Condivisione solidale della Parola di Dio sulla Missione della libertà umana(Atti 16,22-34). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 56

La storia di Paolo e Sila nella prigione di Filippi ha dei particolari commoventi che mi fanno riflettere sulla missione della libertà umana. Quando per motivo di quel “gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta, e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si spezzarono” (cfr. Atti 16, 26), i prigionieri erano liberi e si trovavano dinanzi a due grandi scelte da fare: o scappare e dileguarsi, o rimanere e affrontare una situazione impegnativa diversa. Paolo e Sila, liberi,  hanno deciso di non scappare, di rimanere e di affrontare l’impegnativo rapporto con “il carceriere” disperato che voleva suicidarsi pensando che i prigionieri si fossero evasi (cfr. Atti 16, 27). 

Prima ancora che fosse una libertà fisica dalle catene, quella di Paolo e Sila era già una libertà interiore, spirituale, manifestata dal fatto che essendo ancora incatenati, questi missionari pregavano e cantavano “inni a Dio” in mezzo agli altri “carcerati” che “li ascoltavano” (cfr. Atti 16, 25). Liberi, Paolo e Sila, si preoccupano della vita e dell’integrità fisica del carceriere garantendogli la loro presenza in carcere benché non più incatenati (cfr. Atti 16, 28). 

Così comincia effettivamente la missione della loro libertà umana nei confronti del carceriere ( e anche in qualche modo nei confronti dagli altri prigionieri che osservano tale nuova situazione). Con la loro libertà Paolo e Sila costruiscono una relazione profonda e salutare con il carceriere che, ravveduto (cfr. Atti 16, 29-30), pone una domanda fondamentale: «Signori, che debbo fare per essere salvato?»(Atti 16, 30). La missione della libertà umana di Paolo e Sila gli annunciano ” la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua” (Atti 16, 32). La via indicatagli è quella della fede in Cristo Risorto: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia»(Atti 16, 32). 

Tutto cambia nella vita del carceriere con la sua famiglia nella percezione della libertà umana dei missionari del Vangelo di Cristo, Paolo e Sila. Con il suo battesimo con tutta la sua famiglia, in un attimo, la prospettiva della vita dell’uomo carceriere e la sua famiglia cambia totalmente, da accogliere e vivere il Vangelo dell’Amore di Dio e della carità cristiana espressa nei fatti puntuali immediati. Gli Atti 16, 33-34 sono eloquenti e pittoreschi in proposito: “33 Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. 34 Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio“.

1) Atti 16, 22-34

“22 La folla insorse allora contro di loro; e i pretori, strappate loro le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe. 23 E, dopo aver dato loro molte vergate, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di sorvegliarli attentamente. 24 Ricevuto tale ordine, egli li rinchiuse nella parte più interna del carcere e mise dei ceppi ai loro piedi.

Conversione del carceriere di Filippi
25 Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. 26 A un tratto vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si spezzarono. 27 Il carceriere si svegliò e, vedute tutte le porte del carcere spalancate, sguainò la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28 Ma Paolo gli gridò ad alta voce: «Non farti del male, perché siamo tutti qui». 29 Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; 30 poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?» 31 Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». 32 Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. 33 Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. 34 Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio”.

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 16:12-15

Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia. Paolo e Sila, arrestati, flagellati e imprigionati a Filippi dopo una sommossa provocata dai giudei, sono liberati da un evidente intervento divino nel cuore della notte. Il prodigio induce il loro carceriere a convertirsi con tutta la sua famiglia. La forza del Vangelo non può essere imprigionata, né ieri né oggi”Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 646).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° Carmelitani
“In carcere Paolo e Sila, nonostante la flagellazione e le percosse, mantengono un atteggiamento sereno: pregano e cantano inni fino a mezzanotte. I carcerati ne sono meravigliati, anzi affascinati poiché questi due ultimi incarcerati dimostrano, qui, una libertà di cuore ed una disponibilità inconcepibili. Un improvviso terremoto, che fa cadere le catene e scardina le porte, può portare alla fuga. Se un carceriere non ferma i fuggitivi, potrebbe ricevere un castigo drammatico. E infatti, quando il carceriere si rende conto delle porte spalancate, nella sua disperazione vorrebbe suicidarsi. Ma Paolo si preoccupa di lui e lo salva dalla angoscia. La conseguenza è la conversione di questa famiglia riconoscente (non si dice nulla degli altri prigionieri)” (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=25298)

2° Carmelitani
“Luca, l’autore degli “Atti degli Apostoli”, e quindi di questo racconto, vuole suggerire un comportamento inusuale. Egli vuole ricordare che un contegno cristiano va inventato di volta in volta. Esso si struttura sulla profonda speranza del Signore Gesù che ci fa comunque liberi; ma si struttura anche sulla preoccupazione della situazione di chi ti sta accanto, poiché può aver bisogno della tua libertà come del tuo aiuto per riprendere la sua vita e le sue responsabilità. Paolo si preoccupa di questo e, probabilmente, cerca di aiutare anche gli altri prigionieri a restare in carcere, nonostante la possibilità di fuga” (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=25298)

