Omelia: “Sei tu colui che deve venire?”

Il Vangelo di oggi ci presenta un dialogo intenso e sorprendente tra Giovanni Battista e Gesù. Giovanni, il profeta forte, la voce che aveva preparato la strada, ora è in prigione. Dal buio della sua cella nasce una domanda che è anche la domanda di ogni credente:
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?»

Non è una domanda superficiale. È la verifica della fede nel momento della prova. Giovanni aveva annunciato un Messia potente, con il fuoco e il giudizio; ora sente parlare di un Gesù che guarisce, accoglie, perdona. La realtà non coincide pienamente con le sue attese. E allora chiede.

Gesù non risponde con una definizione teorica, né con un’affermazione autoritaria. Risponde indicando i segni:
«I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri è annunciato il Vangelo».

Sono i segni della manifestazione del Regno di Dio. Gesù rimanda alle Scritture, ai profeti — Isaia soprattutto — mostrando che le promesse di Dio si stanno compiendo, ma in un modo nuovo, disarmato, misericordioso. Il Regno non avanza con la forza, ma con la vita che rifiorisce, con la dignità restituita, con la speranza offerta ai poveri.

Poi Gesù aggiunge una parola decisiva:
«Beato colui che non trova in me motivo di scandalo».
È qui il cuore della fede. La fede ha bisogno di una verifica, soprattutto quando Dio non corrisponde alle nostre immagini. Credere non significa avere tutto chiaro, ma fidarsi anche quando il Messia non è come ce lo aspettavamo.

Giovanni non è rimproverato per la sua domanda. Anzi, Gesù lo loda come il più grande tra i nati di donna. Questo ci dice che la fede vera non elimina le domande, ma le attraversa. La crisi può diventare luogo di maturazione, se ci porta di nuovo a Cristo.

Oggi anche a noi Gesù non offre slogan, ma segni. Ci chiede di guardare dove la vita rinasce, dove il Vangelo libera, dove l’amore vince la paura. È lì che il Regno di Dio è già in mezzo a noi.

Chiediamo la grazia di una fede che sappia verificarsi alla luce della Parola, di accogliere un Dio che viene come dono e non come pretesa, e di riconoscere nei segni semplici e concreti della carità la presenza viva del Signore.
Amen.