Condivisione solidale della Parola di Dio nella Solennità dell’Ascensione del Signore (At 1, 1-11; Sal 46/47; Ef 1, 17-23; Mt 28, 16-20). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 59
Per quaranta giorni, Gesù risorto, con varie apparizioni, manifestazioni e segni, ha confortato e rassicurato gli Apostoli e i discepoli riguardo alla sua Missione nel Mondo con il sigillo della sua Passione, Morte e Risurrezione certa.
L’Ascensione di Gesù (da ascendere) non è da confondere con l’Assunzione di Maria, sua Madre (da assumere). Il principio attivo dell’ascendere di Gesù è in Gesù stesso come soggetto e oggetto di questo verbo, è in potere autonomo proveniente dalla natura divina di Gesù. E’ ciò che è nettamente espresso del sostantivo “didibandila” (dia Yezu) in una delle lingue nazionali congolesi. Nell’Assunzione di Maria, sua Madre, il principio attivo dell’assumere non è in Maria, è in Dio, Maria è passiva. Nella medesima lingua congolese suddetta (la lingua ciluba), ciò è espresso dalla parola “diambuibua” (dia Mariya): Maria è stata trasportata.
Più volte Gesù ha istruito sulla necessità di tornare dal Padre affinché fosse mandato il Paràclito (cfr Gv 16, 5-11) e per prepararmi un posto in Cielo (cfr. Gv 14, 1-12).
Matteo non descrive l’ascensione del Signore, ma sottolinea la missione che Gesù affida agli Apostoli inviandoli nel Mondo per annunciare il Vangelo e battezzare i popoli: “ Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20). Se nonostante le certezze date loro da Gesù in quaranta giorni dopo la sua risurrezione, gli Apostoli sono ancora soggetti al dubbio: Gesù li rassicura ancora di più: “ Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Anche se in modo invisibile, Gesù è sempre presente in mezzo a loro, mediante lo Spirito Santo: non li lascia “orfani“(cfr. Gv 14, 18).
Gesù ascende con il suo corpo trasfigurato: porta con sé l’umanità e precede l’ingresso in Cielo della mia umanità con il suo corpo destinato alla gloria dell’incorruttibilità.
E Gesù tornerà alla fine dei tempi (alla parusia) come spiegano bene gli Angeli il giorno dell’Ascensione del Signore: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1, 11).
1) Matteo 28, 16-20
“In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» “.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Atti degli Apostoli 1, 15-17.20-26
“A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. L’ ultima pagina del Vangelo di Matteo è una solenne apparizione pasquale ambientata in Galilea e strutturata sui tre dati caratteristici dei racconti biblici di vocazione: la presentazione di Dio, la missione, la promessa della presenza confortatrice. In questa proclamazione finale, Gesù è presentato come Signore di ogni potere. Egli abbraccia con la sua sovranità divina cielo e terra (Dn 7, 14). La missione che egli affida alla Chiesa è di rendere discepoli tutti i popoli attraverso il battesimo, l’annuncio e la catechesi di ‘tutto ciò che io vi ho comandato ‘. E in ogni istante del loro cammino avranno il Cristo che ora è presente ‘dove due o tre sono riuniti nel mio nome‘(cfr. Mt 18, 20). Questa sintesi finale del Vangelo di Matteo ci offre il senso profondo nell’ ascensione come consapevolezza che il Cristo risorto è il centro di unificazione e di integrazione dell’universo e dell’umanità “(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 664).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Benedetto XVI
” L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti; perché, in fondo, anche gli astri sono fatti di elementi fisici come la terra. L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio. Egli – il Figlio Eterno – ha condotto il nostro essere umano al cospetto di Dio, ha portato con sé la carne e il sangue in una forma trasfigurata. L’uomo trova spazio in Dio; attraverso Cristo, l’essere umano è stato portato fin dentro la vita stessa di Dio. E poiché Dio abbraccia e sostiene l’intero cosmo, l’Ascensione del Signore significa che Cristo non si è allontanato da noi, ma che adesso, grazie al Suo essere con il Padre, è vicino ad ognuno di noi, per sempre. Ognuno di noi può darGli del tu; ognuno può chiamarLo. Il Signore si trova sempre a portata di voce. Possiamo allontanarci da Lui interiormente. Possiamo vivere voltandoGli le spalle. Ma Egli ci aspetta sempre, ed è sempre vicino a noi”( BXVI: Santa Messa, 7 maggio 2005).
2° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“ La prima ragione di gioia è che Gesù salendo al Padre porta con sé l’umanità con i suoi problemi e la sua storia che presenta al Padre pregandolo per noi. San Paolo ci assicura che Gesù vive sempre dinanzi al Padre ad intercedere per noi, per questo ci ha assicurato che qualunque cosa chiederemo nel suo nome Egli ce la concederà. È la festa dell’umanità che è entrata nella Trinità. Veramente la Grazia è più grande della creazione. L’uomo che è stato creato per la comunione con Dio, ma era stato cacciato dal Paradiso per la sua scelta di peccato, viene salvato dal Nuovo Adamo e la sua vocazione alla comunione con Dio si realizza addirittura introducendolo nella stessa Trinità, nella famiglia stessa di Dio: “Voi siete Dei e Figli dell’Altissimo” “(www.giuseppemani.it).
3° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani
” Il Capo del nostro corpo glorificato è “salito in alto” e da lassù non guarda le cose dall’alto, come sarebbe triste pensare, ma è salito per essere onnipresente da ogni situazione in cui ci troviamo. Cristo davanti al Padre (“Io e il Padre siamo una cosa sola”) è vicino a noi (“Non vi lascerò orfani, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”) è la fondamentale ragione della nostra speranza e la speranza del mondo che aspetta, gemendo come tutta la creazione le doglie del parto di essere conquistato a Cristo. Anche a noi, sorpresi dagli angeli dell’Ascensione a guardare al cielo, dicono: “Cosa state guardando il cielo? Non sapete che quel Gesù che avete visto salire al cielo tornerà allo stesso modo con cui lo avete visto salire a cielo?” e aggiungono: “Naturalmente Lui ha già fatto tutto, ora tocca a voi, perché quando tornerà vuol trovare le cose cambiate, e questo…. Tocca voi farlo col vangelo” (www.giuseppemani.it).
4° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi
“Ho sempre pensato all’Ascensione come la festa della nostra umanità, della nostra corporeità. Gesù sale al Cielo, tra il coro degli angeli e lo smarrimento degli apostoli, portando in Dio la nostra ‘carne’. Solo così, con quel corpo glorificato che è parte della nostra natura umana, lo Spirito che procede dal Padre e dal Figlio potr6à soffiare nei nostri cor6pi, entrare fin d’ora nelle nostre vite. L’evangelista Matteo però non ci parla di ascensione. La conclusione del suo vangelo si ferma al mandato missionario. (…). La nostra carne debole, destinata alla Gloria, ha bisogno di uno Spirito forte che ci faccia capaci di Lui. E così, il vangelo finisce come era iniziato. A Giuseppe l’angelo aveva detto: ” A lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Ora Gesù ci dice : “Ecco, io sono con voi tutti i giorni!”. Nel suo e nel nostro corpo, Lui è con noi“(S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere,27, Ascensione del Signore -A, 17 maggio 2026).
5° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
“Gli undici mentre Gesù ascende: “lo videro, si prostrarono … però dubitarono”. Il dubbio, forse, non li ha mai abbandonati. E pretendiamo che non abbandoni noi, molto più poveri di fede degli Undici? Andiamo verso Il Cielo o finirà tutto? Esiste veramente l’aldilà? Domande che serpeggiano nei nostri cuori e nelle nostre menti. Eppure ogni volta che il dubbio emerge nella vita dei discepoli, le parole del Signore, direttamente o meno, sembrano essere una pedagogia per superarlo, per confermarsi nella fede. Ma il discorso di Gesù non inizia con parole di conforto o di messa in fuga del dubbio. Inizia con un riferimento al potere: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”. E che c’entra il potere con persone che dubitano? C’entra perché noi dimentichiamo spesso chi sia il Signore, cioè il Padrone di tutti e di tutto; dimentichiamo dove Lui ora abita definitivamente e da dove tornerà. Dimentichiamo che anche noi siamo in cammino verso la sua casa, il Cielo. Abbiamo affidato la nostra vita non a un’idea o a un’ideologia, non a una compagine politica o a un ciarlatano populista, non a una sensazione o emozione, ma a Colui che ha “ogni potere in cielo e sulla terra”. Non è la prima volta che il buon Dio ricordi, a chi dubita, chi è. Ricordiamo Mosè, i profeti, Maria, gli apostoli, le donne al sepolcro e tanti altre e altri. Ricordarci chi è “colui che ci parla”, come Gesù fa con la Samaritana (Gv 4, 10), è un modo per fugare dubbi. Ricordiamoci sempre chi è, da dove è venuto e da dove ritornerà” (www.cercasiunfine.it).
