Condivisione solidale della Parola di Dio nella III Domenica di Quaresima – A (Es 17, 3-7; Sal 94/95;Rm 5, 1-2. 5-8;Gv 4, 5-42). SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. A. 32

Tutti gli elementi nel dialogo del Signore con la donna Samaritana sono ben pensati: l’orario, il pozzo (cfr. Gv 4, 5-12), le domande e risposte, il linguaggio, il metodo, i livelli del significato dell’oggetto del discorso “acqua”, sete, il monte, l’adorare… Come metodo Gesù usa degli elementi della vita corrente, nel contesto religioso e socioculturale della Giudea e della Samarìa… La donna dice ai suoi concittadini: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?” (Gv 4, 29). In realtà ciò che Gesù le ha detto è un fatto antropologico storico della sua vita reale: è il fatto dei suoi mariti e del suo “compagno (cfr. Gv 4, 16-18)! Arrivano poi al livello della profonda spiritualità: il vero luogo per adorare Dio in spirito e verità (cfr. Gv 4, 19-25), la vera Sorgente dell’Acqua viva (cfr. Gv 4,10-15),  Gesù il Cristo (cfr. Gv 4, 25). Dopo l’esperienza dell’incontro reale con Gesù, i concittadini della donna confessano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv 4, 42).

1) Giovanni  4,5-42 (forma breve)

“In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» “.

2) S. Em. Card. Gianfranco Ravasi e S. E. R. Mons. David Maria Turoldo: Un commento esegetico di Giovanni 4, 5-42

“Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. La samaritana è un pegno universale della ricerca di Dio: Come nel capitolo 3 Nicodemo incarnava il giudaismo ufficiale e ortodosso e l’uomo in ricerca oscura e confusa,così la samaritana, rappresentante del giudaismo eterodosso, incarna tutti coloro che iniziano a gustare il vero culto ‘in spirito e verità’ (v.24), cioè nell’adesione al Cristo e al suo Vangelo, nonostante una fede ancora imperfetta e in crescita. Solo con un pagano, il funzionario regale di Cana (Gv 4, 46-54), la fede raggiunge il suo vertice e l’uomo partito dall’incredulità come l’Israele del deserto, penetrato nell’oscurità della ricerca come Nicodemo, passato alla fede per i segni sperimentali come la samaritana, giunge alla fonte che pienamente disseta. L’ ‘acqua viva ‘ offerta alla samaritana non è, quindi, attinta al pozzo pur famoso di Giacobbe, ma è ‘l’acqua che zampilla per la vita eterna ‘ (v. 14), è ‘l’acqua che sgorga dal costato di Cristo’ (cfr. Gv 19, 34), segno del battesimo e della Parola che libera”(Messale quotidiano, Nuova Edizione a cura di Alessandro Amapani e Goffredo Boselli, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2020, p. 271-272).

3) Brevi pensieri per un nutrimento spirituale approfondito

1° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Dopo la trasfigurazione sulla montagna oggi si vede Gesù affaticato, seduto sui bordi di un pozzo. Come non ammirare la meravigliosa umanità di Dio? In questo straordinario incontro di Gesù con la Samaritana è Gesù che ci raggiunge al cuore delle nostre fragilità, fatiche, preoccupazioni, drammi per permetterci di riprendere fiato.Il punto di partenza del dialogo di Gesù con la Samaritana e con ciascuno di noi è una domanda, oserei dire una preghiera: “Donna, dammi da bere!”. Che paradosso! Gesù non si atteggia mai in tutto il vangelo come uno che tratta con superiorità, come qualcuno che domina, qualcuno che sa. Davanti ai discepoli, a Zaccheo e a Pietro, si fa piccolo in attesa di una risposta di amore: “Vuoi tu?” ; “Mi ami tu?”. (…)”(ww.giuseppemani.it).

2° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“La cosa più interessante di questa pagina non è che Gesù chiede da bere, è soprattutto che un Giudeo si rivolge ad una donna, samaritana, straniera e anche peccatrice. “Come osi tu rivolgermi la parola, tu che sei giudeo, a me che sono samaritana?”.  Siamo davanti alla sovrana libertà di Gesù che non cessa di sorprendere e scandalizzare i farisei.  Siamo dinanzi alla profondità del mistero dell’Incarnazione, davanti al messaggio di amore e di misericordia di Gesù rivolto a tutti gli uomini, a tutte le donne, a cominciare dai più poveri, dai perduti. Se Gesù supera tutte queste barriere è perché davanti a Lui non ci sono degli esclusi”(ww.giuseppemani.it).

3° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Se Gesù ci cerca, ci prega, è sempre per offrirci il dono prodigioso del suo amore, per darci l’acqua viva, cioè una vita più intensa, più profonda di tutte le piccole nostre mediocrità stagnanti che rischiano di non soddisfarci più. “Se tu sapessi il dono di Dio e chi è Colui che ti chiede da bere, sei tu che lo avresti pregato di darti l’acqua viva. La nostra fame e la nostra sete sono scritte nel cuore della nostra esistenza e Gesù le prende sempre sul serio: moltiplica il pane per le folle affamate e ci insegna a pregare. Gesù intende soddisfare i nostri desideri. In ciascuno c’è misteriosamente una fame di amore espressa bene dal salmo: “L’anima mia ha sete del Dio vivente. Quando vedrò il suo volto?”. L’essenziale è là: è la scoperta prodigiosa dell’amore di Dio”(ww.giuseppemani.it). 

4° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Gesù riprende il dialogo con la Samaritana. “Va’, dice alla donna, chiama tuo marito!”. Non si tratta di umiliare quella donna, ma di aiutarla a crescere ad aprirsi alla verità. Davanti a Cristo dobbiamo sempre osare di riconoscere i nostri errori per ammirare fino a che punto siamo accettati, ammirati, amati. L’essenziale per Gesù è “Se tu conoscessi il dono di Dio!”. Là è l’essenziale, l’inizio e il punto di arrivo di tutta la vita. La Samaritana non discute più. Lascia la brocca e corre a svegliare la città e dire che ha trovato il dono di Dio. Alla presenza di Cristo, la cui presenza personale è sempre irrimpiazzabile, la gente di Samaria proclama la propria fede: “Non è per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo” (ww.giuseppemani.it).

5° S. E. R. Arc. Mons. Giuseppe Mani

“Il dono di Dio e l’incontro con Cristo non possono mai lasciare tranquilli e restare nelle nostre proprietà.   Confessare oggi che Gesù è il Salvatore del mondo è andare incontro ad ogni uomo e donna convinti che tutti sono cercati, amati e salvati.  Vuol dire non disperare dei conflitti e delle barriere per riunire tutti nell’unità del suo amore, vuol dire ricordarsi che una delle parole che Gesù disse sulla Croce è “Ho sete” e continua a mendicare il nostro amore e dal suo cuore aperto scaturiscono sorgenti di acqua viva  per dissetare tutta la terra”

6° S.E. R. Mons. Paolo Ricciardi

“La donna con cinque mariti e con un attuale sesto compagno, siamo noi, costantemente distratti da altri falsi amori, ma assetati dell’unico Amore che può riempiere la nostra vita. Gesù, parlando con la Samaritana, rompe i nostri schemi, va oltre… Sta dicendo che il Vangelo è per tutti, nessuno escluso, perché tutta l’umanità ha sete e Dio ha sete della nostra sete, della nostra fede. Per Gesù il pozzo è un Incontro d’Amore.. . Ai discepoli che gli portano il pane, Gesù parla di altro Pane, come di altra Acqua, e fa contemplare le messi che già biondeggiano, anche se mancano quattro mesi per la mietitura. Oggi Gesù ci rende di nuovo Chiesa-Sposa. (…) ci trasforma in persone-anfore per essere, come la Samaritana, nnunciatori di Vita”(S. E. R. Mons. Paolo Ricciardi, La Tua Parola mi fa Vivere, 18, III domenica di Quaresima – A – 8 marzo2026)

7° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“(…). ‘Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità ‘. E’ un ‘affermazione libera e liberante. Rompe tutti i lacci con il formalismo religioso, l’ipocrisia di alcuni riti e tradizioni, ci mette in guardia da un culto formale e non sostanziale. Ci riporta al centro della questione religiosa: ‘adorare Dio in spirito e verità ‘. (…). Dal punto di vista tecnico, così come è redatto il brano, gli esperti parlano di un tipico esempio di ‘ doppio livello di significato‘ (semantico, è il termine esatto). Gesù e la Samaritana parlano di acqua e sete, ma Gesù usa termini acqua e sete per introdurre l’interlocutrice in un livello di significato superiore. L’acqua e la sete sono metafore per parlare del desiderio di Dio e della salvezza portata da Gesù. Il cambiamento, per noi cristiani, è nello scoprire il ‘doppio livello di significato’: noi parliamo, anche, di attuali e innegabili crisi nel grande come nel piccolo di questo mondo. (…)” (www.cercasiunfine.it).

8° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“Noi cristiani per fare crescere questo bene interiore non dobbiamo dimenticare l’ammonizione di Gesù: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice ‘Dammi da bere!’ Di religione – Viste le sue domande su monti e culto – la  Samaritana ne sapeva parecchio. Eppure Gesù le fa presente che non conosce il dono di Dio e non riconosce Lui come suo Figlio. E sì! E’ proprio così: si può sapere tanto di religione ma non conoscere il Cristo. Forse potremmo azzardare una sorta di regola: chiunque conosce molto di religione, nel senso esteriore e formalistico del termine e di conflitti interni in materia di credenza e culto, rischia di conoscere poco il ‘dono di Dio’. Forse ‘il dono di Dio’ ha poco da spartire con molte cose che noi chiamiamo religione e religione non sono” (www.cercasiunfine.it).

9° Don Primo Gironi

“Contemporaneo di Gesù, ma non è testimone né uditore della sua predicazione. Paolo, tuttavia, annuncia nelle sue lettere il Vangelo ricevuto da Cristo e l’evento della sua morte e  risurrezione: la croce e la Pasqua. Paolo ha fatto del Vangelo di Cristo ‘il mio Vangelo’ (Rm 2, 16; 2Tm 2, 8). Nell’interpretazione delle lettere di Paolo ha avuto un grande rilievo il rapporto fra la predicazione di Paolo e il Vangelo di Gesù. Paolo è ‘uomo di città’, conosce le regole della comunicazione e le applica alla sua predicazione”( Don Primo Gironi, ssp, biblista, in La Domenica, 19, -. 8 marzo 2026, p. 50).

10° San Giovanni Paolo II

“L’acqua viva di cui parla Gesù alla Samaritana è lo Spirito Santo, il dono per eccellenza di Dio. E’ Lui che, scaturito dal Costato trafitto di Cristo, viene a noi particolarmente nel sacramento dell’Eucaristia” (San GP II,cit.  in La Domenica, 19, -. 8 marzo 2026, p. 49.

4) La mia prima recensione teologica, la feci nel 1981 quando ero nel primo anno del ciclo di Teologia, in formazione per il sacerdozio ministeriale. Era sul l’autore cristologo francese Christian Duquoc (1926-2008) con il suo libro “Jésus, homme libre” (“Gesù, uomo libero“) che va al-dilà di ogni schema mentale e culturale del suo tempo. Non era solito per un ebreo incontrarsi con una donna da soli in un luogo isolato e in orario poco frequentato al pozzo di Giacobbe e chiedere alla Samaritana (storica nemica culturalo-religiosa), l’acqua da attingere da un pozzo profondo, con le sue forze da donna! Gesù non teme i pregiudizi anche da parte dei suoi discepoli da cui egli rifiuta l’offerta del cibo reale pur avendo fame e sete. Il suo cibo, infatti, è quello di fare arrivare la Volontà del suo Padre di salvare anche i Samaritani a cui egli porta la Buona Novella della Vita Eterna anche tramite la donna di cui la storia matrimoniale e sentimentale è tormentata. Gesù è talmente libero che sconvolge le vedute della donna dal profondo del suo cuore e lei scopre di essere davanti ad un “profeta” (cfr. Gv 4, 19), davanti al “Messia”- “il Cristo” (cfr. Gv 4, 25-26). Gesù è  Uomo-Dio libero per salvare tutti. Gesù rispetta la “donna”, Gesù è difensore della “dignità della donna”. Mi resta solo dire col Salmo 94 che invita: ” Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza ” (Sal. 94, 1); “Entrate: prostrati, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. E’ lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce” (Sal 94, 6-7).

Sac. Faustin  K. Mundendi