Condivisione solidale della Parola di Dio nella IIIa Domenica  di Avvento A (Is 35, 1-6a.8a.10 ; Sal 145/146; Gc 5, 7-10; Mt 11, 2-11 ). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 4

Nella terza Domenica di Avvento, celebro la Gioia del Natale ormai vicino. E’ la gioia dell’attesa del mio Salvatore, il Messia.

1) E’ quella Gioia che il Messia porta ai ciechi che vedono, ai sordi che sentono,  allo zoppo che salta, al muto che parla, ai “riscattati dal Signore” seconda la profezia d’Isaia (cfr Is 35,5-10).

2) E’ la gioia di Giovanni Battista nell’aver la risposta da Gesù alla sua domanda sull’identità di Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. La risposta che dà Gesù ai messaggeri di Giovanni, è di porre davanti ai loro occhi i segni che erano saputi come messianici: Gesù risponde con l’evidenza dai fatti concreti che descrivono la realizzazione delle profezie. Ecco che Gesù dice loro di andare a riferire al Battista ciò che hanno udito e visto: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati , i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo” (Mt 11, 4-6).

Questa risposta è rassicurante per Giovanni Battista che è in carcere (cfr. Mt 11, 2) e che sente sicuramente l’avvicinarsi della sua morte: non si è sbagliato sull’identità messianica di Gesù: è proprio Lui l’atteso d’Israele.

3) E dopotutto Gesù parla positivamente di Giovanni Battista alle folle confermando la missione del Battista come suo” precursore”:”Egli è colui del quale è sta scritto: ‘Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via’”(Mt 11, 10). Nella risposta che dava ai suoi discepoli sulla nuova venuta di Elia per ristabilire ogni cosa, Gesù dice che quell’Elia è già venuto (cfr. Mt 17, 12): “Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista”(Mt 17, 13). E da aggiungere questa affermazione solenne: “Fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni Battista”(Mt 11, 11). E di precisare: “Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Mt 11, 11). Questo più piccolo nel regno dei cieli, cioè il figlio di Dio per adozione all’Unigenito Figlio Dio, è il cristiano, mediante il battesimo del fuoco dello Spirito Santo che il Battista non ha avuto, senza togliere niente alla sua santità in quanto uomo giusto e profeta indicatore del Messia.

4) La Gioia di Giovanni Battista incarcerato per la nobile causa della verità, sarà la gioia di un testimone veritiero. E per il cristiano tale gioia non è “l’assenza di dolore , ma la certezza che qualcosa di troppo bello è accaduto: Dio si è fatto uomo e nulla sarà più come prima”(cfr. La Domenica- 14 dicembre 2025, p. 52).Per Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “il cuore che attende con gioia il Signore è già colmo della sua presenza” (cfr. La Domenica- 14 dicembre 2025, p. 51). Perciò mi viene chiesto di essere e di rimanere “costante”(cfr. Gc 5, 7. 10) in questa gioia per l’imminente venuta del Signore, del suo Natale in me.

5) Brevi pensieri che mi aiutano in questa meditazione

1° San Giovanni Paolo II

“Tra le figure che la liturgia pone sul nostro cammino di Avvento(…)  incontriamo oggi Giovanni il Battista. Uomo austero, “voce che grida nel deserto” (Gv 1,23), sacrificato dal potere per aver detto senza reticenze la verità, egli resta profondamente attuale” (GP II, Angelus, 15.XII.1996).

2° San Giovanni Paolo II

” Questa gioia che scaturisce dalla grazia divina, però, non è un’allegria superficiale ed effimera. E’ una gioia profonda, radicata nel cuore e capace di pervadere l’intera esistenza del credente. Una gioia che può convivere con le difficoltà, con le prove, addirittura – per quanto ciò possa sembrare paradossale – con il dolore e la morte. E’ la gioia del Natale e della Pasqua, dono del Figlio di Dio incarnato, morto e risorto; una gioia che nessuno può togliere a quanti sono uniti a Lui nella fede e nelle opere (cfr Gv 16,22-23)” (GP II, Omelia, 17.XII.2000).

3° Benedetto XVI

“Cari fratelli e sorelle, accanto all’invito alla gioia, la liturgia odierna – con le parole di san Giacomo che abbiamo sentito – ci rivolge anche quello ad essere costanti e pazienti nell’attesa del Signore che viene, e ad esserlo insieme, come comunità,  evitando lamentele e giudizi (cfr Gc 5,7-10). Abbiamo sentito nel Vangelo la domanda del Battista che si trova in carcere; il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giudice che cambia il mondo, e adesso sente che il mondo rimane lo stesso. Fa chiedere, quindi, a Gesù: “Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro? Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?” (B. XVI, Omelia, 12.XII.2010).

4° Benedetto XVI

“Negli ultimi due, tre secoli molti hanno chiesto: “Ma realmente sei tu? O il mondo deve essere cambiato in modo più radicale? Tu non lo fai?”. E sono venuti tanti profeti, ideologi e dittatori, che hanno detto: “Non è lui! Non ha cambiato il mondo! Siamo noi!”. Ed hanno creato i loro imperi, le loro dittature, il loro totalitarismo che avrebbe cambiato il mondo. E lo ha cambiato, ma in modo distruttivo. Oggi sappiamo che di queste grandi promesse non è rimasto che un grande vuoto e grande distruzione. Non erano loro” (B. XVI, Omelia, 12. XII. 2010).

