Condivisione solidale della Parola di Dio del Lunedì della III Settimana Quaresima – A – (Lc 4, 24-30). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 33

La Missione messianica di Gesù è quella della Salvezza universale di tutti, incominciando dai figli d’Israele che credono nel Regno che Egli ha portato nel mondo. Non è ostaggio della sua terra. E’ la fede che è il criterio d’appartenenza al Nuovo Popolo di Dio. Naamàn, il Siro, e la vedova di Sarèpta di Sidone rappresentano altri membri di questo Nuovo Popolo, oltre ai Giudei che si convertiranno e crederanno al Vangelo. I nazaretani lo vorrebbero solo per loro, in quanto compaesani! Sono furiosi perché Gesù è aperto ad altri. Ma Gesù non è solo per loro.

1) Luca 4,24-30

24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Luca 4, 25-30

“Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei. Gesù invita i nazaretani a riflettere sul fatto che Dio distribuisce i suoi doni a chi mostra di avere un cuore sincero e disponibile, non importa a quale razza appartenga. Naaman, il Siro, e la vedova di Zarepta di Sidone ne sono un bell’esempio. Ma gli ascoltatori di Gesù, invece di accogliere l’invito alla conversione, reagiscono con la violenza (Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 286).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° Benedetto XVI

“Proprio conoscendo questa chiusura, che conferma il proverbio «nessun profeta è bene accetto nella sua patria», Gesù rivolge alla gente, nella sinagoga, parole che suonano come una provocazione. Cita due miracoli compiuti dai grandi profeti Elia ed Eliseo in favore di persone non israelite, per dimostrare che a volte c’è più fede al di fuori d’Israele. A quel punto la reazione è unanime: tutti si alzano e lo cacciano fuori, e cercano persino di buttarlo giù da un precipizio, ma Egli, con calma sovrana, passa in mezzo alla gente inferocita e se ne va. A questo punto viene spontaneo chiedersi: come mai Gesù ha voluto provocare questa rottura? All’inizio la gente era ammirata di lui, e forse avrebbe potuto ottenere un certo consenso… Ma proprio questo è il punto: Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per «dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio. (…)”(B. XVI, Angelus -3 febbraio 2013).

2° Benedetto XVI

«La carità …non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità» (1 Cor 13,4-6). Credere in Dio significa rinunciare ai propri pregiudizi e accogliere il volto concreto in cui Lui si è rivelato: l’uomo Gesù di Nazaret. E questa via conduce anche a riconoscerlo e a servirlo negli altri. In questo è illuminante l’atteggiamento di Maria. Chi più di lei ebbe familiarità con l’umanità di Gesù? Ma non ne fu mai scandalizzata come i compaesani di Nazaret. Ella custodiva nel suo cuore il mistero e seppe accoglierlo sempre di più e sempre di nuovo, nel cammino della fede, fino alla notte della Croce e alla piena luce della Risurrezione. Maria aiuti anche noi a percorrere con fedeltà e con gioia questo cammino”(B. XVI, Angelus -3 febbraio 2013).

3° Papa Francesco

«La parola chiave per capire il messaggio di oggi della Chiesa è sdegno». Quando «Naamàn, arrivato da Eliseo, chiede la guarigione, Eliseo manda il ragazzo a dirgli di bagnarsi sette volte nel Giordano. Una cosa semplice». Forse proprio per questo «Naamàn si sdegnò» esclamando: «Ho fatto un viaggio così, con tanti doni…»: tutto invece si risolve con un semplice bagno nel fiume. Oltretutto, rincara Naamàn, «noi abbiamo fiumi più belli di questo». Anche «gli abitanti di Nazareth — riferendosi al passo evangelico di Luca (4, 24-30) — si sdegnarono dopo aver sentito la lettura del profeta Isaia, che ha fatto Gesù quel sabato in sinagoga dicendo “oggi è successo questo”, che parla della liberazione, di come il popolo sarà liberato». E commentavano: «Ma questo cosa si crede? Questo è uno di noi, l’abbiamo visto crescere da ragazzo, mai ha studiato». E «si sdegnarono» tanto che «volevano ucciderlo» (Papa Francesco, Meditazione – Lunedì della III Settimana di Quaresima – 2016-02-29 L’Osservatore Romano).

