Condivisione solidale della Parola di Dio nella Festa della Santa Famiglia di Nazaret: di Gesù, Maria e Giuseppe (Sir 3, 2-6.12-14;Sal 123/128; Col 3, 12-21; Mt 2, 13-15.19-23) . SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 7

Nella prima domenica dopo il Natale, ovvero la domenica fra l’ottava di Natale, celebro la Festa della Santa Famiglia di Nazaret: la Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

1) Dio ha voluto che il Salvatore venisse nel mondo non come un Angelo o uno Spirito puro, ma come un uomo, una persona umana, corpo e spirito. Ha voluto che venisse concepito e partorito , educato e cresciuto come ogni vero uomo. Perciò ha voluto che nascesse in una famiglia umana normale. Dio ha deciso nel suo Eterno Consiglio che la famiglia umana originaria del suo Figlio fosse quella dei promessi sposi Giuseppe e Maria, che pur essendo legalmente sposi, non avevano ancora condiviso il letto!

2) La grazia di Dio si è inserita nel sano amore naturale tra Giuseppe e Maria per preservarlo e sanarlo alla radice di modo che il Santo di Dio venisse concepito senza interferenza di qualche elemento biologico virile! Colti in questo Progetto di Dio, Giuseppe e Maria, non potevano minimamente pensare a qualche impresa di coinvolgimento sentimentale a effetti fisici in quanto tutti e due erano già abitati dalla potente grazia dell’Amore puro di Dio mediante lo Spirito Santo in vista del Progetto grandioso di Dio per l’Umanità

D’altronde, anche se ad un livello minore, per le sane amicizie tra uomini e donne che si stimano, si parla anche di un certo “amore platonico”. Ma l’amore sponsale tra Maria e Giuseppe è l’amore preservato, graziato, sanato alla radice per la santità della loro missione collaboratrice al primo livello nel riguardo del Progetto della Redenzione dell’Umanità dal Salvatore che nasce nella loro famiglia legale.

3) E’ una famiglia strana secondo la visione umana dal fatto che è composta da Maria, donna vergine prima, durante e dopo il parto del Figlio di Dio (non parlo dell’imene genitale, ma dell’appartenenza cordiale totale e senza interferenza a Dio solo), da Gesù, il Figlio di Dio e di Maria, e da Giuseppe, il padre legale, putativo, educatore del Figlio di Dio e protettore fattivo ed effettivo di Maria, Madre di Dio, e del Figlio di Dio e di Maria.

Qui, una frase importante detta dall’Angelo Gabriele a Maria al momento dell’Annunciazione a Nazaret dovrebbe servire da bussola permanente nella comprensione della realtà della Famiglia di Nazaret, ma anche nel capire l’orientamento da dare al cammino delle nostre famiglie. La frase è : “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37).!

La famiglia che sembra anormale secondo la visione umana della realtà, regge e si gestisce con la grazia di Dio accolta consapevolmente come Amore pieno di Dio per la famiglia di Nazaret e per l’intera Famiglia Umana da redimere….

4) La Famiglia di Nazaret è Santa, non perché fosse rimasta passiva al dono della grazia per Maria e Giuseppe, ma perché questa Famiglia ha accolto la Volontà di Dio (cfr. Lc 1, 26-38; Mt 1, 18-24) per viverne fattivamente, attivamente e quotidianamente. E’ la famiglia che ha orientato tutti i passi della sua storia in base a questa Volontà divina consapevolmente accolta e vissuta…

Questa Famiglia è l’icona della Santissima Trinità, non perché sono in tre ma perché sono uniti, sono in comunione relazionale profonda tra di loro e tra loro e il Dio Uno e Trino.

5) E’ una famiglia che ha vissuto concretamente nella carità tra le sue componenti e con gli altri (cfr. Col 3, 14); ha vissuto nella pace quotidianamente costruita con vicendevole collaborazione e la buona volontà partecipativa di ognuno di loro; ha vissuto nella preghiera e nel perdono vicendevole, nel mutuo rispetto (cfr. Sir.3, 2-6.12-14), nella fede profonda che costituisce Maria e Giuseppe come anche lo stesso Gesù i “Servi di Dio” nella scia dei grandi Servi di Dio come Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Davide, i Profeti e Re… che hanno creduto nell’adempimento delle Promesse di Dio (cfr. Lc 1, 45) per il gran Bene dell’Umanità intera.

