Condivisione solidale della Parola di Dio nella III Domenica di Pasqua (At 2, 14-33; Sal 15/16; 1Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35). Sintesi per il mio vivere cristiano – N. A. 46
La testimonianza di Pietro e degli Apostoli è fortissima affermando con limpidezza la Risurrezione di Gesù e che Egli è il Cristo (cfr. At. 2, 14-33).
Dal racconto dell’incontro di Gesù con i due discepoli (Lc 24, 13-35), colgo alcuni elementi che condivido ben volentieri.
a) La traccia delle due parti della Santa Messa: – l’ascolto della Parola di Dio attraverso le scritture e l’omelia di Gesù (ciò che fa Gesù durante il viaggio: cfr. Lc 24, 25-27) , e – la liturgia eucaristica con al centro la consacrazione del pane e del vino (ciò che fa Gesù con la benedizione e lo spezzare il pane in casa dei discepoli: cfr. Lc 24, 30-31).
b) La gioia della comunione eucaristica : Gesù sparisce perché rimane nel pane consacrato e in loro stessi i discepoli che ora sono fortificati dalla sua presenza interna (cfr. Lc 24, 30-31).
c) La gioia della comunione cristiana condivisa: I discepoli, forti della comunione eucaristica, non hanno paura di tornare senza indugio a Gerusalemme per condividere la gioia del Cristo Vivo con gli altri. E’ questa la gioia della comunione cristiana (Lc 24, 33-35).
d) Un elemento importante che non può sfuggire: l‘ospitalità dei discepoli nei riguardi del forestiero che accolgono nella carità. Ed è allora dopo che il forestiero si rivela essere il Cristo Risorto (cfr. Lc 24, 28-29). Abramo fece la medesima esperienza sotto la quercia nella steppa di Mamrè, accogliendo 3 forestieri sconosciuti a cui offrì un banchetto e dopo si rivelarono essere degli Angeli con la promessa del dono del figlio legittimo che sarebbe nato dall’unione di Abramo e Sara (cfr. Gn 18, 1-15).
e) Ultimo elemento non meno importante: l’incontro stesso di Gesù con i discepoli che Egli accompagna durante il viaggio con la sua reale e sicura presenza (cfr. Lc 24, 13-24); li accompagna anche nel loro viaggio notturno (cfr. Lc 24, 33) per la condivisione della comunione cristiana.
1) Luca 24, 13-35 (lettura da parte)
2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Luca 24, 13-35
“Lo riconobbero nello spezzare il pane. La stupenda narrazione lucana di Emmaus ha come sfondo la liturgia in cui si spiegano le Scritture e si spezza il pane eucaristico. L’itinerario dei due discepoli può esse scandito in quattro tappe: Nella prima (vv.13-18) appaiono gli attori sconsolati ‘in cammino ‘, ‘discutendo tra loro’ e ‘fermi con il volto triste’. E’ un ritratto vivissimo della crisi di fede. Nella seconda fase (vv. 19-24) il messaggio pasquale è dichiarato dal credente in crisi o quasi incredulo. Il terzo quadro (vv. 25-27) è dominato dalla lettura dell’evento pasquale fatta da Gesù e quindi condivisa dal credente. Attraverso la meditazione sulla parola di Dio si riesce a penetrare nel mistero del Cristo. Alle riflessioni del personaggio misterioso l’animo dei due discepoli comincia a rasserenarsi , ma non è ancora la fede. L’ultima scena (vv. 28-35) è dedicata al ‘riconoscimento’ nella fede di Gesù e all’annuncio ai fratelli. Si raggiunge, così, la pienezza della fede nel Cristo risorto”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 556).