5° Benedetto XVI

E così dobbiamo di nuovo vedere Cristo e chiedere a Cristo: “Sei tu?”. Il Signore, nel modo silenzioso che gli è proprio, risponde: “Vedete cosa ho fatto io. Non ho fatto una rivoluzione cruenta, non ho cambiato con forza il mondo, ma ho acceso tante luci che formano, nel frattempo, una grande strada di luce nei millenni”.(…). E così potremmo continuare e vedremmo, come il Signore ha detto nella risposta a Giovanni, che non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità, della bontà di Dio che è il segno della Sua presenza e ci dà la certezza che siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del caso, ma di una volontà di amore (B. XVI, Omelia, 12.XII.2010).

6° Papa Francesco

” Già da due settimane il Tempo di Avvento ci ha invitato alla vigilanza spirituale per preparare la strada al Signore che viene. In questa terza domenica la liturgia ci propone un altro atteggiamento interiore con cui vivere questa attesa del Signore, cioè la gioia. La gioia di Gesù…: “Con Gesù la gioia è di casa” (…).  Il cuore dell’uomo desidera la gioia. Tutti desideriamo la gioia, ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare? E’ quella che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita. (…).Ancora san Paolo… indica le condizioni per essere “missionari della gioia”: pregare con perseveranza, rendere sempre grazie a Dio, assecondare il suo Spirito, cercare il bene ed evitare il male (cfr 1 Ts 5,17-22).  “(Papa Francesco, Angelus, 14.XII.2014).

7° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani 

” Giovanni, un testimone fedele, è in prigione e sarà decapitato per ordine di Erode su richiesta di una danzatrice la cui madre era denunciata dal profeta per le sue turpitudini. Giovanni aveva vissuto le sue ore di gloria quando tornato dal deserto le folle venivano al Giordano per farsi battezzare. Invitava tutti alla conversione. Quel tempo però era chiuso e non restavano intorno a Lui che pochi discepoli che, a rischio della loro vita, si recavano a fargli visita nel luogo della sua incarcerazione. Ed ecco che Lui manda a Gesù una domanda inattesa: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” “(www.giuseppemani.it)

8° S .E. Arc. Mons. Giuseppe Mani 

” Il messaggio di Isaia contiene anche annunci della vendetta di Dio e la vendetta di Dio è solidale con i poveri, gli umili, gli oppressi, le vittime. Come non pensare agli uomini crudeli e cinici che tutto subordinano ai loro desideri politici, strumentalizzando la religione per fanatizzare i terroristi e che non esitano a far massacrare innocenti donne e bambini per destabilizzare l’avversario. Come non pensare a coloro che usano mezzi brutali seminando terrore”(www.giuseppemani.it).

9° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani 

“In questo Avvento rivisitiamo i nostri deserti: miseria, ingiustizia, scoraggiamento, senza dimenticare i deserti interiori. Siamo invitati a seminare, a coltivare, ad innaffiare, solo Dio può far rifiorire il deserto. I miracoli sono dei segni. I seguaci di Cristo non vedono soltanto una prova di autenticità della Parola di Cristo, ma, nutriti dalla Bibbia, vedono la realizzazione delle promesse di Dio. Il Regno di Dio si compie oggi in mezzo a noi. Dobbiamo entrare nel regime del “già e non ancora” che ci esorta alla pazienza non alla rassegnazione, ma al contrario. Il disegno di Dio ha il suo mistero che si compirà, ma quando e come ci sfuggono” (www.giuseppemani.it).

10° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi

“Il ‘rosaceo’ si affaccia due volte l’anno – in questa domenica e nella IV di Quaresima -; come colore liturgico è prezioso, per il suo uso limitato, e lo vedo come un invito a rischiarare il viola dando a quest’ultimo  – in particolare in Avvento – il vero significato che, più che penitenziale, è quello di attesa. (…). Sarà domenica della Gioia se doneremo gioia agli altri”(S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La tua Parola mi fa Vivere- 4, 14 dicembre 2025).

11° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“(…) (Gesù) una volta rassicurati i suoi interlocutori sulla sua identità, sposta l’attenzione sul Battista . Il filo conduttore sembra essere lo stesso : la novità di Dio va ascoltata, non bisogna scandalizzarsi. La novità va valutata , su di essa va fatto un serio e profondo discernimento… Sembra essere una constante storica: persone e gruppi vogliono il cambiamento, ma, spesso, quando questo arriva ci sono resistenze ad attuarlo. Ciò accade molte volte, nell’accoglienza dei profeti (…)” (www.cercasiunfine.it).

12° Rev. Prof. Dr. Gaetano Piccolo

“La parola di Dio ci parla molte volte di questa capacità di sorprenderci , di non dare per scontato e di non arrenderci. Dio può trasformare le situazioni umane attraverso percorsi che solo lui sa costruire. Sono a volte le nostre resistenze, la nostra rigidità e soprattutto la nostra sfiducia che impediscono a Dio di operare”(Rev. Prof. Dr. G. Piccolo – Decano della Facoltà di Filosofia, P. U. Gregoriana, Parole per domani: Itinerario di Avvento, Figlie di San Paolo, Milano, 2021, p. 49) 

Sac. Faustin K. Mundendi