4° Gesuiti Irlandesi

“Il pubblico che incontriamo nel Vangelo di oggi era particolarmente infuriato perché vedeva che Gesù era preoccupato per i nemici di Israele tanto quanto lo era per gli ebrei stessi? Sappiamo tutti che non è saggio parlare con troppa generosità dei nemici, soprattutto in tempo di guerra. Tuttavia, tu ci hai insegnato, Signore, che il Padre non ha preferenze e ci hai mandato lo Spirito Santo affinché potessimo essere in grado di mostrare il nostro lato migliore, non solo ai nostri amici, ma anche a coloro che non ci sono così vicini” (https://sacredspace.com/it/scripture/luca-424-30-bibbia-cei/); (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=11998)

5° Carmelitani 

“Il vangelo di oggi (Lc 4,24-30) fa parte di un insieme più ampio (Lc 4,14-32). Gesù aveva presentato il suo programma nella sinagoga di Nazaret, servendosi di un testo di Isaia che parlava dei poveri, dei prigionieri, dei ciechi e degli oppressi (Is 61,1-2) e che rispecchiava la situazione della gente di Galilea al tempo di Gesù. In nome di Dio, Gesù prese posizione e definì la sua missione: annunciare la Buona Novella ai poveri, proclamare la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, restituire la libertà agli oppressi. Terminata la lettura, attualizzò il testo e disse: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi!” (Lc 4,21). Tutti i presenti rimasero ammirati (Lc 4,16-22ª). Però ci fu subito dopo una reazione di discredito. La gente nella sinagoga rimase scandalizzata e non ne volle sapere di Gesù. Diceva: “Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22b) Perché rimasero scandalizzati? Qual è il motivo di quella reazione così inaspettata?” (https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=11998)

6° Scuola apostolica

“I legami di sangue, come i legami religiosi, come i legami di amicizia, comportano un rischio: quello di pretendere che l’altro ci preferisca sempre e comunque, sopra tutto e sopra tutti. I compaesani di Gesù passano dalla meraviglia per quello che Gesù dice e fa al rifiuto, quando Gesù oppone alla loro pretesa di fare anche lì quello che aveva fatto in Cafarnao, dove aveva operato guarigione ed esorcismi: il suo no. L’atteggiamento dei Nazaretani è violento: non accettano che altri siano preferiti a loro. Non accettano la benevolenza divina e la Parola di grazia che fa saltare i loro schemi. La benevolenza divina è dinamica nella direzione dei poveri, degli stranieri e degli oppressi, la vedova di Sarepta e Naaman il Siro appunto. Se la preghiera è fiduciosa e insistente accetta il giudizio di Dio, anzi lo ama e lo esalta come fece Maria: grandi cose ha fatto l’Onnipotente e santo è il suo nome!” (https://scuolaapostolica.com/parola-del-giorno/luca-4-24-30-4/).

7° Scuola apostolica

“Gesù era pieno di Spirito Santo, i suoi erano pieni d’ira: questo impedisce loro di accettare il dono. Il rifiuto di Gesù è lo stesso dei profeti, che hanno potuto operare solo là dove non c’era pretesa dell’intervento di Dio: come fa Dio infatti ad intervenire dove c’è un cuore pretenzioso, quindi chiuso ad ogni dono di grazia? Il suo intervento non può essere ricevuto e accolto. La conseguenza è lo scacciare Gesù dai nostri cuori, fuori della città per portarlo sul ciglio del monte, per crocifiggerlo sul Golgota. Ma Gesù, passando in mezzo a loro se ne andò. Gesù non resta preda della cattiveria umana. Questo è un presagio della risurrezione di colui che continua il suo cammino in mezzo a noi, beneficando e risanando tutti coloro che stanno sotto il potere di Satana, perché Dio è con lui. (https://scuolaapostolica.com/parola-del-giorno/luca-4-24-30-4/).

4) Il profeta è il testimone autentico della Verità. Gesù più che un profeta è il Figlio di Dio. E’ la Verità stessa e la Vita, è Amore . Dio -Amore ama tutti e vuole salvare tutti, Giudei e non, ricchi e poveri che hanno fede in Lui ed aderiscono al suo Regno. Il criterio per essere salvato non è l’appartenenza geopolitica alla terra natale di Gesù. Posso dire: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente…” (Sal 41, 3); “Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi…” (Sal 42, 3).

Sac. Faustin K. Mundendi