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Parrocchia di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto

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domenica 17 novembre 2019
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L'iniziativa di Don Aluffi

Di questo Vicario dovremo parlare un po', perché grazie alla sua intraprendenza e generosità nasce la nostra "Parrocchietta" ed anche perché, attraverso le sue vicissitudini, possiamo farci una migliore idea di quei tempi.
Giuseppe Aluffi non è romano, ma nasce da una famiglia, sicuramente benestante di Pavia. Per i romani, facenti parte dello Stato Pontifi¬cio, Pavia è uno Stato straniero.
Non si sa quando giunse a Roma, ma sappiamo che arriva nella Basilica di S. Maria in Trastevere come vicario del Cardinal Panfili titolare, nel 1762. In quell'epoca la Basilica era di fatto, governata da due curati immersi in continue beghe di rivalità e in grosse difficoltà economiche perché Papa S. Pio V ne aveva sospeso le congrue.
Si fece subito notare per la sua intraprendenza risolvendo il problema delle congrue e riorganiz¬zando, con risparmi, la gestione della curia della Basilica: un solo curato con due vicecurati e quattro preti confessori. Nel 1770 il Cardinale Panfili lo chiama e gli confida il suo profondo rammarico per la situazione della campagna, abbandonata a se stessa senza assistenza religiosa e gli racco¬manda vivamente di fare suo il problema.
Aluffi prese di petto la questione. Da un documento dell'epoca:

"... quei poveri vignajoli e campagnoli che abitando distanti non avevano mai l'assistenza religiosa. Aluffi stesso se ne rese conto. Non trovando casa in vicinanza di qualche Cappella, dove stanziare un vicecurato, si fece trasmettere dalla Patria denaro con cui comprò fuori porta San Pancrazio una vigna con Casa
e Cappella distante tre miglia dalla città (verso Bravetta), qual sito dopo il corso di qualche tempo conoscendo a ciò non adatto, si rivolse col pensiero fuori Porta Portese dove, investigando un sito arioso, gli successe di comprare una vigna distante dalla città tre miglia e un terzo nella quale fece, per l'affetto suo, erigere una Chiesa che, per privata, non v'è l'uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi
e di tutto il bisognevole, spesa che gli costò da 5000 e più scudi, spesa che incommodata avrebbe qualche persona di riguardo e facolto¬sa, spesa insomma che sospender doveva tanti li gran disastri cui egli soggiacque, ma che ad
onta di tante persecuzioni, volle animamente sostenere, facendosi dalla Patria continuamente pervenir denaro... "(2)


 

Ma l'iniziativa fece esplodere invidie, preoccupazioni, gelosie e mal gliene venne al povero Vicario Aluffi "... l'opere pie soggiacciono per l'ordinario a ben fieri contrasti. Ben li provò il curato Aluffi, il quale dal principio che pose mano alla di lui Chiesa al presente affascinato, si avvide da una folla di guai, liti, dispendi malattie ed amarezze che non gli permisero un giorno tranquillo e che più di una volta lo ridussero in fin di vita..."

La prima Chiesa è stata comunque eretta, ma non è stato raggiunto l'obiettivo perché 14 mesi dopo il religioso colà stanziato viene ritirato con gran danno dei campagnoli che prendono carta e penna e scrivono all'Eminentissi¬mo e Reverendissimo Principe Cardinal Panfili, titolare di Santa Maria in Trastevere:

"Eminentissimo Principe:
i sottoscritti vignaiuoli, a nome degli altri abitanti, precisamente fuori di Porta Portese al Casaletto, Bravetta e Fogalasino, ripieni di rispetto e venerazione presentiamo con la profonda umiltà ai piedi dell'E. V con questo memoriale le nostre più giuste lagnanze.
Dal tempo della felice memoria di P.S. Clemente XIV eravamo intenzionati di rappre¬sentare al Santo Padre la necessità di una Chiesa Parrocchiale in questa vasta campagna per l'assistenza delle anime nostre e molto più eravamo risoluti di farlo in occasione di molte persone morte senza Sacramenti. Ma fu sospesa la nostra deliberazione alla vista dell'impresa fatta dal reverendo curato di Santa Maria in Trastevere il quale, mosso dalle nostre premure si accinse a fare edificare una Chiesa a sue spese, promettendoci che ivi avrebbe procurato di far stabilire un sotto-curato fisso per accorrere ai bisogni della campagna e per esser pronto ad assistere l'anime nostre. La Chiesa infatti fu edificata, fu benedetta ed è stata fin qui officiata con molto concorso di gente. Ciò ha calmate le nostre premure trovando ivi il commodo di pascere l'anime nostre per mezzo di Sacramenti, della parola di Iddio ed altre funzioni di cui per l'adietro fummo totalmente digiuni. E l'assistenza del suddetto curato, che anche in tempi piovosi e cattivi non ci mancava venendo egli o mandando altri sacerdoti e facendo spese per assisterci, ci ha fin qui moltissimo consolati. Ora però che vediamo cambiata la scena, e che ci venne intimato in pubblica Chiesa che noi si provvediamo per l'avvenire mentre il curato, non solo non è in caso di attendere la promessa di stabilirvi un vicecurato, ma ne pure di venirci mai più esso o di mandarci a sue spese altri sacerdoti. Venendo ciò confermato dallo spoglio fatto dal medesimo di alcune pianete di broccato, ostensorio, calice d'argento ed altre suppellettili di cui avevamo ben corredato la Sagrestia.
Ci troviamo nella primiera triste situazione, e d'obbligo di ricorrere a chi comanda per sapere il motivo di tale abbandono, qual sia il nostro fallo contro il curato o quale abuso abbiamo fatto del beneficio che amorosamente ci ha fin qui compatito" ...... (3)

(2) Memoriale Aluffi (Decreti 1781, Parte II, pag. 323).
(3) Lettera dei vignajoli al Cardinal Vicario (Decreti 1781, Parte II, pag. 387).

