Condivisione solidale della Parola di Dio nella Memoria di San Giuseppe Lavoratore (Mt 13,54-58). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 51
Un autore romano antico ha scritto: ” Nil sine magno vita labore dedit mortalibus“( Orazio, Serm., 1, 9, 59-60):”La vita non offre nulla ai mortali senza grandi fatiche“. Il lavoro nobilita l’uomo, esso contribuisce alla dignità dell’uomo, oltre ad assicurare un suo dignitoso guadagno economico. La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre istruito l’Umanità su questa dimensione. Così i Papi si sono impegnati per questo insegnamento sociale della Chiesa, particolarmente Leone XIII con l’Enciclica Rerum novarum (15.05.1981) e Giovanni Paolo II con Laborem exercens (14.09.1981) e Centesimus annus (01.05.1991).
San Giuseppe, prima ancora della nascita di Gesù, era conosciuto a Nazaret, dal suo noto lavoro. Il Figlio di Dio ha imparato umanamente il mestiere da lui ed era identificato da quel lavoro. La gente del suo paese lo sa e si meraviglia chiedendosi: “Non è costui il figlio del falegname?” (Mt 13, 55). Qui contemplo la fonte teologica certa del valore del lavoro umano voluto da Dio (cfr. Gen 1, 15). San Paolo ai Tessalonicesi consiglia: “Chi non lavora, non mangi“(2Ts3, 10).
1) Matteo 13,54-58
“In quel tempo Gesù, 54 venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? 55 Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». 57 E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58 E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità”.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Matteo 13, 54-58
“Non è costui il figlio del falegname? “Cristo appartiene alo mondo del lavoro, ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto, si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna u9na linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio creato’re e Padre” (Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 26)” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 1954).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Benedetto XVI
“Il lavoro riveste primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo stesso, è indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita. Al riguardo (…). L’attività lavorativa deve servire al vero bene dell’umanità, permettendo “all’uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione” (Gaudium et spes, 35). Perché ciò avvenga non basta la pur necessaria qualificazione tecnica e professionale; non è sufficiente nemmeno la creazione di un ordine sociale giusto e attento al bene di tutti. Occorre vivere una spiritualità che aiuti i credenti a santificarsi attraverso il proprio lavoro, imitando san Giuseppe, che ogni giorno ha dovuto provvedere alle necessità della Santa Famiglia con le sue mani e che per questo la Chiesa addita quale patrono dei lavoratori. La sua testimonianza mostra che l’uomo è soggetto e protagonista del lavoro.(…) Insieme con Maria, sua Sposa, vegli san Giuseppe su tutti i lavoratori ed ottenga per le famiglie e l’intera umanità serenità e pace. Guardando a questo grande Santo apprendano i cristiani a testimoniare in ogni ambito lavorativo l’amore di Cristo, sorgente di solidarietà vera e di stabile pace. Amen!” (B. XVI, santa Messa per i lavoratori, 19 marzo 2006)
2° Carmelitani
“Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. Dove non c’è fede, Gesù non può fare miracoli. (…). É sempre bene ritornare verso la terra della tua gente. Dopo una lunga assenza, anche Gesù ritorna, come al solito, un sabato, e si reca alla riunione della comunità. Gesù non era il capogruppo, ma comunque prende la parola. Segno questo, che le persone potevano partecipare ed esprimere la loro opinione. La gente rimane ammirata, non capisce l’atteggiamento di Gesù: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?” Gesù, figlio del posto, che loro conoscevano fin da quando era bambino, come mai ora è così diverso? La gente di Nazaret rimane scandalizzata e non lo accetta: “Non è forse lui il figlio del falegname?” La gente non accetta il mistero di Dio presente nell’uomo comune come loro conoscevano Gesù. Per poter parlare di Dio lui doveva essere diverso. Come si vede, non tutto fu positivo. Le persone che avrebbero dovuto essere le prime ad accettare la Buona Notizia, sono le prime che rifiutano di accettarla. Il conflitto non è solo con i forestieri, ma anche con i parenti e con la gente di Nazaret” (cfr. Mt 13, 53-57) (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=15722).
