Condivisione solidale della Parola del Giovedì della III settimana di Pasqua A (Gv 6,44-51). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 48
Quanto è esplicito e semplice il linguaggio che veicola l’insegnamento di Gesù! Qui in seguito il Signore mi dice chiaramente che: a) se lo conosco, è perché il Suo Padre mi ha attirato verso di lui e che è Lui che mi ha istruito per un fine maggiore: risurrezione nell’ultimo giorno e la vita eterna(cfr. Gv 6, 44-45); b) il Padre e lui sono uniti nella Stessa Natura divina e sono in Comunione eterna (cfr. Gv 6, 46); c) il Figlio è il “Pane della vita”, “Pane vivo, disceso dal cielo”(cfr. Gv 6, 48-50), Pane-Persona, Pane spirituale, non materiale, Pane vero; d) chi mangia questo Pane-Carne- Corpo di Cristo ha la sua Vita, Vita Eterna e Piena (cfr. Gv 6, 51).
1) Giovanni 6,44-51
“44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»”.
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 6,44-51
“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Nel discorso eucaristico Gesù afferma ancora una volta di essere il ‘pane della vita’, il ‘pane vivo’, ,il pane che dà la vita eterna a chi lo mangia (v. 51). Per ricevere l’eucaristia è necessaria la fede come condizione preliminare per entrare nell’intimità con Gesù, Figlio di Dio, morto per la nostra salvezza e risorto dai morti” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 573).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Benedetto XVI
“La prima realtà della fede eucaristica è il mistero stesso di Dio, amore trinitario. Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo un’espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui » (Gv 3,16-17). Queste parole mostrano la radice ultima del dono di Dio. Gesù nell’Eucaristia dà non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore” (B. XVI, Esortazione apostolica post-sinodale “Sacramentum caritatis”( 22.02.2007), n. 7).-
2° Benedetto XVI
“Egli è l’eterno Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo » (Gv 6,32-33), ed arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come il pane della vita, che l’eterno Padre dona agli uomini” (B. XVI, Esortazione apostolica post-sinodale “Sacramentum caritatis”( 22.02.2007), n. 7).
3° Opus Dei
“Soltanto il Vangelo secondo Giovanni ci ha trasmesso i discorsi di Gesù che parla del suo rapporto con il Padre. In questi giorni, la liturgia ci ricorda le parole contenute nel capitolo sesto, precisamente nel discorso sul Pane di Vita. La gente che seguiva il Signore, in lui cercavano la vita. E Gesù si offriva loro come Pane di Vita, ma di una Vita che loro non riuscivano a immaginare. Perché il cibo che gli stava offrendo non era semplicemente per il corpo. (…). Cristo vuole darci la mano, illuminare la nostra intelligenza, fortificare la nostra volontà e accompagnarci nel cammino incontro al Padre. Dio è la fonte della vita e vuole condurci a questa fonte. E lo fa dandoci l’esempio per seguire le sue orme (cfr. 1 Pt 2,21)” https://opusdei.org/it/gospel/commento-al-vangelo-gesu-via-e-porta-per-il-padre/).