6) Nell’Anno Liturgico A, il brano del Vangelo presenta la Famiglia di Nazaret in fuga in Egitto per causa della persecuzione feroce di Erode nei confronti di bambini innocenti d’Israele pensando di sopprimere anche Gesù (cfr. Mt 2, 13-15.19-23). Si rivela una famiglia fedele, fiduciosa e unita nella prova.

7) La Famiglia di Nazaret è modello per ogni famiglia cristiana chiamata ad essere una famiglia accogliente nei riguardi della Volontà di Dio, famiglia unita, una “Chiesa domestica” che crede, prega, perdona, vive nella carità e la comprensione, nella pace e concordia da costruire con tutte le forze, famiglia cristiana rispettosa e ospitale…

8) Brevi pensieri che mi aiutano in questa meditazione

1° San Giovanni PaoloII

“Un () tema ci viene proposto dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 13-23), e riguarda la minaccia subita dalla Santa Famiglia quasi subito dopo la nascita di Gesù. La violenza gratuita che insidia la sua vita si abbatte anche su tante altre famiglie, provocando la morte dei Santi Innocenti, dei quali ieri abbiamo fatto memoria. Ricordando questa terribile prova vissuta dal Figlio di Dio e dai suoi coetanei, la Chiesa si sente invitata a pregare per tutte le famiglie minacciate dall’interno o dall’esterno(…). Dio infatti affida il suo Figlio a Maria, ed entrambi a Giuseppe. Occorre insistentemente pregare per tutte le madri e per tutti i padri, perché siano fedeli alla loro vocazione e si mostrino degni della fiducia che Dio ripone in loro, con l’affidamento dei figli alle loro cure (GPII, Udienza generale -29.XII. 1993).

2° San Giovanni Paolo II

“ Per gli Apostoli, così come più tardi per i Padri della Chiesa, la famiglia è la “chiesa domestica”. A questa grande tradizione rimane fedele il Papa Paolo VI nella sua meravigliosa omelia su Nazaret e sull’esempio che ci viene dalla Santa Famiglia: “Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile…” (Insegnamenti di Paolo VI, II, 1964, p. 25) (GPII, Udienza generale -29.XII. 1993).

3° San Giovanni Paolo II

“ La Santa Famiglia di Nazaret voglia introdurci ad una comprensione sempre più profonda della vocazione di ogni famiglia, che trova in Cristo la fonte della sua dignità e della sua santità. Nel Natale Dio ha incontrato l’uomo e lo ha unito indissolubilmente a sé: questo “admirabile consortium” include anche il “familiare consortium”. Contemplando questa realtà, la Chiesa piega le ginocchia come di fronte a un “grande mistero” (cf. Ef 5, 32): essa vede nell’esperienza di comunione a cui è chiamata la famiglia un riflesso nel tempo della comunione trinitaria e sa bene che il matrimonio cristiano non è soltanto una realtà naturale, ma anche il sacramento dell’unità sponsale di Cristo con la sua Chiesa. È questa sublime dignità della famiglia e del matrimonio che il Concilio Vaticano II ci ha invitato a promuovere. Benedette le famiglie, che sapranno cogliere e realizzare questo originario e meraviglioso progetto di Dio, camminando per le vie indicate da Cristo” (GPII, Udienza generale -29.XII. 1993).

4° San Giovanni Paolo II

” La Santa Famiglia di Nazaret voglia introdurci ad una comprensione sempre più profonda della vocazione di ogni famiglia, che trova in Cristo la fonte della sua dignità e della sua santità. Nel Natale Dio ha incontrato l’uomo e lo ha unito indissolubilmente a sé: questo “admirabile consortium” include anche il “familiare consortium”. Contemplando questa realtà, la Chiesa piega le ginocchia come di fronte a un “grande mistero” (cf. Ef 5, 32): essa vede nell’esperienza di comunione a cui è chiamata la famiglia un riflesso nel tempo della comunione trinitaria e sa bene che il matrimonio cristiano non è soltanto una realtà naturale, ma anche il sacramento dell’unità sponsale di Cristo con la sua Chiesa. È questa sublime dignità della famiglia e del matrimonio che il Concilio Vaticano II ci ha invitato a promuovere. Benedette le famiglie, che sapranno cogliere e realizzare questo originario e meraviglioso progetto di Dio, camminando per le vie indicate da Cristo (GPII, Udienza generale -29.XII. 1993).

