Condivisione solidale della Parola di Dio nella XXXIII Domenica TOC. –  IX Gionata dei poveri (Mal 3, 22-12.2; Sal 97/98; 2 Ts 3, 7-12.2; Lc 21, 5-19).  SINTESI PER IL MIO VIVERE CRISTIANO – N. 49

Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario di quest’Anno Liturgico C. 

E’ la IXa Giornata dei Poveri istituita dal Santo Padre Francesco Successore di Pietro prima di Leone XIV Papa regnante.

1) Il  Profeta Malachia (3, 19-20a ) mi dice che il Giorno del Giudizio di Dio sarà “rovente” per gli iniqui, gli operatori d’ingiustizia e del male. Sarà invece “sorgente” di “raggi benefici del Sole di Giustizia ” per i timorati di Dio. Tuttavia il Signore giudicherà il mondo con giustizia e imparzialità.

2) Il contenuto del Vangelo di Luca (21, 5-19) è più che attuale: L’arrivo del Giorno del Giudizio non sarà nella manifestazione di determinati eventi certi che esistono anche ora: guerre, rivoluzioni, pestilenze, violenze, certi imperialismi di nazione contro nazione, persecuzioni, calamità naturali… (cfr. Lc 21, 9-12).

Non è ancora l’arrivo del Giorno del Giudizio di Dio, ma possono essere “occasione di dare testimonianza“(cfr. Lc 21, 13). Gesù m’invita ad avere  fiducia nel Signore che mi darà Parola  e Sapienza nei momenti critici della vita umana, missionaria, apostolica,   Lui che è fedele. Con Lui, nemmeno un mio cappello (!) andrà perduto (cfr. Lc 21, 18). Gesù m’invita alla perseveranza nella fede e nelle buone azioni, per la nostra salvezza (cfr. Lc 21, 19). 

3) S. Paolo nella sua Seconda Lettera ai Tessalonicesi (3, 7-12) mi dice che l’attesa del Giorno del Giudizio non si fa nell’ozio ma con l’impegno responsabile, lavorando e amando. Gli strumenti delle possibilità per prepararmi con una certa serenità all’arrivo del Giorno del Giudizio giustamente stanno nella fiducia in Dio, nella perseveranza, nel buon impegno del lavoro quotidiano, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, nella carità...

4) In questa Giornata dei Poveri, quell’amore va tradotto concretamente: amore per tutti, ma amore preferenziale per i poveri.

Mi dovrei ricordare determinate espressioni riguardo l’amore per i poveri:  – “Che aspetto ha l’amore? Ha mani per aiutare gli altri, ha piedi per affrettarsi verso il povero e il bisognoso, ha occhi per vedere la miseria e il bisogno, ha orecchie per ascoltare i sospiri e i dolori degli uomini. Ecco come è l’amore” (Sant’Agostino);  

– Chi dà al povero, gli restituisce ciò che gli è stato derubato in qualche modo e investe per il proprio Paradiso (la propria Salvezza eterna) (S. Giovanni Crisostomo); 

– “Non disprezziamo i poveri, i piccoli, gli operai; non solo essi sono i nostri fratelli in Dio, ma sono anche quelli che nel modo più perfetto imitano Gesù nella sua vita esteriore. Essi ci rappresentano perfettamente Gesù, l’Operaio di Nazareth. Prendiamo per noi (la condizione) che egli ha preso per sé. Non cessiamo mai di essere in tutto poveri dei poveri come Gesù, e come lui amiamo i poveri e circondiamoci di loro“( San Charles de Foucauld).

5) Brevi pensieri che mi aiutano in questa meditazione

1° Leone XIV

“ Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra le speranze effimere e la speranza duratura. Dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità. Risuonano chiare e forti le parole con cui il Signore Gesù esortava i suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano» (Mt 6,19-20)” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 2 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

2° Leone XIV

“È una regola della fede e un segreto della speranza: tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice. Le ricchezze spesso illudono e portano a situazioni drammatiche di povertà, prima fra tutte quella di pensare di non avere bisogno di Dio e condurre la propria vita indipendentemente da Lui. Ritornano alla mente le parole di Sant’Agostino: «Tutta la tua speranza sia Dio: sentiti bisognoso di Lui, per essere da Lui ricolmato. Senza di Lui, qualunque cosa avrai servirà a renderti ancora più vuoto» (Enarr. in Ps. 85,3)” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 2 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

3° Leone XIV

“La città di Dio, di conseguenza, ci impegna per le città degli uomini. Esse devono fin d’ora iniziare a somigliarle. La speranza, sorretta dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), trasforma il cuore umano in terra feconda, dove può germogliare la carità per la vita del mondo. La Tradizione della Chiesa riafferma costantemente questa circolarità fra le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. La speranza nasce dalla fede, che la alimenta e sostenta, sul fondamento della carità, che è la madre di tutte le virtù. E della carità abbiamo bisogno oggi, adesso. Non è una promessa, ma una realtà a cui guardiamo con gioia e responsabilità: ci coinvolge, orientando le nostre decisioni al bene comune. Chi manca di carità, invece, non solo manca di fede e di speranza, ma toglie speranza al suo prossimo” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 4 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

4° Leone XIV

“I poveri non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i fratelli e le sorelle più amati, perché ognuno di loro, con la sua esistenza e anche con le parole e la sapienza di cui è portatore, provoca a toccare con mano la verità del Vangelo. Perciò la Giornata Mondiale dei Poveri intende ricordare alle nostre comunità che i poveri sono al centro dell’intera opera pastorale. Non solo del suo aspetto caritativo, ma ugualmente di ciò che la Chiesa celebra e annuncia. Dio ha assunto la loro povertà per renderci ricchi attraverso le loro voci, le loro storie, i loro volti. Tutte le forme di povertà, nessuna esclusa, sono una chiamata a vivere con concretezza il Vangelo e a offrire segni efficaci di speranza” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 5 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025). 