3° Carmelitani
“La Pasqua è alla radice di questo stile di vita. La libertà, capace di accogliere un cammino anche se faticoso, ci fa fiduciosi e ricchi di speranza anche per altri. La fatica di chi può essere in difficoltà diventa un parametro per soccorrere gratuitamente, senza nessuna contropartita. Gesù ha sempre pensato così l’Evangelo: esperienza di qualcuno che lo abbia conosciuto profondamente, e che cammina nel mondo con la sua libertà, che si mette a disposizione di chi ha bisogno, senza timori o perplessità, per quel che riesce a fare. Così Paolo salva la vita al carceriere. Si parla di salvezza poiché con la salvezza fisica si sviluppa anche, in brevissimo tempo, la richiesta della salvezza di Gesù. Il carceriere si sente alla presenza di un potere ed un comportamento divino. Chiama i discepoli: “Signori”. La risposta dei missionari è la sintesi della fede cristiana. C’è un solo Signore e quindi: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia” (v.31). Di fronte alla fede ci ritornano in mente le parole di Gesù: “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv14,12)” (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=25298)

4° Carmelitani

“La conclusione sembrerebbe corrispondere allo sviluppo dell’educazione alla fede e quindi al battesimo delle prime comunità cristiane: istruzione (v.32); battesimo (v. 33); eucarestia (v. 34). Paolo vive in una società violenta, ma scopre le alternative evangeliche nell’itinerario che egli sviluppa nell’evangelizzare. Risulta difficile precostituire il che fare, salvo porre alcune linee di valore e alcuni progetti. Ma la vita si incarica di proporre segni da parte di Gesù e richiami dello Spirito per cogliere novità in noi e individuarle anche negli altri. E’ la festa quotidiana della novità.(https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=25298)

5° Pregaudio

“Se il proverbio recita «è l’occasione a far l’uomo ladro».. allora proviamo a proporre «è il vangelo a donare amore all’uomo». Esprimo questo confronto perché Paolo e Sila stavano pregando, quindi erano in relazione con il Padre, ma ad un certo punto il terremoto – opera di madre natura –, poteva essere un pretesto per scappare, dato che l’uomo, credendosi furbo, si era invece addormentato. Eppure Paolo e Sila rimangono, cantando e rincuorarsi con Dio Padre.. il carceriere, preso dalla paura e dagli istinti, pensa e tenta di eliminarsi, perché ha paura dei torti umani. Nel mentre interviene Paolo a fermarlo, il quale evita la morte di un altro, uno che non conosce, che tuttavia è come lui figlio di Dio. Questo è il modo in cui porge l’altra guancia l’Apostolo, questo significa “essere custodi del proprio fratello”, anche quando le cose vanno male: assicurare che l’altro rimanga in vita, perché è un dono, è un talento da far fruttare. Ne consegue che il carceriere si sente apprezzato e, grazie a Paolo, riconosce la dignità della sua vita, ed è così che ascoltando i canti di Paolo e Sila, come tutti gli altri prigionieri già stavano facendo, poi riesce a credere in Gesù” (https://www.preg.audio/p/628b89b47c9f383d88aa3010).

6° Pregaudio

“L’annuncio di Paolo alla guardia, in parole, magari sarà stata una breve chiacchierata, eppure la guardia coglie l’interruzione del suicidio come segno d’amore. Dunque questo racconto si conclude come è iniziato, da una preghiera di canto a Dio, in un battesimo per Dio. Termina all’alba, in casa del carceriere che a sua volta ridona la sua ospitalità, il suo essere umano lo esprime accogliendo l’altro. Questa è la forza della preghiera: Dio è presente, con noi. Proprio nel momento di difficoltà maggiore, affidarsi a Dio, anche nella notte! Comunicare a Lui le sofferenze, che Egli stesso allieva, e poi terminare col Signore. Chissà quanto Paolo sarà stato felice di quel battesimo?! Si conclude questo episodio con della “gioia insieme per aver creduto in Dio” e, come recita il Salmo: «grandi cose ha fatto il Signore per noi»” (https://www.preg.audio/p/628b89b47c9f383d88aa3010).

4) “La forza del Vangelo non può essere imprigionata”, è pienamente libera. La libertà umana di Paolo e Sila ha espresso la sua missione profonda di scegliere la vita per tutti: garantirla, custodirla, proteggerla, benedirla, salvarla. La mia libertà umana  non può che essere in questa ottica umana e cristiana: dare la vita e salvarla, portarla al Regno di Dio, al Creatore e al Redentore, il Salvatore e Liberatore. Ringrazio infinitamente il Datore della mia libertà umana e cristiana e la sua missione profonda. Signore, “la tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani” (Sal 137, 7-8).

Faustin K. Mundendi