5° San Giovanni Paolo II

” In questa prima domenica dopo Natale la Chiesa celebra la festa della Santa Famiglia. Come nel presepe, lo sguardo di fede ci fa abbracciare insieme il Bimbo divino e le persone che gli sono accanto: la sua Madre Santissima, e Giuseppe, il suo padre putativo. Quale luce si sprigiona da questa “icona di gruppo” del Santo Natale! Luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie. Com’è bello per i coniugi rispecchiarsi nella Vergine Maria e nel suo sposo Giuseppe! Com’è consolante per i genitori specialmente se hanno un bimbo piccolo! Com’è illuminante per i fidanzati alle prese con i loro progetti di vita! Raccoglierci intorno alla grotta di Betlemme, a contemplarvi la Santa Famiglia, ci fa gustare in modo speciale il dono dell’intimità familiare, e ci sprona ad offrire calore umano e concreta solidarietà in quelle situazioni, purtroppo numerose, in cui, per vari motivi manca la pace, manca l’armonia, manca, in una parola, la “famiglia” (GPII, Udienza generale -29.XII. 1996).

6° San Giovanni Paolo II

“Il messaggio che viene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede: quella di Nazaret è una casa in cui Dio è veramente al centro. Per Maria e Giuseppe questa scelta di fede si concretizza nel servizio al Figlio di Dio loro affidato, ma si esprime anche nel loro amore reciproco, ricco di spirituale tenerezza e di fedeltà. Essi insegnano con la loro vita che il matrimonio è un’alleanza tra l’uomo e la donna, alleanza che impegna alla reciproca fedeltà e poggia sul comune affidamento a Dio. Alleanza così nobile, profonda e definitiva, da costituire per i credenti il sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa. La fedeltà dei coniugi a sua volta si pone come solida roccia su cui poggia la fiducia dei figli. Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, essi dispongono di una energia che permette loro di affrontare prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia. È necessario alimentare un tale clima di fede”(GPII, Udienza generale -29.XII. 1996).

7° Benedetto XVI

“ In questa domenica, che segue il Natale del Signore, celebriamo con gioia la Santa Famiglia di Nazaret. Il contesto è il più adatto, perché il Natale è per eccellenza la festa della famiglia. Lo dimostrano tante tradizioni e consuetudini sociali, specialmente l’usanza di riunirsi insieme, in famiglia appunto, per i pasti festivi e per gli auguri e lo scambio dei doni; e, come non rilevare che in queste circostanze, il disagio e il dolore causati da certe ferite familiari vengono amplificati? Gesù ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana; ha avuto la Vergine Maria come mamma e Giuseppe che gli ha fatto da padre; essi l’hanno allevato ed educato con immenso amore. La famiglia di Gesù merita davvero il titolo di “santa”, perché è tutta presa dal desiderio di adempiere la volontà di Dio, incarnata nell’adorabile presenza di Gesù”(B. XVI, Angelus – 28.XII.2008).

8° Benedetto XVI

“Da una parte, è una famiglia come tutte e, in quanto tale, è modello di amore coniugale, di collaborazione, di sacrificio, di affidamento alla divina Provvidenza, di laboriosità e di solidarietà, insomma, di tutti quei valori che la famiglia custodisce e promuove, contribuendo in modo primario a formare il tessuto di ogni società. Al tempo stesso, però, la Famiglia di Nazaret è unica, diversa da tutte, per la sua singolare vocazione legata alla missione del Figlio di Dio. Proprio con questa sua unicità essa addita ad ogni famiglia, e in primo luogo alle famiglie cristiane, l’orizzonte di Dio, il primato dolce ed esigente della sua volontà, la prospettiva del Cielo al quale siamo destinati. Per tutto questo oggi rendiamo grazie a Dio, ma anche alla Vergine Maria e a San Giuseppe, che con tanta fede e disponibilità hanno cooperato al disegno di salvezza del Signore (B. XVI, Angelus – 28.XII.2008).

