Condivisione solidale della Parola di Dio nella Domenica delle Palme – A (Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Mt 26, 14-27, 66). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 42

Con la Domenica delle Palme, inizio a vivere la Settimana Santa, la “Settimana Maggiore dell’Anno liturgico”, Settimana nel cui week-end è segnato dall’intensità del Triduo Pasquale, colmo del significato delle realtà del Mistero della Redenzione dell’Umanità: la Passione del Signore con al centro la Croce, la Morte di Gesù nel Venerdì Santo, una sera prima l’Ultima Cena nel Cenacolo in cui avviene l’Istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale. Il racconto della Passione del Signore è commovente ed interpellante per la mia vita cristiana e sacerdotale. Quanto è sconfinato l’Amore gratuito del Signore nel mio confronto, io peccatore!

1) Matteo 26, 14-27, 66 (lettura da parte)

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Matteo 26, 14-27, 66

La Passione del Signore. Le scene del racconto della Passione secondo Matteo si susseguono con immediatezza e drammaticità eppure in ognuna di esse sono racchiusi un messaggio e un seme di salvezza. La cena pasquale (26, 14-35) celebra il mistero della continua presenza del Cristo in mezzo al suo popolo. Nel Getsemani (26, 36-46) Gesù è il modello del perfetto orante che sperimenta anche l’aspetto di ‘agonia’ che comporta la ricerca della volontà  di Dio. Nell’arresto (26, 47-56) Gesù ribadisce il suo appassionato amore per il perdono e la non violenza. Il processo giudaico (26, 57-75) è dominato dall’ultima grande rivelazione di Gesù davanti al suo popolo: ‘D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo’. La solenne dichiarazione di messianicità, di regalità e di divinità crea ormai il rifiuto totale di Israele e la timorosa debolezza del discepolo ( il tradimento di Pietro). Il processo romano (27, 1-31) sancisce la scelta di Israele (Barabba) e svela l’indifferenza (Pilato) ma anche la simpatia dei pagani (la moglie di Pilato) ed è l’ultimo, ironico riconoscimento della regalità di Cristo (‘re dei Giudei ‘) che la crocifissione (27, 32-50) renderà inaspettatamente vera. Sfila davanti alla croce l’umanità che bestemmia (27, 39-44), sfila il cosmo con le sue forze (tenebre e terremoto), sfilano i credenti nuovi (il centurione), sfila la nuova umanità liberata dal Cristo (i morti nei sepolcri)” (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 379).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Entriamo nella settimana Maggiore dell’anno liturgico.  Si chiama “Settimana Santa” perché è lo schema fondamentale di tutte le settimane dell’anno. La liturgia della Chiesa ci ripresenta i misteri fondamentali della nostra fede e la devozione dei fedeli li ha accolti e li ha rivestiti di tutta la migliore cultura, esprimendo quella che si chiama “devozione popolare”. Sono tipiche di questo periodo le sacre rappresentazioni della Passione che riproducono anche in maniera visiva quanto ci hanno raccontato in santi Evangeli”(www.giuseppemani.it).

2° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Quanto facciamo nella liturgia di questa settimana non è un mito, ma un rito che ci esprime. Per capirci: la Domenica delle Palme ci invita a entrare in Gerusalemme con la certezza che ci attende il Calvario della vita che dobbiamo salire. Il Giovedì Santo ci invita a sederci nel Cenacolo ad accogliere l’Eucarestia con tutto quello che comporta; il Venerdì Santo a salire al Calvario con Maria, percorrendo la Via Crucis che è l’espressione più autentica della vita; il Sabato Santo a scendere agli inferi insieme a Gesù ad aprire ai Padri le Porte del Paradiso; la mattina di Pasqua a correre al Sepolcro insieme a Pietro e Giovanni a verificare la Resurrezione del Signore” (www.giuseppemani.it).

3° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Non è una invenzione né un mito, ma l’espressione della vita del Corpo Mistico di Gesù che siamo noi a continuare quello che ha fatto il nostro Capo che è nella Gloria. Viviamo l’esperienza della Croce della vita con la certezza di essere un corpo con il Capo nella Gloria che anticipa quello che saremo anche noi. La vita non avrebbe significato senza la certezza che siamo stati preceduti da Colui che ha già raggiunto la meta per questo la ragione della nostra Speranza. Portare la Croce con la certezza che siamo chiamati alla Gloria. Entrare nella Settimana Santa significa prendere coscienza piena del significato della nostra esistenza: ascoltare Gesù che ci ripete: “Chi vuol venire dietro di me rinneghi se  stesso, prenda la sua Croce e mi segua”  con la certezza che “Non sono io che vivo ma è Cristo che vive in me” “(www.giuseppemani.it).

4° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi

“Nella passione di Matteo, tra le tante cose descritte, ce ne sono due che oggi porto nel cuore. La prima è la parola ‘Amico ‘, con cui Gesù saluta Giuda. Pur sapendo che è giunta la sua ora e che uno dei suoi lo ha tradito, Gesù lo chiama ‘Amico‘. Voglio credere che in quell’attimo Giuda abbia avvertito l’amarezza del suo peccato, ma anche l’ultimo segno di dolcezza del suo Maestro. La seconda è un’ulteriore occasione, inascoltata, che è data per salvare Gesù: il sogno della moglie di Pilato: Il vangelo era iniziato con i sogni  di Giuseppe e dei Magi, che sono stati segni per custodire il Bambino e per salvarlo. Ora si conclude con il sogno di una donna a cui il marito non dà neanche una risposta” (S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere, 21, Domenica delle Palme – A – 29 marzo2026)

5° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

” Il lungo racconto della Passione, in un’ottica di fede, sembra contenere tutta la passione del mondo. Eppure questo dato può sembrare un pò retorico e semplicistico. Gesù si offre, ci salva: lo fa per tutti, lo fa con tutte le vittime del mondo. Allora, forse, non dovremmo cercare di capire ma solo entrare nelle scene, per tanto ci è permesso, e gustare il suo amore che si fa parola e gesto. Ma c’è una grande difficoltà…” (www.cercasiunfine.it).

6° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“Lo scandalo della Passione è tutto lì e deve diventare tutto nostro. Esso è via maestra per entrare nel vivo della Passione di Gesù, per gustare il suo amore e partecipare della sua salvezza. Sui banchi della storia gli scandali non si possono negare, bisogna passarci attraverso, cercando di sbagliare il meno possibile, cercando di imitare i giusti della Passione, come Maria, Giovanni, il buon padrone, il Cireneo e non certo Pilato, Barabba, Pietro che rinnega, la folla che si fa trascinare dai populisti di turno e così via” (www.cercasiunfine.it).

4) Il mio Signore è il Messia- Re- Servo- Obbediente che ha accettato di soffrire e morire ( cfr. Is 50, 4-7) per me, per la mia Liberazione. San Paolo me lo spiega meglio: “ Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2, 6-8). Signore , ti dico: “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea” (Sal 21, 23).

Sac. Faustin K. Mundendi