  

La chiesetta di Don Aluffi

Si fa strada l'idea di erigere una parrocchia

Alla prima petizione ne segue una seconda che insiste nella richiesta di un sacerdote fisso, e intanto comincia a crescere l'idea di trasformare in parrocchia questa piccola Chiesa, avamposto della vasta campagna del Portuense.
Ma l'ipotesi di erigere la nuova parrocchia, che avrebbe come conseguenza l'incorporamento dei terreni assegnati alla parrocchia di Santa Maria in Trastevere e di Santa Cecilia, suscita forti preoccupazioni che si sommano ai mugugni e alle invidie che già circolavano fino ad esplodere in una aperta opposizione espressa con petizioni inviate al Vicariato di Roma.
Dall'arciconfraternita del SS. Sacramento di Santa Cecilia parte così il 19 ottobre 1777, un esposto avverso l'erezione della nuova parrocchia:


... L'erezione della nuova parrocchia" - si dice nell'esposto - "... che si propone di fare fuori porta Portese mediante dismembrazione di alcuni casali e parecchie vigne soggette alle due cure di Santa Maria e di Santa Cecilia a termine delle celebre decretate di Alessandro III, non doversi effettuare per le seguenti considerazioni di fatto e di ragione... (4)

E l'elenco delle ragioni comincia con l'osservazione che parte di quel territorio non è di competenza del Vicariato, ma del vescovo di Porto il quale "... potrebbe por fine alla sua tolleranza e richiamare alla sua giurisdizione quei parrocchiani..." e prosegue:

- che la Curia parrocchiale di Santa Cecilia è assai povera perché ha solo 1600 anime e tutte molto indigenti. L'unica ricchezza sono le vigne che gli verrebbero tolte.
- che quel territorio del Casaletto è poco abitato "... fuori alcuni mesi dell'anno pochissime persone rimangono ad abitare per motivo dell'aria pessima e della mancanza di lavori di campagna..."
- "... laddove per la parrocchia si tolgano da Santa Cecilia 80 vigne non resteranno ad essa che una ventina di vigne e forse meno..."
"... si aggiunga che la nuova parrocchia sarà a vignajoli di niuna affatto utilità, mentre altre che in larga parte delle vigne è più lontana dalla nuova Chiesa che da Santa Cecilia e il nuovo curato nell'estate non potrà risiedere a motivo dell'aria pessima..."

 

E continuano le osservazioni e le contestazioni alle esigenze espresse da vignajoli "... imperoché la pretesa mancanza della istruzione e dei rudimenti di fede alla tenera età, non nasce certamente dalla distanza della Chiesa parrocchiale, ma bensì dalla colpa dei propri genitori e parenti i quali negligenano di mandare i loro figli al catechismo... "(4)

Anche nella parrocchia di Santa Maria in Trastevere serpeggia la rivolta. Si riunisce il Capitolo e viene redatto un esposto contro il curato Aluffi con accuse incredibili sul piano personale ma anche accuse di non occuparsi della sua Basilica e di distrarre i preti dalle cure della parrocchia occupandoli a custodire la "sua Chiesa" di campagna.
Il Capitolo allega al suo esposto una lettera di alcuni vignajuoli che affermano di non voler quella parrocchia, perché per loro è più agevole andare a Trastevere che non in quella Chiesa campagnola a causa delle cattive strade.
 

  

"Il Memoriale" a favore di Don Aluffi

(4) Esposto Arciconfraternita del SS. Sacramento S. Cecilia (Decreti 1781, parte II, pag. 345).

 

Ma c'è anche chi difende il curato e afferma:

"... tosto che fu proposta l'erezione della nuova Parrocchia, il Capitolo spedì tre o quattro soggetti per le vigne, quali con foglio già da esso formato (va da cui fecero il segno di
croce di tanti abitanti che nulla sapevano), spaventando li vignajoli con dire che sarebbero stati tassati per il congruo mantenimento e con loro rappresentare esser cosa indecorosa il segregarsi da una Basilica della città in cui riposavano le ossa dei loro maggiori per unirsi ad una Chiesa rurale.....(5)
Sempre a causa di queste controversie viene spedita sul posto una delegazione per verificare se questa Chiesa era nei territori del Vescovo di Porto: " ... Finché sorse una controversia con il Vescovo di Porto sui confini della Diocesi. Per questa controversia furono inviati sul posto riguardevoli personaggi che constatarono che "troppo necessaria era ivi l'erezione di una nuova parrocchia.
La qual cosa, comunicata ai porporati, fu da loro medesimi con gran giubilo approvata, come unico mezzo per sedare le loro controversie e come vero rimedio per accorrere ali bisogni spirituali di quella campagna..."

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 17 febbraio 2008 )
 

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