6° La Domenica
“La solennità dell’Ascensione del Signore non commemora un distacco, ma celebra una presenza. Cessa la presenza terrena di Gesù tra i suoi discepoli e inizia il tempo di quella invisibile nello Spirito, attraverso il segno visibile della comunità dei credenti: la Chiesa. Gli apostoli fissano il cielo, che ha sottratto Cristo ai loro occhi; nel loro cuore vi è il peso di un’assenza, mitigato dalla promessa dello Spirito Santo. Ma subito c’è chi li risveglia alla realtà: devono credere che stanno celebrando una presenza che elude tempo e spazio (I Lettura). Il Risorto appare loro: la sua presenza rincuora, le sue parole confortano; ne saranno testimoni e annunciatori alle genti (Vangelo). L’apostolo Paolo (II Lettura) dà voce al mistero stupendo che la festa odierna affida ai credenti: il Signore asceso al cielo, nostra speranza ed eredità, ci convoca a condividere la sua stessa gloria, dove egli ci ha preceduto. Nell’attesa, la mente e il cuore rivolti ai gaudi eterni, viviamo in questo mondo con la libertà e la gioia di chi sa di essere in cammino verso il “tesoro di gloria” certo ed eterno. La nostra fede non indulga a un’assenza, ma contempli e celebri una presenza”( https://www.la-domenica.it/ascensione-del-signore-2026/)
7° La Domenica
“(…) il magistero e la dottrina della Chiesa, radicati nella Scrittura e nella Tradizione, affermano con chiarezza il mandato missionario conferito da Gesù ai suoi discepoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). La nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2007 ribadisce che Gesù ha invitato tutti alla fede e alla conversione, mentre encicliche come Redemptoris Missio ed Evangelii Gaudium esortano a una missione che non si limita al dialogo, ma porta la gioia del Signore a ogni uomo, riconoscendo che la salvezza è in Cristo”( https://www.la-domenica.it/ascensione-del-signore-2026/).
8°Caritas veritatis
“L’Ascensione ci insegna così a vivere con i piedi ben radicati sulla terra, ma con il cuore e lo sguardo rivolti al cielo. È la meta verso cui siamo incamminati che illumina il nostro modo di abitare la terra. Lo ripetiamo ogni giorno nella preghiera del Padre Nostro: “come in cielo così in terra”. La vita cristiana consiste proprio in questo: imparare a vivere la terra come anticipo del cielo. San Paolo, nella lettera agli Efesini, ci offre poi una delle immagini più profonde della Chiesa: Cristo è il capo e noi siamo le membra del suo corpo (Cfr. Ef 1,23). Questo significa che il Signore non è lontano. Egli vive in noi e noi apparteniamo a Lui. Per questo la nostra speranza non è fondata sulle sole forze umane, ma sulla vita nuova che Cristo risorto ha inaugurato. Dopo la Pasqua e l’Ascensione, siamo fatti per il cielo. Abbiamo già “gettato la nostra ancora” oltre questa vita. Persino i nostri corpi sono chiamati alla gloria della risurrezione, se viviamo nell’amore. Anche il Vangelo ci consegna un messaggio molto concreto. Gesù non dice ai suoi discepoli di fermarsi, ma di andare. La vita cristiana non può essere statica o ripiegata su sé stessa “( https://caritasveritatis.blog/2026/05/16/solennita-dellascensione-del-signore-a-con-i-piedi-a-terra-e-il-cuore-in-cielo/).
9°Caritas veritatis
“Il Signore invia la Chiesa nel mondo perché porti il contagio del suo amore nel cuore dell’umanità. Ma non basta andare: Gesù chiede anche di “battezzare”, cioè di immergere il mondo nella sua morte e risurrezione. Il cristianesimo non può ridursi ad una presenza vaga o ad un semplice messaggio morale. Il Signore ci chiede un’identità chiara, vissuta sempre nella carità e nella verità. E infine ci lascia una promessa che attraversa tutta la storia della Chiesa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Gesù è sempre presente. Noi, suo corpo nella storia, siamo chiamati a rendere visibile questa presenza attraverso la nostra vita. Non possiamo custodire Cristo e tenercelo stretto dentro di noi. Come una lampada posta sul candelabro illumina tutta la casa, così la presenza del Signore, attraverso la vita dei credenti, è chiamata a diffondersi e ad illuminare il mondo”(https://caritasveritatis.blog/2026/05/16/solennita-dellascensione-del-signore-a-con-i-piedi-a-terra-e-il-cuore-in-cielo/).
4) Contemplando il Signore ascendere in Cielo, accolgo il suo ordine per la missione di andare a predicare il Vangelo e battezzare i popoli per farli suoi discepoli (cfr Mt 28, 19-20), forte della certezza della sua presenza presso di me in questo (cfr. Mt8, 20). Ed io Gli dico “grazie” e Lo lodo: “ Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, perché terribile è il Signore, l’Altissimo, grande re su tutta la terra” (Sal 46, 2-3).
Faustin K. Mundendi
Lascia un commento