4° Opus Dei
” La fede è proprio questo: identificarsi con quello in cui si crede. In una delle letture della Veglia Pasquale leggiamo queste parole: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” (Is 55, 1-2). Quante volte abbiamo usato la parola “saziare” senza capire veramente che cosa vuol dire essere sazi! Infatti, il profeta sta parlando di qualcosa che riempie e che non si perde mai. E proprio questo è quello che dobbiamo cambiare: cibarci di Cristo, cambiare tutta la nostra esistenza in un dialogo continuo con lui, lavorando con lui, riposando con lui, curando l’intimità del suo amore, anelando di vedere un Padre il cui volto ha contemplato soltanto lui e che ce lo ha mostrato e ce lo mostra nel momento in cui lasciamo che viva in noi (https://opusdei.org/it/gospel/commento-al-vangelo-gesu-via-e-porta-per-il-padre/)
5° Carmelitani
“Il nuovo Esodo. La moltiplicazione dei pani avviene vicino alla Pasqua (Gv 6,4). La festa della pasqua era il ricordo prodigioso dell’Esodo, la liberazione del popolo dalle grinfie del faraone. Tutto l’episodio narrato nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni ha un parallelo negli episodi connessi alla festa della pasqua, sia con la liberazione dall’Egitto come pure con la camminata del popolo nel deserto alla ricerca della terra promessa. Il Discorso del Pane di Vita, fatto nella sinagoga di Cafarnao, è connesso al capitolo 16 del libro dell’Esodo che parla della Manna. Vale la pena di leggere tutto questo capitolo 16 dell’Esodo. Nel percepire le difficoltà del popolo nel deserto, possiamo capire meglio gli insegnamenti di Gesù qui nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni. Per esempio, quando Gesù parla di “un cibo che perisce” (Gv 6,27) sta ricordando la manna che generava vermi e imputridiva (Es 16,20). Come pure, quando i giudei “mormoravano” (Gv 6,41), facevano la stessa cosa che facevano gli israeliti nel deserto, quando dubitavano della presenza di Dio in mezzo a loro durante la traversata (Es 16,2; 17,3; Num 11,1). La mancanza di cibo faceva dubitare la gente su Dio e cominciava a mormorare contro Mosè e contro Dio. Anche qui i giudei dubitano della presenza di Dio in Gesù di Nazaret ed iniziano a mormorare” (Gv 6,41-42) (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=12410)
6° Alleanza cattolica
“La Parola fatta carne è ormai presente in mezzo a noi: Gesù ci ha lasciato una presenza sacramentale che non ci abbandonerà più fino al suo ritorno a conclusione della storia. « È oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poiché stava per lasciare i suoi sotto il suo aspetto visibile, ha voluto donarci la sua presenza sacramentale; poiché stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il memoriale dell’amore con il quale ci ha amati “sino alla fine” (Gv 13,1), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica, infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi [cfr. Gal 2,20], e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore: “La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell’amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo” (https://alleanzacattolica.org/il-pensiero-del-giorno-gv-644-51-2/).
6° Comboniani
“ ‘Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato ‘.Quando pensi di non aver fede non perdere tempo a colpevolizzarti, domandala al Signore. Quando pensi di non avere speranza non perdere tempo a fingere di essere ottimista, domandala al Signore. Quando pensi di non avere amore, non perdere tempo nel sentirti sbagliato domandalo al Signore. In questo domandare Dio risponde attraverso il Figlio. Gesù è la maniera che Dio ha di donarci questi tre doni. I sacramenti sono il Figlio. Soprattutto nell’Eucarestia noi riceviamo una scorta di fede, di speranza e di carità. Riceverla però non ci assicura che la useremo. Per questo la Grazia provoca la nostra libertà, affinché al dono corrisponda una scelta. Alla fede, alla speranza e alla carità corrispondono la fiducia, l’audacia e il saper morire per chi si ama. Ha ragione quindi Sant’Agostino a ricordarci che “il Dio che ci ha fatti senza di noi, non ci salva senza di noi”. La grazia e la nostra libertà diventano il binomio vero su cui si poggia la storia della salvezza, perché la redenzione non è semplicemente Dio che ci salva, ma noi che ci lasciamo salvare da Lui. Non siamo salvi per forza, siamo salvi per dono e per adesione a questo dono. Uno può anche lanciarti un salvagente ma tocca a te aggrapparti e farne buon uso. Siamo chiamati a non sprecare il dono, o in assenza di esso a saperlo chiedere con umiltà. L’umile è colui che chiede senza fingere autosufficienza” (http://www.nellaparola.it; https://comboni2000.org/2023/04/27/giovedi-della-iii-settimana-di-pasqua-giovanni-644-51-io-sono-il-pane-vivo-disceso-dal-cielo/).
4) E’ il Signore che mi “mantiene fra i viventi e non ha lasciato vacillare” i miei “piedi” (cfr. Sal 65, 9): “Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia” (Sal 65, 20). Penso a quanto grande è il dono che il Signore mi ha fatto di poter toccarLo e mangiarLo tutti i giorni sperimentando la sua reale Misericordia nei miei confronti. Medito su quanto mi fa associare alla Sua Discesa sull’altare come Presenza reale nel pane e nel vino che si mutano sostanzialmente in Suo Corpo e Suo Sangue (cfr. 1Cor 11, 23-26), come Cibo per me e per gli altri, in questo cammino da pellegrini terreni della fede verso la Mèta Eterna. Ecco il grande dono della mia fede, della mia cristianità e del Sacerdozio ministeriale. Grazie infinte, Signore Morto e Risorto per la mia Salvezza. Salvami, Signore, ti prego!
Sac. Faustin K. Mundendi
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