Condivisione solidale della Parola di Dio del Martedì della IV Settimana di Quaresima – A (Gv 5, 1-16). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 37
Questa pagina del Vangelo mi ha sempre fatto commuovere . Commovente l’approccio di Gesù a colui che gli risponde francamente presso la piscina di Betzatà a Gerusalemme: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me» (Gv 5, 7). Ho spesso avuto lacrime ai miei occhi a sentire questa risposta. Gesù lo sapeva; è l’unico a sapere ciò che è nel cuore dell’uomo (cfr. Gv 2, 25). Senza il suo provvidenziale intervento, quell’uomo sarebbe morto in quelle sue condizioni d’infermità permanente. Non aveva nessun’altra possibilità per competere ed avere accesso all’acqua curante. Lo guarisce e lo salva l’Amore di Dio. Il Signore è grande! Sia sempre ed ovunque lodato in ogni circostanza (cfr. 1Ts 5, 18; Sal 34, 2).
1) Giovanni 5,1-16
“1 Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4 [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.] 5 Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7 Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. 10 Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». 12 Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. 14 Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». 15 Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16 Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato”.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 5, 1-16
” All’istante quell’uomo guarì. Il miracolo compiuto da Gesù in giorno di sabato presso la piscina Betzatà di Gerusalemme è una guarigione ma anche un giudizio. Il Salvatore vede in questo caso, a differenza di altri, un legame stretto fra l’infermità del malato e il peccato: ‘Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio’ (v.14)” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 317-318).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Benedetto XVI
“Soffrire con l’altro, per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell’amore e per diventare una persona che ama veramente – questi sono elementi fondamentali di umanità, l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso.(…). L’uomo ha per Dio un valore così grande da essersi Egli stesso fatto uomo per poter com-patire con l’uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto della Passione di Gesù. Da lì in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; da lì si diffonde in ogni sofferenza la con-solatio, la consolazione dell’amore partecipe di Dio e così sorge la stella della speranza. Certo, nelle nostre molteplici sofferenze e prove abbiamo sempre bisogno anche delle nostre piccole o grandi speranze – di una visita benevola, della guarigione da ferite interne ed esterne, della risoluzione positiva di una crisi, e così via” (B. XVI, Spe Salvi, n. 39).
2° Benedetto XVI
“Nelle prove minori questi tipi di speranza possono anche essere sufficienti. Ma nelle prove veramente gravi, nelle quali devo far mia la decisione definitiva di anteporre la verità al benessere, alla carriera, al possesso, la certezza della vera, grande speranza, di cui abbiamo parlato, diventa necessaria. Anche per questo abbiamo bisogno di testimoni, di martiri, che si sono donati totalmente, per farcelo da loro dimostrare – giorno dopo giorno. Ne abbiamo bisogno per preferire, anche nelle piccole alternative della quotidianità, il bene alla comodità – sapendo che proprio così viviamo veramente la vita. (…). La capacità di soffrire per amore della verità è misura di umanità. Questa capacità di soffrire, tuttavia, dipende dal genere e dalla misura della speranza che portiamo dentro di noi e sulla quale costruiamo. I santi poterono percorrere il grande cammino dell’essere-uomo nel modo in cui Cristo lo ha percorso prima di noi, perché erano ricolmi della grande speranza”(B. XVI, Spe Salvi, n. 39).
3° Opus Dei
“La piscina, conosciuta con il nome di Betzatà, era tradizionalmente un luogo di guarigioni. Quando l’acqua si agitava, i malati che stavano nel suo recinto, si affrettavano a tuffarsi, spingendosi l’un l’altro, nella speranza di essere guariti dalle loro diverse malattie. Proprio lì, su una barella, un malato giaceva da trentotto anni; davvero, aveva aspettato molto tempo. Gesù, conosciuta la storia di quell’uomo, interviene: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita». Privo di un qualunque aiuto, era condannato al fallimento Quest’uomo, nel suo anonimato, ci rappresenta tutti, perché la persona in stato di peccato è molto debole e non ha modo di curarsi da sola” (https://opusdei.org/it/gospel/commento-al-vangelo-aiutare-nella-necessita/).
4° Opus Dei
“Ci sono malati tra i tuoi amici o nella tua famiglia? Gesù ci ha chiamati ad amare il prossimo, e questo amore si deve manifestare nel desiderio di aiutare quelli che il Signore ci ha messo vicino, ad essere l’amico di cui quel malato aveva bisogno, ma che non aveva. Possiamo fare in modo di aiutarli a superare le difficoltà in cui si trovano. Possiamo pregare per ciascuno di loro, chiedendo a Gesù di fare per loro la cosa migliore. Se facciamo tutto ciò che possiamo per condurli al Signore, Egli farà il resto” (https://opusdei.org/it/gospel/commento-al-vangelo-aiutare-nella-necessita/).
5° Carmelitani
” Il Vangelo di oggi descrive Gesù che cura un paralitico che aveva aspettato 38 anni che qualcuno lo aiutasse a raggiungere l’acqua della piscina per poter essere curato! Trentotto anni! Davanti a questa assenza totale di solidarietà, cosa fa Gesù? Trasgredisce la legge del sabato e cura il paralitico. Oggi, mancando l’assistenza alle persone malate nei paesi poveri, la gente sperimenta la stessa mancanza di solidarietà. Vivono in un abbandono totale, senza aiuto né solidarietà da parte di nessuno. (…).
Andando al Tempio, in mezzo alla moltitudine, Gesù incontra la stessa persona e le dice: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”(https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=12082).
6° Carmelitani
“In quel tempo, la gente diceva: “La malattia è castigo di Dio! Se tu sei paralitico, vuol dire che Dio non sta dalla tua parte!” Gesù non era d’accordo con questo modo di pensare. Curando l’uomo, stava dicendo il contrario: “La tua malattia non è un castigo di Dio. Dio sta con te!” Una volta curato, l’uomo deve continuare a non peccare più, in modo che non gli succeda qualcosa di peggio! Ma nella sua ingenuità, l’uomo andò a dire ai giudei che era stato Gesù a curarlo. I giudei cominciarono a perseguitare Gesù perché faceva cose nella giornata del sabato (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=12082).
7° Punto Famiglia
“Gesù è venuto per guarire l’umanità, desidera dare a tutti la vita, non resta lontano, non manda i suoi angeli, è venuto di persona e vuole entrare nella casa di ciascuno. Ma non tutti sono disposti ad accoglierlo come Salvatore né sono pronti a seguire fedelmente le sue prescrizioni terapeutiche. Per questo l’umanità ancora oggi appare come una folla di “ciechi, zoppi e paralitici” (5,3). Accogliamo la grazia che salva e chiediamo di partecipare all’opera salvifica” (https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2021/03/16/il-commento-al-vangelo-di-oggi-martedi-16-marzo-2021/).
4) Gesù ha compassione, guarisce ma anche avverte. Dio ama l’uomo anche se è peccatore, ma detesta il peccato. Raramente Gesù mette in evidenza il legame tra la malattia e il peccato dopo aver operato la guarigione come in questo caso. Ma Lui sa bene ciò che dice. Tuttavia non lega la guarigione alla previa conversione. La guarigione è un dono incondizionato e gratuito. Giustamente dico:” Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce” (Sal 45, 2); “Venite, vedete le opere del Signore, egli ha fatto cose tremende sulla terra”(Sal 45, 9).
Sac. Faustin K. Mundendi
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