9° Benedetto XVI

“(…) la nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero! Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. A tutti noi è capitato di sentir dire a un papà e a una mamma: “Questo bambino è un dono, un miracolo!”. In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il “segno” per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli. Quant’è importante, allora, che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell’amore del padre e della madre”(B. XVI, Angelus – 26.XII.2010).

10° Benedetto XVI

“E’ questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita. La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella – ricordata nel Vangelo secondo Matteo – della “strage degli innocenti”, che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto (cfr 2,13-23). Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena e una solida educazione. (…), la santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile, ma al tempo stesso è “modello di vita” per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l’ha benedetta e consacrata. Affidiamo pertanto alla Madonna e a san Giuseppe tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l’amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell’educazione (B. XVI, Angelus – 26.XII.2010).

10° Papa Francesco

“Dio ha scelto una famiglia umile e semplice per venire in mezzo a noi. Contempliamo la bellezza di questo mistero, sottolineando anche due aspetti concreti per le nostre famiglie. Il primo: la famiglia è la storia da cui proveniamo. Ognuno di noi ha la propria storia, nessuno è nato magicamente, con la bacchetta magica, ognuno di noi ha una storia e la famiglia è la storia da dove noi proveniamo. Il Vangelo della Liturgia odierna ci ricorda che anche Gesù è figlio di una storia familiare. Lo vediamo viaggiare a Gerusalemme con Maria e Giuseppe…” (Papa Francesco, Angelus – 26.XII. 2021).

11° Papa Francesco

” È bello vedere Gesù inserito nella trama degli affetti familiari, che nasce e cresce nell’abbraccio e nelle preoccupazioni dei suoi. Questo è importante anche per noi: proveniamo da una storia intessuta di legami d’amore e la persona che siamo oggi non nasce tanto dai beni materiali di cui abbiamo usufruito, ma dall’amore che abbiamo ricevuto dall’amore nel seno della famiglia. Forse non siamo nati in una famiglia eccezionale e senza problemi, ma è la nostra storia – ognuno deve pensare: è la mia storia – , sono le nostre radici: se le tagliamo, la vita inaridisce! Dio non ci ha creati per essere condottieri solitari, ma per camminare insieme. Ringraziamolo e preghiamolo per le nostre famiglie. Dio ci pensa e ci vuole insieme: grati, uniti, capaci di custodire le radici. E dobbiamo pensare a questo, alla propria storia”(Papa Francesco, Angelus – 26.XII. 2021).

12° Papa Francesco

” Maria e Giuseppe perdono Gesù e angosciati lo cercano, per poi trovarlo dopo tre giorni. E quando, seduto tra i maestri del Tempio, risponde che deve occuparsi delle cose del Padre suo, non comprendono. Hanno bisogno di tempo per imparare a conoscere il loro figlio. Così anche per noi: ogni giorno, in famiglia, bisogna imparare ad ascoltarsi e capirsi, a camminare insieme, ad affrontare conflitti e difficoltà. È la sfida quotidiana, e si vince con il giusto atteggiamento, con le piccole attenzioni, con gesti semplici, curando i dettagli delle nostre relazioni. E anche questo, ci aiuta tanto parlare in famiglia, parlare a tavola, il dialogo tra i genitori e i figli, il dialogo tra i fratelli, ci aiuta a vivere questa radice familiare che viene dai nonni. Il dialogo con i nonni! E come si fa questo? Guardiamo a Maria, che nel Vangelo di oggi dice a Gesù: «Tuo padre e io ti cercavamo» (v. 48). Tuo padre e io, non dice io e tuo padre: prima dell’io c’è il tu! Impariamo questo: prima dell’io c’è il tu. Nella mia lingua c’è un aggettivo per la gente che prima dice l’io poi il tu: “Io, me e con me e per me e al mio profitto”. Gente che è così, prima l’io poi il tu. No, nella Sacra Famiglia, prima il tu e dopo l’io” (Papa Francesco, Angelus – 26.XII. 2021).

