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Parrocchia di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto

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domenica 17 novembre 2019
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Nasce la "Parrocchietta"
  

L'invito a frequentare la Parrocchietta

Siamo ormai nel finire del 1780 e don Aluffi è da oltre un anno seriamente ammalato e non può seguire la sua Chiesa di campagna che è gestita da un vicecurato da lui inviato. Ma anche questo viene richiamato in sede a Santa Maria in Trastevere perché il Cardinale sotto la pressione del Capitolo, non vuol privare quella popolosa parrocchia di un elemento.
A Maggio dell'81 interviene Papa Pio VI che, con un suo "breve", invita i Vescovi di Porto e di Roma a risolvere le loro controversie.
Scrive il Cardinal Colonna Vicario di Roma nel suo decreto di costituzione della Parrocchia:
“Il SS. mo Signor nostro per divina Provvidenza Papa Pio VI è venuto a sapere che i fedeli abitanti nelle vigne, nei casolari e nelle campagne site al di, fuori di Porta Portese e di Porta San Pancrazio, a causa della difficoltà di accedere alle loro chiese parrocchiali di S. Maria in Trastevere e di S. Cecilia, sono quasi del tutto privati del cibo spirituale e, ciò che è ancor più grave, per lo stesso motivo non pochi di loro, trovandosi in fin di vita, muoiono a volte senza l'aiuto dei sacramenti. Egli ha pure constatato che sono sorte innumerevoli liti tra la Chiesa Portuense e le menzionate Parrocchie del nostro Vicariato le quali con- varie controversie, intentate anche dinanzi all'Auditorio della S. Rota, fecero causa non solo nei tempi passati ma anche negli anni scorsi. Avendo costruito il Rev. Parroco di S. Maria in Trastevere la chiesa di S. Maria di Monte Carmelo e di S. Giuseppe a sue spese fuori di Porta Portese a tre miglia dalla Città nel luogo popolarmente detto Focalasino, i confini tra la predetta Chiesa Portuense e le citate parrocchie di S. Maria in Trastevere e di S. Cecilia sono rimasti sempre incerti.

Per questi motivi Sua Santità, considerata la cosa con attenzione e valutato il peso delle ragioni addotte dagli interessati, volendo ovviare ai tanti mali spirituali del suo gregge e nello stesso tempo desiderando comporre le vecchie e le nuove controversie tra la Chiesa Portuense e la detta Parrocchia fino al giorno 11 maggio del corrente anno 1781, comandò di inviare una Lettera Apostolica in forma di "Breve" all'E.mo e Rev.mo Sig. Cardinale Carlo Rezzonico Vescovo di Porto e diretta anche a Noi, nella quale si concede al predetto vescovo di Porto la facoltà di cedere la chiesa a Noi e al Nostro Vicariato e di donare quella parte della sua diocesi che egli avrà giudicato più conveniente nel Signore con lo scopo che noi erigiamo una nuova Parrocchia nello stesso luogo.
A noi poi si da la facoltà di cedere allo stesso vescovo di Porto, sotto forma di compenso, l'intera parrocchia dei Ss. Lorenzo e Urbano a Prima Porta con tutte le rendite, i diritti e tutte le altre prerogative e di togliere quella parte di vigne e di campi dalle predette Parrocchie che avremo ritenute più conveniente nel Signore per lo scopo anzidetto insieme alle altre vigne e poderi che deve cedere il Vescovo di Porto e di erigere una nuova parrocchia come più ampiamente appare dalle predette lettere originali che abbiamo ordinato di apporre alla fine di questo nostro decreto. (6)

Nel giro di pochi mesi tutto si compie: Con atto del notaio Faraglia del 18 maggio il canonico Aluffi cede la proprietà della Chiesa al Vicariato di Roma, ponendo alcune condizioni che riportiamo per nostra curiosità: Che la Chiesa sia eretta a Parrocchia; che vi sia assegnato un parroco in perpetuo, che questi risieda stabilmente nella parrocchia e che mantenga a sue spese un vicecurato; che si impegni a dire, nell'altare maggiore, una messa cantata. il 19 marzo per San Giuseppe, il 5 maggio, giorno dedicato a San Pio V, il 13 giugno a Sant'Antonio da Padova e a Luglio in onore della Madonna.
Sempre con atto notarile di Faraglia, subito dopo, l'accordo di cessione-scambio fra il Vescovo di Porto ed il Vicariato di Roma e, finalmente il 28 novembre il decreto istitutivo della nuova Parrocchia a firma del Cardinal Vicario Colonna.

