Condivisione solidale della Parola di Dio del Martedì della I Settimana Quaresima – A (Is. 55, 10-11; Sal 33/34; Mt 6, 7-15). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 27
Pensando al debutto del mio ministero sacerdotale a 26 anni fino adesso, mi vengono in mente tanti errori commessi anche nel predicare la Parola di Dio. Penso a quando credevo che l’efficace della predicazione potesse dipendere dalla mia erudizione cognitiva, dal mio sapere intellettuale e dal fiume di parole ben articolate. E sfociavo in lunghezze spesso noiose delle mie omelie. Non è che ora sia diventato migliore! Ma con l’esperienza in più di quaranta anni ormai di vita sacerdotale, sono diventato più consapevole di ciò che mi dicono Isaia e Gesù oggi. Vuol dire che la Parola di Dio ha la sua forza interna che lavora sugli uomini che l’ascoltano. La portata della sua efficienza non dipende del tutto dalla mia predicazione. E’ vero che mi occorre curare la preparazione della predicazione per offrire un insegnamento di qualità. Ma tutto non dipende da questa qualità secondo me. Ora miro all’essenziale della Parola di Dio senza più un fiume di parole intellettuali mie. “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare…, così sarà della parola uscita dalla mia bocca ….” (Is 55, 10-11). Nell’insegnarmi la preghiera del “Padre Nostro”, Gesù fa una premessa importantissima: ” Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt6, 7). Grazie Signore di avermi insegnato ad andare con semplicità al dunque. Ecco perché non resisto a cogliere l’essenzialità delle prediche di Benedetto XVI.
1) Isaia 55,10-11
“10 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare,11 così sarà della parola uscita dalla mia bocca:non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.
2) Matteo 6,7-15
“7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12 e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,13 e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. 4 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.
3) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commenti esegetici di Isaia 55, 10-11 e di Matteo 6, 7-15
1° Sul brano d’Isaia
“La mia parola opera ciò che desidero. Dio realizza i suoi piani anche quando tutte le prospettive umane sono contrarie Così doveva pensare il popolo d’Israele al quale Dio, per mezzo del profeta Isaia, aveva promesso il ritorno in patria”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, pp. 232-233).
2° Sul brano di Matteo
“Voi dunque pregate così. La prima parola (‘padre’, ‘papà’), che doveva sgorgare dal profondo del cuore di Gesù, dà il tono della confidenza alla nostra preghiera. Ogni volta che ci rivolgiamo a Dio dobbiamo ricordare che è il Padre che ci ama ed è felice di esaudirci. In ogni preghiera, condizione prima e fondamentale è la fiducia filiale”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, pp. 233- 234).
4) Benedetto XVI
1°) “Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero (cfr Mt 11,27). Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui. Il cristiano riscopre la sua vera identità in Cristo, «primogenito di ogni creatura», nel quale sussistono tutte le cose (cfr Col 1,15ss). Nell’identificarmi con Lui, nell’essere una cosa sola con Lui, riscopro la mia identità personale, quella di vero figlio che guarda a Dio come a un Padre pieno di amore” (B. XVI, udienza generale – 3 ottobre 2012).
2°) ” Guardando al modello che ci ha insegnato Gesù, il Padre nostro, noi vediamo che la prima parola è «Padre» e la seconda è «nostro». La risposta, quindi, è chiara: apprendo a pregare, alimento la mia preghiera, rivolgendomi a Dio come Padre e pregando-con-altri, pregando con la Chiesa, accettando il dono delle sue parole, che mi diventano poco a poco familiari e ricche di senso. Il dialogo che Dio stabilisce con ciascuno di noi, e noi con Lui, nella preghiera include sempre un «con»; non si può pregare Dio in modo individualista. Nella preghiera liturgica, soprattutto l’Eucaristia, e – formati dalla liturgia – in ogni preghiera, non parliamo solo come singole persone, bensì entriamo nel «noi» della Chiesa che prega. E dobbiamo trasformare il nostro «io» entrando in questo «noi» (B. XVI, Udienza generale- 3 ottobre 2012).
5) Io, “ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato” (Sal 33, 5). Mi occorre aver fiducia in Lui e fare affidamento sul suo Amore e sulla sua Presenza nella mia vita di uomo, di cristiano, di prete, di predicatore, di confessore… con grande umiltà. Amen.
Sac. Faustin K. Mundendi
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