5° Leone XIV

“Questo è l’invito che giunge dalla celebrazione del Giubileo. Non è un caso che la Giornata Mondiale dei Poveri si celebri verso la fine di quest’anno di grazia. Quando la Porta Santa sarà chiusa, dovremo custodire e trasmettere i doni divini che sono stati riversati nelle nostre mani lungo un intero anno di preghiera, conversione e testimonianza. I poveri non sono oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro: un’abitazione, il cibo adeguato per la giornata, l’accesso alle cure, un buon livello di istruzione e di informazione, la libertà religiosa e di espressione” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 6 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

6° Leone XIV

“Promuovendo il bene comune, la nostra responsabilità sociale trae fondamento dal gesto creatore di Dio, che dà a tutti i beni della terra: come questi, così anche i frutti del lavoro dell’uomo devono essere equamente accessibili. Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità. Come osserva Sant’Agostino: «Tu dai del pane a chi ha fame, ma sarebbe meglio che nessuno avesse fame, anche se in tal modo non si avrebbe nessuno cui dare. Tu offri dei vestiti a chi è nudo, ma quanto sarebbe meglio se tutti avessero i vestiti e non ci fosse questa indigenza» (Commento a 1Gv, VIII, 5)” ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 6 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

7° Leone XIV

“Auspico dunque che quest’Anno Giubilare possa incentivare lo sviluppo di politiche di contrasto alle antiche e nuove forme di povertà, oltre a nuove iniziative di sostegno e aiuto ai più poveri tra i poveri. Lavoro, istruzione, casa, salute sono le condizioni di una sicurezza che non si affermerà mai con le armi. Mi congratulo per le iniziative già esistenti e per l’impegno che viene profuso ogni giorno a livello internazionale da un gran numero di uomini e donne di buona volontà. Affidiamoci a Maria Santissima, Consolatrice degli afflitti, e con lei innalziamo un canto di speranza facendo nostre le parole del Te Deum: «In Te, Domine, speravi, non confundar in aeternum – In te, Signore, ho sperato, non sarò mai deluso», ( Leone XIV, “Messaggio per la IX Gionata mondiale dei Poveri”, 16 novembre 2025, n. 6 – Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025).

8° S. E. R. Arc. Giuseppe Mani

 “Appoggiarsi sul sicuro.  Come i discepoli si appoggiavano sulla solidità del tempio, oggi noi ci appoggiamo giustamente sulle tecniche della nostra epoca: elettroniche, spaziali, informatiche, l’onnipresenza telefonica. Per i paesi ricchi la tentazione è grande di addormentarsi confidenti sulla sicurezza dei beni materiali e la complessità dell’organizzazione sociale. Contare sulla capacità anestetizzante dei media”( www.giuseppemani.it).

9° S. E. R. Arc. Giuseppe Mani

“La fragilità è evidente: nella disparità tra ricchi e poveri, terremoti, uragani, terrorismo che fa tremare la terra intera, malattie, separazioni.  Il Vangelo ci invita a cercare solidità e il punto di appoggio che non fallisce è quello trovato nella Parola di Dio che ci illumina e ci sostiene” ( www.giuseppemani.it).

10° S. E. R. Arc. Giuseppe Mani

“Dare buona testimonianza.  Affrontare le turbolenze della storia umana e delle persecuzioni non con atteggiamento passivo. Si tratta di rendere attivamente testimonianza. Il vangelo non nasconde che queste prove potrebbero essere occasione di martirio. Sappiamo che la testimonianza più convincente non è quella delle parole, ma degli atti: gesti di pace, di tolleranza di condivisione e di perdono. San Paolo rimprovera i tessalonicesi per la smobilitazione di una attesa mal compresa. L’Eucarestia ci aiuta a tenerci svegli nell’attesa del Signore “(www. Giuseppemani.it).

11° S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi

“… il cristiano continua a sperare. La speranza non si fonda su qualcosa, ma su Qualcuno che è venuto a parlarci di salvezza pur nello scatenarsi di tante forze ostili, e che ci assicura: ‘Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto’. La nostra speranza è affidata a un Dio che ha voluto rivelarsi a noi come amore che crea e rigenera incessantemente la vita” (S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi, Immersi nella Parola. Pellegrini di Speranza55, 16 novembre 2025).

12° S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi

“Aspettiamo allora la salvezza che ci viene incontro, ma tocca a noi aiutarla a prendere forma e visibilità, ad accompagnarla con i nostri sogni, le nostre attese, il nostro amore per gli altri. Investiamo le nostre passioni migliori in ciò che è bello e giusto e, in questo Giubileo dei Poveri, guardiamoci intorno, chiediamoci come possiamo aiutare chi è povero. Trasformiamo la Parola ascoltata in carità concreta” (S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi, Immersi nella Parola. Pellegrini di Speranza,55, 16 novembre 2025).

13° Rev. Prof. Dr. Rocco D’Ambrosio

“… Gesù non propugna una lettura apocalittica dello spavento, ma una lettura teologica della storia. Lui è il Signore, ritornerà e instaurerà definitivamente il Suo Regno e lo consegnerà al Padre. E Dio sarà tutto in tutti. Se si crede in ciò si capisce e si segue l’invito: ‘non vi terrorizzate’: Perché siamo certi che prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine. Proprio perché la fine è collegata al ritorno del Cristo e non a eventi straordinari il Signore vuole preparare i suoi discepoli al suo ritorno” (www.cercasiunfine.it).

Sac. Faustin K. Mundendi