Omelia – 5ª Domenica di Pasqua (Giovanni 13,31-35)
Carissimi fratelli e sorelle,
siamo ormai nel cuore del tempo pasquale. Dopo aver celebrato la risurrezione del Signore, la liturgia ci invita oggi a entrare più a fondo nel mistero del suo amore. Il Vangelo di Giovanni ci riporta nel Cenacolo, in quel momento intenso e drammatico della Ultima Cena, subito dopo che Giuda ha lasciato la stanza per compiere il tradimento. E proprio in quel contesto, Gesù parla della glorificazione e consegna ai suoi un comandamento nuovo.
1. “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato”
Queste parole possono sorprenderci: proprio mentre il traditore esce per venderlo, Gesù parla di gloria. Non è la gloria che il mondo cerca – fatta di successo, potere o applausi – ma quella che passa attraverso la croce. La gloria di Dio si manifesta nel dono totale, nell’amore che non si tira indietro nemmeno davanti al dolore. Come lo testimoniano tutti i Cristiani impegnati nelle tantissime missioni della chiesa.
Gesù ci mostra che la vera gloria è amare fino alla fine. È questa la via della Pasqua: la morte non è la fine, ma il passaggio alla vita piena, alla gloria del Padre.
2. “Ancora per poco sono con voi”
Gesù annuncia che sta per lasciarli. È un momento di tenerezza e di commiato. Chi ama prepara chi resta, non nasconde la verità, ma offre parole di conforto. E Gesù, sapendo che il tempo stringe, lascia ai suoi ciò che conta di più: un comandamento.
3. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”
Qui è il cuore del Vangelo. Non una regola in più da seguire, ma la sintesi di tutto il cristianesimo. È “nuovo” non tanto perché mai detto prima, ma perché Gesù lo radica nel suo stesso amore:
“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi.”
Non è un amore generico o vago. È l’amore concreto, paziente, fedele, capace di perdonare, di servire, di donarsi. È l’amore della lavanda dei piedi, della cena del Signore, della croce, della risurrezione.
4. Un amore che si fa testimonianza
Gesù conclude con una frase bellissima e impegnativa:
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.”
Non dai segni esteriori, non dalle parole, ma dall’amore vissuto nella comunità, nella famiglia, nella Chiesa. Questo amore reciproco è la prima evangelizzazione: è ciò che attira, che apre i cuori, che fa dire al mondo: “Questi sono di Cristo!”. Sono al suo servizio.
Conclusione
Fratelli e sorelle, oggi Gesù ci chiede di essere riconoscibili, non per ciò che diciamo, ma per come ci amiamo. In un tempo segnato da divisioni, egoismi e indifferenza, crisi, siamo chiamati a essere segno vivente del suo amore.
Chiediamo al Signore, in questa Eucaristia, la grazia di un cuore nuovo, capace di amare come Lui ci ha amati. Solo così saremo davvero Chiesa pasquale, testimoni del Risorto nel mondo.
Amen
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