13° Papa Francesco

” È pericoloso quando, invece di ascoltarci, ci rinfacciamo gli sbagli; quando, anziché avere gesti di cura per gli altri, ci fissiamo nei nostri bisogni; quando, invece di dialogare, ci isoliamo con il telefonino – è triste vedere a pranzo una famiglia, ognuno con il proprio telefonino senza parlarsi, ognuno parla con il telefonino; quando ci si accusa a vicenda, ripetendo sempre le solite frasi, inscenando una commedia già vista dove ognuno vuole aver ragione e alla fine cala un freddo silenzio. Quel silenzio tagliente, freddo, dopo una discussione familiare, è brutto quello, bruttissimo! Ripeto un consiglio: alla sera, dopo tutto, fare la pace, sempre. Mai andare a dormire senza aver fatto la pace, altrimenti il giorno dopo ci sarà la “guerra fredda”! E questa è pericolosa perché incomincerà una storia di rimproveri, una storia di risentimenti. Quante volte, purtroppo, tra le mura domestiche da silenzi troppo lunghi e da egoismi non curati nascono e crescono conflitti! A volte si arriva persino a violenze fisiche e morali. Questo lacera l’armonia e uccide la famiglia. Convertiamoci dall’io al tu. Quello che deve essere più importante nella famiglia è il tu. E ogni giorno, per favore, pregare un po’ insieme, se potete fare lo sforzo, per chiedere a Dio il dono della pace in famiglia. E impegniamoci tutti – genitori, figli, Chiesa, società civile – a sostenere, difendere e custodire la famiglia che è il nostro tesoro!La Vergine Maria, sposa di Giuseppe e mamma di Gesù, protegga le nostre famiglie”(Papa Francesco, Angelus – 26.XII. 2021). 

14° S. E R. Mons. Paolo Ricciardi

” Con Maria e Giuseppe, Gesù ha imparato ad essere ‘famiglia’così: quando si è uniti in Dio, le porte della casa si allargano. Tutti cercano una famiglia in cui ‘si respiri’ Dio, in cui nessuno si senta escluso , nessuno straniero. In una famiglia così, le porte sono aperte per uscire, per generare vita nel mondo. Le porte sante si chiudono, ma quelle delle nostre famiglie possono finalmente spalancarsi a tutti”(S. E. R. Mons. Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere, 6: Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria – 28. XII. 2025.

14° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“Dovremmo chiedere, a una delle famiglie immigrate di commentare questo passo evangelico. Penso che non siano facilmente raccontabili eventi quali: fuggire di nascosto, affidarsi a sconosciuti, subire maltrattamenti, provare insicurezza e paura, sentirsi nessuno, non riuscire a parlare la lingua del posto, patire fame e freddo e tanto altro” (www.cercasiunfine.it).

15° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“Vangelo, allora, non è solo il testo che leggiamo, il Vangelo è anche la vita, il cuore, la mente di coloro che ‘completano i patimenti di Cristo’ (cfr. Col 1, 24) e operano per la pace e la giustizia e comunque. Anche questo aiuta a uscire dalle sdolcinature e dai sentimentalismi del Natale. Oltre le fiabe e sdolcinature il Vangelo ci presenta una famiglia che ripercorre i drammi noti di coloro che fuggono perché perseguitati da potenti e cattivi, ieri come oggi, come domani. Non è il quadretto della famiglia, come nelle pubblicità, senza problemi, tutto zucchero e sorrisi. Celebrare la sacra famiglia vuol dire anche fare il bagno di un sano realismo e di apertura di cuore e mente ai drammi delle famiglie in difficoltà, …” (www.cercasiunfine.it).

16° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“Ma nonostante il dramma la famiglia di Nazaret ha una stella. E’ la sua cometa permanente: la voce del Signore che gli indica il da farsi, dove e come muoversi, su chi contare e su chi no. E Maria e Giuseppe si abbandonano a questo volere, con docilità e premura, come è nel loro stile. Questa voce è solo per loro? Non penso. Dio parla anche alle nostre famiglie. Ma forse esse sono spesso perse in fiabe e sdolcinature…” (www.cercasiunfine.it).

Sac. Faustin K. Mundendi