"Trasferiamo e assegniamo a questa nuova Chiesa Parrocchiale di S. Maria di Monte Carmelo tutti gli abitanti e i parrocchiani dimoranti adesso e temporanemante con tutti i diritti, i privilegi, le facoltà, le prerogative, le preminenze, i favori, le concessioni e gli indulti che per diritto, per consuetudine e in qualunque altro modo le Chiese Parrocchiali di Roma e i rispettivi Curati usano, fruiscono, posseggono e godono, e possono al presente o potranno in futuro usare, fruire, possedere e godere. E viceversa con tutti gli oneri parrocchiali dai quali sono tenuti e obbligati queste Chiese Parrocchiali e i loro Curati verso i propri Parrocchiani, in modo tale che i borghigiani, i contadini e gli altri fedeli che abitano negli stessi luoghi siano tenuti a riconoscere come Curato perpetuo e proprio Pastore e possano da lui ricevere i sacramenti il Parroco o Rettore di S. Maria di Monte Carmelo che deve essere eletto, approvato e insediato da Noi e dai Cardinali Vicari `pro tempore"; nostri successori." (6)

(5) Memoriale Aluffi (Decreti 1781, parte II, pag. 323).
(6) Decreto del Cardinal Colonna (Decreti 1781, parte II).

 

Il Parroco della Chiesa di S. Maria di Monte Carmelo e i suoi successori "pro tempore" debbono assolutamente avere un sacerdote coadiutore nell'esercizio della cura delle anime, o, come si dice, un Vice Parroco. Nello stesso tempo ordiniamo loro di celebrare cinque messe all'anno in perpetuo nei seguenti giorni festivi, cioè di S. Maria di Monte Carmelo, di S. Giuseppe e di S. Antonio di Padova sull'altare maggiore, di S. Antonio Abbate sull'altare proprio e il cinque maggio, o in un altro giorno immediatamente successivo non impedito, sono tenuti a cantare la messa da Requie sull'altare privilegiato secondo l'intenzione del prelodato Rev. D. Aluffi."

Alla parrocchia vengono assegnati confini molto ampi, che si allargheranno di più nel 1825 con la soppressione della parrocchia di Santa Cecilia.
La piccola Chiesa del canonico Aluffi rimarrà Chiesa parrocchiale fino al 1853, quando, per esigenze di spazio, sarà costruita a pochi metri di distanza una nuova Chiesa e poi, sempre per l'aumentare della popolazione, si dovrà costruirne una terza: l'attuale chiesa parrocchiale.
Se la chiesetta era ben lungi dal gareggiare in arte e dimensioni con le altre parrocchie urbane, non era ad esse inferiore per l'estensione del suo territorio. Fino a pochi anni fa, partendo da Porta Portuense confinava con le parrocchie di S. Maria in Trastevere e S. Salvatore della Corte: il Tevere la divideva dalle parrocchie di S. Paolo e di S. Maria della Provvidenza; a destra giungeva a Via Aurelia Antica, confinando con la parrocchia di S. Maria delle Fornaci e poi, continuando oltre la Maglianella, si congiungeva al Ponte Galera, dividendosi dalla diocesi di Porto e S. Rufina. Complessivamente un circuito di 70 miglia.
La popolazione che all'inizio del 1800 non raggiungeva le 2000 anime, verso la fine di quel secolo era già di 9000.
 

Nella Chiesetta la vita era molto modesta. Verso i primi dell'ottocento il parroco don Esteve, scrivendo al Vicario, supplicava un suo interessamento per migliorare il tenore di vita, a suo giudizio diventato "impossibile". Così scriveva "...l'abitazione dove risiedo è stata sempre dormitorio dell'eremita. Vien necessitato dormire in una stanza lunga palmi 123 e larga palmi 72 (metri 2.80 x 1.80 circa). Il vice Parroco dorme in una stanza simile in soffitta e il chierico nella cucina.
Dette stanze per la loro ristretta vicinanza al tetto, entrato che sia il mese di maggio, non vi si puole più dormire per il troppo caldo, come anche nell'inverno per il troppo freddo.
Detta abitazione sta unita alla Chiesa dimodoché nell'estate si soffre il fetore delle sepolture..."

Al momento della erezione la Parrocchia si affidava a sacerdoti secolari; ma trascorso appena un decennio, con rescritto di Pio VI del 26 marzo 1793, la cura di essa passava ai PP. Recolletti della Provincia di Valenza, ché avevano un convento anche qui a Roma, in Trastevere, ai SS. Martiri. Il ministero di codesti Padri durò solo 10 anni. Mentre con facilità s'intuiscono le ragioni che mossero il Papa a consegnare la parrocchia a quei religiosi, permangono tutt'ora oscure le altre che mossero questi a rinunziarla.
La Parrocchia non possedeva solo la Chiesa per il servizio religioso, ma aveva sotto di sé alcuni oratori dislocati tra il Trullo, la Magliana, Ponte Galeria, S. Maria Nuova, la Maglianella, Bravetta, Silvestri, Casaletto, Corviale, Portuense.
 

Ultimo aggiornamento ( domenica 17 febbraio 2008 )
 

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