3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito
1° Papa Leone
“Due discepoli del Signore, con il cuore ferito e triste, partono da Gerusalemme per ritornare nel loro villaggio di Emmaus. Hanno visto morire quel Gesù in cui avevano confidato e che avevano seguito e, adesso, delusi e sconfitti, ritornano alle loro case. Per la strada «conversavano tra di loro di tutto quello che era accaduto» (v. 14). Hanno bisogno di parlarne, di raccontarsi ancora ciò che hanno visto, di condividere quanto hanno vissuto, col rischio però di restare imprigionati nel dolore, chiusi alla speranza.(…). Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento. Essi infatti camminano, eppure sono ancora fermi ai fatti avvenuti tre giorni prima quando hanno visto morire Gesù; conversano tra di loro, ma senza sperare in una via di uscita; parlano ancora di quello che è accaduto, con la fatica di chi non sa come ricominciare, né se sia possibile farlo”(Papa Leone; Omelia della messa in Angola- 19 aprile 2026).
2° Papa Leone
“(…) la Buona Notizia del Signore, anche oggi per noi, è proprio questa: Egli è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro. Il Signore si affianca ai due discepoli delusi e a corto di speranza e, facendosi loro compagno di strada, li aiuta a rimettere insieme i pezzi di quella storia, a guardare oltre il dolore, a scoprire che non sono da soli nel cammino e che un futuro, abitato ancora dal Dio dell’amore, li attende. E quando Egli si ferma a cena con loro, si siede a tavola e spezza il pane, allora «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (v. 31).(…). La compagnia del Signore la sperimentiamo soprattutto nella relazione con Lui, nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola che fa ardere il nostro cuore come quello dei due discepoli, e soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia. È qui che noi incontriamo Dio. Perciò, occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”(Papa Leone; Omelia della messa in Angola- 19 aprile 2026).
3° Papa Leone
“Con la grazia di Cristo Risorto possiamo diventare questo pane spezzato che trasforma la realtà. E come l’Eucaristia ci ricorda che siamo un solo corpo e un solo spirito, uniti all’unico Signore, anche noi possiamo e vogliamo costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione. Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta.(…), oggi c’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro. Non abbiate paura di farlo! Gesù Risorto, che percorre la strada con voi e per voi si spezza come pane, vi incoraggia a essere testimoni della sua risurrezione e protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società” (Papa Leone; Omelia della messa in Angola- 19 aprile 2026).
4° S. E. Arc. Mons. Giuseppe Mani
“Papa Benedetto XVI nella esortazione apostolica “Verbum Domini” prende il testo di Emmaus come modello di come si spiegano le scritture. Spiega l’importanza della Parola di Dio collegata alla Pasqua di Cristo. Queste parole non sembrano ancora soddisfare i discepoli. Soltanto quando Gesù prese il pane, lo spezzò, diede la benedizione e lo diede. Noi dinanzi all’Eucarestia, in tutta la sua bellezza e la sua potenza di vita. L’Eucarestia sempre vissuta in legame con la Parola di Dio. Papa Leone Magno associa gli occhi che si aprirono alla frazione del pane agli occhi che si aprirono ai progenitori dopo l’atto di disobbedienza. La Genesi ricorda l’atto di disobbedienza che consumò la rottura dell’uomo da Dio mentre Emmaus ricorda l’atto di obbedienza in cui i discepoli disperati ripresero nuova forza e una nuova gioia del cuore. Nella nostra liturgia Eucaristica la frazione del pane segue la lettura delle Scritture: celebriamo così la nostra piena riconciliazione col sacramento della Nuova Creazione”(www.giuseppemani.it).
5° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi
“Ancora una volta do il mio nome ad uno dei due discepoli, nel desiderio e nella certezza che il Risorto mi sta a fianco, accogliendo il mio sfogo, la mia rabbia, la mia delusione o semplicemente il racconto di come è andata la mia giornata. Egli prima ascolta, poi parla (…). Solo dopo avermi ascoltato, mi illumina la strada con la lampada della Parola di Dio, spiegandomi che tutto ha un senso e facendomi ritrovare nel Pane spezzato il gusto della Sua presenza d’amore. Se riuscissi veramente, ogni giorno, ogni sera, a permetterGli di essere riconosciuto, come cambierebbe in meglio la mia vita!”(S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere, 21, Domenica delle Palme – A – 29 marzo2026).
6° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
“Due discepoli in cammino, il giorno della Resurrezione, con tanto da discutere sui fatti accaduti in Gerusalemme. Gesù li accompagna, senza farsi immediatamente riconoscere. E’ la parabola della nostra vita: Gesù cammina con noi e noi non Lo riconosciamo; e per riconoscerlo abbiamo bisogno che Lui ci spieghi la Parola e spezzi il pane per noi. E’ parabola della nostra vita anche perché i discepoli dicono di sé, della loro tristezza, dei loro dubbi e della loro ricerca: elementi che non mancano, ieri come oggi, nella mia vita come in quella degli altri. I discepoli sono sinceri e aperti, fino in fondo. Credere in Gesù Risorto non è affatto semplice, anzi è così naturale pensare che sia tutto una bella favola. Non ho mai creduto a credenti, di qualsiasi religione o credo laico, che dicono di non avere difficoltà, nella vita di fede e in generale nella loro esistenza. Le difficoltà fanno parte della vita. Accettarle e tentare di superarle è segno di saggezza, anche quando riguardano il rapporto con il buon Dio o le guerre in atto o un futuro incerto” (www.cercasiunfine.it).
7° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
“La vita di fede è fatta di umiltà e diverse difficoltà; non di dubbi. La difficoltà consiste nel credere ma nel non saper spiegarsi come; il dubbio è il dilemma tra è vero o non è vero. Crediamo che Gesù è risorto, ci precede sulle nostre strade, non ci abbandona mai; ma non sappiamo quando ci fa visita, non siamo sicuri di riconoscerlo. Tante difficoltà. I discepoli non hanno paura di confessare le loro difficoltà: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò…”. Speriamo che il Signore ci liberi da ciò che stiamo vivendo, stiamo pregando per questo ma “con tutto ciò…”. Tuttavia non basta confessare le difficoltà. Ci vuole anche ascolto. I discepoli aprono il loro cuore in un clima di ascolto: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. E poi più avanti affermano: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (www.cercasiunfine.it).
8° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio
“A chi raccontiamo le nostre difficoltà, di fede e non? A chi chiediamo spiegazioni? Chi veramente ascoltiamo in questi giorni ? Le prove della vita ci illuminano o no? Le ascoltiamo, facciamo discernimento o perdiamo tempo con stupidaggini, fake news, pettegolezzi? Per non parlare di continue overdosi di informazioni, da un sito all’altro, da un canale o giornale a un altro: sono proprio necessarie o non peggiorano lo stato di mente e cuore? Inoltre, c’è una bella differenza tra un momento di sfogo, con un amico o un parente o un maestro, e un momento di ascolto. Presunzione e superbia ci chiudono all’ascolto. Stupidamente crediamo di sapere tutto e che nessuno possa dipanare le nostre difficoltà. Gesù non ci verrà mai affianco: Dio resiste ai superbi, li disperde nei pensieri del loro cuore (Lc 1, 51). Scrive il Siracide: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti” (3,19). E i discepoli di Emmaus, sono miti! Per questo Gesù fa “ardere il loro cuore”. E cosa c’è di più bello, nei momenti di difficoltà, di una persona che con tenerezza ti fa ardere il cuore?” (www.cercasiunfine.it).
4) Gesù m’incontra nel viaggio quotidiano della mia esistenza con la sua presenza reale ma discreta, con la sua Parola e con l’Eucaristia come “viatico” o sostegno nel mio cammino esistenziale. Posso esultare e ringraziarLo col Salmo 15, 8-9: “Benedico il Signore …Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare. Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima…“.
Sac. Faustin K. Mundendi
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