3° Comboniani
“Gesù non viene riconosciuto come profeta proprio dai suoi familiari e dei suoi concittadini. Questo dato, all’apparenza sconcertante, è unanimemente condiviso dagli evangelisti. Nonostante la fama acquisita e le testimonianze a suo favore di molte persone, proprio a Nazareth Gesù riceve un clamoroso rifiuto. La ragione l’abbiamo letta: tutti lo conoscono, sanno da dove viene, lo hanno frequentato. Chi si crede di essere? È solo un falegname che si è montato la testa! Che si prende per profeta! Purtroppo anche a noi succede così: ci fermiamo troppo spesso davanti a chi annuncia, senza nemmeno ascoltare il suo messaggio. Intendiamoci, è difficile credere ad una persona che palesemente contraddice con le sue azioni ciò che afferma. Ma, molto più spesso, il nostro rifiuto si basa su tiepide emozioni, sulle simpatie, sulle sensazioni. Quel prete è troppo noioso, quel catechista è eccessivamente timido, quell’animatore è un po’ svampito… Per non parlare, poi, di quando ad annunciarci il Vangelo è uno di famiglia. Abbiamo sempre paura che ci faccia la predica! Stiamo attenti a non perdere il Vangelo che ci raggiunge anche dalle labbra di chi conosciamo…”(Paolo Curtaz: https://comboni2000.org/2023/08/03/venerdi-della-xvii-settimana-del-tempo-ordinario-matteo-1354-58-un-falegname-che-si-e-montato-la-testa/)
4° Opus Dei
“Gesù ritorna nel suo villaggio, a Nazaret. Il luogo della sua infanzia e della sua giovinezza. Là dove ha imparato da Giuseppe il mestiere dell’artigiano. È anche il luogo della fede, la casa di Maria e Giuseppe. Il luogo nel mondo in cui la parola si è fatta carne, grazie a una donna che si sottomise ai piani di Dio e a un uomo che si scopri a sognare i sogni di Dio. Ma è anche il luogo dell’incredulità. Gesù ritorna nel suo villaggio e si ritrova con alcuni uomini e donne che non aprono la porta alla sua opera redentrice, ma rimangono chiusi in una visione stretta, piccola, limitata. Incapaci di vedere in Gesù il Figlio di Dio. La popolazione accoglie stupita i miracoli di Gesù. «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?», si chiedono meravigliati. Ma nello stesso tempo inquadrano Gesù nel loro stretto e povero schema, in una visione della vita orizzontale: è il figlio di Giuseppe e di Maria, uno di noi, uno qualunque. Non vogliono vedere in Gesù il Figlio di Dio, il profeta che parla in nome di Dio. In qualche modo, può succedere lo stesso a noi quando riflettiamo sulla nostra vita. (…) Nella nostra famiglia, nei nostri lavori e impegni quotidiani, nelle nostre amicizie, proprio lì dove viviamo, siamo figli di Dio, parliamo in nome di Dio, riempiamo tutto del nome di Dio, rendiamo presente la voce e lo sguardo di Gesù Cristo” (Luis Cruz: https://opusdei.org/it/gospel/vangelo-commento-venerdi-diciassettesima-settimana-tempo-ordinario/)
5° Scuola apostolica
“C’è dello stupore di fronte a Gesù, uno stupore che è importantissimo ed è principio di ogni sapienza. Ma a questo stupore i suoi compaesani si chiudono, cercano di sapere da dove può provenire, chi ne è la fonte, chi può essere l’autore. Gesù non era uno studiato, non era un santone, non era uno che provenisse chissà da dove. Gesù era figlio di falegname e di Maria. Possiamo anche farci la domanda: da dove gli viene tale sapienza? Ma siamo poi disposti ad accettare la risposta? Non quella apparente, ma quella più vera e profonda? Loro riconoscono i miracoli e la sapienza, ma escludono a priori la possibilità che in tutto questo ci sia la mano di Dio. Come può Dio manifestarsi in quest’uomo normale e ordinario, simile agli altri? (…). Lui è figlio di falegname: è vero! Ma allo stesso tempo non è vero, perché figlio di Dio. Ma è figlio di Maria…È vero, ma allo stesso tempo è figlio di Dio” (https://scuolaapostolica.com/parola-del-giorno/matteo-13-54-58-2/).
6° Scuola apostolica
“Qui c’è un passo ulteriore da fare: noi possiamo conoscere delle cose vere, ma senza capirne il mistero, senza capirne la vera sostanza e il vero significato.(…).In questi tempi in cui il lavoro è un bene sempre più prezioso e fonte di grandi sofferenze, per chi non ce l’ha, per chi non ottiene soddisfazioni nel praticarlo, vale la pena di ricordare la visione cristiana del lavoro. Dio per primo, creando il mondo, ci insegna che il lavoro contribuisce all’armonia del cosmo, rende l’essere umano simile a Dio nel creare, gli dona dimensione e dignità. Il fatto che Gesù stesso sia stato riconosciuto come carpentiere ci fornisce una precisa indicazione rispetto all’importanza dell’attività lavorativa (Sorelle Clarisse) (https://scuolaapostolica.com/parola-del-giorno/matteo-13-54-58-2/).
4) E’ Dio che mi ha dato l’intelligenza e la forza di lavorare e di realizzare qualcosa in questa terra manualmente ed intellettualmente. Con umiltà, Gli chiedo continuamente di aggiungere a questo la saggezza in vista di compiere ogni cosa per il bene di tutti e per la sua Gloria. Così posso pregare con questi altri: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio (…). Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e il tuo splendore ai loro figli” (Sal 89/90, 12. 14. 16).
Sac. Faustin K. Mundendi
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