Omelia – IV Domenica di Avvento
«Ecco, viene il Signore, Re della gloria»
Siamo giunti alla soglia del Natale. La liturgia di questa IV Domenica di Avvento ci conduce nel silenzio di una casa, nel cuore di un uomo giusto, Giuseppe, della casa di Davide. Non ci sono grandi segni esteriori, ma un sogno, luogo discreto e profondo dove Dio parla e affida il compimento delle sue promesse.
Gesù nascerà da Maria, sposa vergine di Giuseppe. In lei si realizza l’antica profezia: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio». Dio entra nella storia non con la forza, ma con la fiducia, chiedendo accoglienza. Giuseppe avrebbe potuto chiudere la porta, invece apre il cuore all’opera dello Spirito Santo.
L’angelo dice a Giuseppe: «Non temere». È sempre così quando Dio chiama: chiede di non avere paura di ciò che non comprendiamo fino in fondo. Giuseppe obbedisce senza parole, diventa custode del mistero, padre secondo la Legge, annunciatore silenzioso di una salvezza che viene dall’alto.
Il nome del bambino è rivelato: Gesù, «egli infatti salverà il suo popolo dai peccati». Non viene prima di tutto a cambiare le strutture del mondo, ma il cuore dell’uomo. È questa la vera liberazione: essere salvati dal peccato, dalla paura, dalla chiusura in noi stessi.
Dio ha sempre scelto i suoi annunciatori: Abramo, Mosè, i profeti, Maria, Giuseppe. Non perché perfetti, ma perché disponibili alla grazia dello Spirito Santo. Anche oggi il Signore continua a scegliere uomini e donne per portare Cristo nel mondo, spesso nel silenzio, nei sogni, nelle scelte quotidiane.
Ed ecco il grande annuncio dell’Avvento che diventa Natale:
«Ecco, viene il Signore, Re della gloria».
Non un re secondo i criteri del mondo, ma il Dio-con-noi, l’Emmanuele, che nasce nella fragilità per renderci figli.
In questi ultimi giorni di attesa, chiediamo la grazia di Giuseppe: un cuore docile, capace di fidarsi, pronto a lasciar spazio a Dio. Così anche noi potremo accogliere il Signore che viene e lasciarci salvare, oggi, dalla sua misericordia.