’Avvento è il tempo in cui fare memoria della vicinanza di Dio, che è sceso verso di noi. Ma il profeta va oltre e chiede a Dio di avvicinarsi ancora: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). (…). È anche il primo messaggio dell’Avvento e dell’Anno liturgico, riconoscere Dio vicino e dirgli: “Avvicinati ancora!”. Egli vuole venire vicino a noi, ma si propone, non si impone; sta a noi non stancarci di dirgli: “Vieni!”. Sta a noi, è la preghiera dell’Avvento: “Vieni!”. Gesù – ci ricorda l’Avvento – è venuto tra noi e verrà di nuovo alla fine dei tempi. Ma, ci chiediamo, a che cosa servono queste venute se non viene oggi nella nostra vita? Invitiamolo. Facciamo nostra l’invocazione tipica dell’Avvento: «Vieni, Signore Gesù»(Ap 22,20)” (Francesco, Papa, Omelia, 29.XI.2020).
7° Francesco, Papa
“Ma, se dobbiamo vegliare, vuol dire che siamo nella notte. Sì, ora non viviamo nel giorno, ma nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche. Il giorno arriverà quando saremo con il Signore. Arriverà, non perdiamoci d’animo: la notte passerà, sorgerà il Signore, ci giudicherà Lui che è morto in croce per noi. Vigilare è attendere questo, è non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, e questo si chiama vivere nella speranza (…). C’è un sonno pericoloso: il sonno della mediocrità. Viene quando dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere. Ma senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede, perché la fede è il contrario della mediocrità: è desiderio ardente di Dio, è audacia continua di convertirsi, è coraggio di amare, è andare sempre avanti” (Francesco, Papa, Omelia, 29.XI.2020).
8° Francesco, Papa
“E dunque, come possiamo svegliarci dal sonno della mediocrità? Con la vigilanza della preghiera. Pregare è accendere una luce nella notte. La preghiera ridesta dalla tiepidezza di una vita orizzontale, innalza lo sguardo verso l’alto, ci sintonizza con il Signore. La preghiera permette a Dio di starci vicino; perciò libera dalla solitudine e dà speranza. La preghiera ossigena la vita: come non si può vivere senza respirare, così non si può essere cristiani senza pregare. E c’è tanto bisogno di cristiani che veglino per chi dorme, di adoratori, di intercessori, che giorno e notte portino davanti a Gesù, luce del mondo, le tenebre della storia. C’è bisogno di adoratori. Noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione, di stare in silenzio davanti al Signore, adorando. Questa è la mediocrità, la tiepidezza” (Francesco, Papa, Omelia, 29. XI. 2020).
9° Francesco, Papa
“ (…) il sonno dell’indifferenza. Chi è indifferente vede tutto uguale, come di notte, e non s’interessa di chi gli sta vicino. Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Il cuore diventa oscuro. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Lamentele, senso di vittima e complotti. È una catena. Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri” (Francesco, Papa, Omelia, 29. XI. 2020).
10° Francesco, Papa
“Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? Con la vigilanza della carità. Per portare luce a quel sonno della mediocrità, della tiepidezza, c’è la vigilanza della preghiera. Per ridestarci da questo sonno dell’indifferenza c’è la vigilanza della carità. La carità è il cuore pulsante del cristiano: come non si può vivere senza battito, così non si può essere cristiani senza carità. A qualcuno sembra che provare compassione, aiutare, servire sia cosa da perdenti! In realtà è l’unica cosa vincente, perché è già proiettata al futuro, al giorno del Signore, quando tutto passerà e rimarrà solo l’amore. È con le opere di misericordia che ci avviciniamo al Signore” (Francesco, Papa, Omelia, 29.XI.2020).
11° Francesco, Papa
“Cari fratelli e sorelle, pregare e amare, ecco la vigilanza. Quando la Chiesa adora Dio e serve il prossimo, non vive nella notte. Anche se stanca e provata, cammina verso il Signore. Invochiamolo: Vieni, Signore Gesù, abbiamo bisogno di te. Vieni vicino a noi. Tu sei la luce: svegliaci dal sonno della mediocrità, destaci dalle tenebre dell’indifferenza. Vieni, Signore Gesù, rendi vigili i nostri cuori che adesso sono distratti: facci sentire il desiderio di pregare e il bisogno di amare” (Francesco, Papa, 29.XI.2020).
12° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“Nessuno può essere soddisfatto del mondo in cui vive, veicolo di ingiustizie e di sofferenze. Gli esseri umani aspirano alla dignità, alla riconoscenza, a vivere decentemente. A questo aspirano e per questo lottano. A piccoli passi impercettibili l’umanità avanza e il progetto di Dio si concretizza. Dio costruisce con noi segni del mondo di domani. Mille avanzamenti quotidiani, gesti di amore, di pace, di condivisione sono indice di questo cammino alla “luce di Dio” di cui Isaia parla. I santi sono testimoni privilegiati di questo mondo nuovo” (www.giuseppemani.it).
13° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“In che stato mi trovo? In stato di veglia? Le mie abitudini, le mie occupazioni, i miei confort, le mie indulgenze, complici dinanzi a me stesso e alle mie debolezze, le mie ricchezze, i miei piaceri mi hanno a poco a poco “anestetizzato” e reso insensibile ai pericoli, sordo e cieco nella mia relazione col Signore e con gli altri. Paolo ci ricorda le tenebre che addormentano lo spirito e l’anima. Ciascuno può utilizzare, completare e inventare questi “sonniferi spirituali” (www.giuseppemani.it).
14° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi
“Il primo vegliante… è proprio Dio: è il primo a camminare, il primo a venire verso di noi, il primo a perdonarci. Dio non vuole la distruzione, ma la salvezza; non il diluvio, ma l’arca. E’ Lui che, con affetto materno, si avvicina mentre dormiamo e sussurrando il nostro nome, ci dice: ‘Svégliati … è ora!’ E, svegliati, come in pieno giorno, non possiamo che rivestirci del Signore Gesù, con le armi della Luce. Non siamo fatti per le tenebre, per le impurità, per le guerre, per le gelosie. Siamo fatti per vivere in pieno giorno, alla Luce del Sole”( (S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa vivere, I Domenica di Avvenro – A – 30 novembre 2025).
15° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
“ Tenetevi pronti, dice Gesù… oggigiorno… soprattutto perché siamo distratti: da lavoro, da relazioni, da impegni, dalla tecnologia, dai social, dalle telefonate, dal WhatsApp e via discorrendo. (…). Così ci riempiamo le giornate e la vita di tanto, di troppo. Tutto di valore? Dubito. Soluzione? Scelte drastiche per ridurre questa foga di ‘essere sempre sul pezzo’. Meno cellulare, meno TV, meno computer, meno social ecc. Meno. Solo lo stretto necessario per ‘essere nel mondo ’, senza farsi assorbire da esso. E ognuno sa delle proprie dipendenze e attua le sue misure di contenimento. Se non facciamo ciò, l’attesa scompare o perde valore perché abbiamo già riempito molti spazi della nostra mente e del nostro cuore, come della nostra vita. Una vita troppo piena, attende poco. Attende poco le cose belle e autentiche, le persone di valore e, in primis, il Signore” (www.cercasiunfine.it).
Sac. Faustin K. Mundendi
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