Omelia – Domenica della Santa Famiglia
Quando diciamo Santa Famiglia, spesso ci viene in mente un’immagine molto rassicurante:
una casa in ordine, silenzio, Gesù che non piange mai, Maria sempre serena e Giuseppe… che probabilmente non disturba nessuno.
Poi però ascoltiamo il Vangelo di oggi e ci accorgiamo che questa famiglia è tutt’altro che tranquilla:
una fuga notturna, un re che vuole uccidere un bambino, un esilio improvviso, un ritorno pieno di paura.
Altro che famiglia modello: è una famiglia in emergenza permanente.
Eppure la Chiesa la chiama santa.
Forse perché la santità non è avere una vita facile, ma lasciare spazio a Dio proprio quando la vita si complica.
La prima lettura, dal Siracide, ci dice: Onora tuo padre e tua madre.
Fin qui siamo tutti d’accordo.
Ma poi il testo aggiunge una frase molto concreta: Sii indulgente con tuo padre, anche se perde il senno.
Tradotto in linguaggio familiare di oggi:
“Onora tuo padre… anche quando ti fa la stessa domanda per la terza volta.
Anche quando non capisce più tutto.
Anche quando non è più quello di prima.”
La Bibbia non idealizza i genitori.
Sa che l’amore vero comincia quando l’altro non è più efficiente.
E guarda caso, proprio lì Dio promette la benedizione.
Il Salmo ci parla di una famiglia felice: lavoro, figli, pace.
Sembra quasi un dépliant turistico.
Peccato che il salmo non parli di stanchezza, di bollette, di nervosismo, di piatti da lavare.
Ma il segreto non è l’assenza di problemi.
Il salmo dice: Beato chi teme il Signore.
Cioè: beato chi non affronta la vita da solo,
chi mette Dio dentro la fatica quotidiana.
Poi arriva san Paolo, che quando parla di amore non usa parole romantiche.
Dice: Sopportatevi a vicenda. Perdonatevi. Abbiate pazienza.
Diciamolo chiaramente:
se Paolo parla di “sopportarsi”, vuol dire che litigare in famiglia non è una sorpresa per Dio.
È previsto.
La differenza non è se si litiga, ma come si ricomincia.
L’amore cristiano non è non avere conflitti,
ma avere sempre una strada per tornare insieme.
E infine il Vangelo.
Protagonista assoluto: Giuseppe.
Giuseppe non dice una parola in tutti i Vangeli.
Eppure è quello che fa di più.
Dio non gli spiega niente:
Alzati. Prendi il bambino e sua madre. Fuggi.
Nessun dettaglio.
Nessuna garanzia.
Nessuna assicurazione sul futuro.
E Giuseppe obbedisce. Subito.
Forse Dio parla a Giuseppe nel sogno perché da svegli siamo troppo occupati a spiegargli come dovrebbe fare.
Giuseppe dorme… e Dio agisce.
Noi siamo svegli… e spesso Dio deve aspettare.
La Santa Famiglia non è santa perché è perfetta.
È santa perché si fida di Dio quando non capisce.
Scappa in Egitto.
Vive da profuga.
Torna, ma non dove vorrebbe.
Eppure è lì che Dio salva il mondo.
Allora oggi questa famiglia non ci dice: “Vivete senza problemi”.
Ci dice:
“Non scappate da Dio quando arrivano.”
Se Dio ha scelto di entrare nella storia passando da una famiglia fragile, precaria, in fuga…
allora c’è speranza per ogni famiglia.
Anche per la nostra.
E forse la notizia più bella è questa:
Dio non aspetta famiglie perfette per agire.
Si fida delle famiglie reali.

Preghiera alla Santa Famiglia
Gesù, Maria e Giuseppe,
famiglia abitata da Dio,
vi affidiamo le nostre case,
così come sono,
non come vorremmo che fossero.
Benedite le famiglie stanche,
quelle che non hanno risposte,
quelle che vanno avanti a tentoni
ma non smettono di fidarsi.
Insegnateci l’amore paziente,
quello che sa aspettare,
che sa perdonare,
che sa ricominciare anche quando costa.
Date ai genitori la sapienza del cuore,
ai figli la libertà che nasce dal rispetto,
agli anziani la certezza di non essere un peso,
ma una benedizione.
Giuseppe, uomo del silenzio e dell’obbedienza,
insegnaci ad ascoltare Dio
anche quando parla piano
e chiede scelte coraggiose.
Maria, madre che custodisce nel cuore,
aiutaci a non perdere la speranza
nelle notti difficili della vita.
Gesù, Figlio amato,
abita le nostre famiglie
con la tua pace,
e rendile luogo di fede,
di perdono e di futuro.